Crisi nel Golfo: l’Italia sull’orlo del razionamento energetico? Intervista a Demostenes Floros
Storia in diretta, 10 aprile 2026
Intervista a Demostenes Floros
La chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz sta innescando lo shock petrolifero più grave dai tempi degli anni ’70. Intervistato da Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico, Demostenes Floros, docente di geopolitica e responsabile energia del Centro Europa Ricerche, delinea uno scenario possibile per il nostro paese.
Nel Golfo Persico transitano 20 milioni di barili di greggio al giorno – un quinto della produzione mondiale – più 115 miliardi di metri cubi annui di gas naturale liquefatto (GNL), il 25% dell’export globale. Qatar ed Emirati dominano, con oleodotti emirati che bypassano parzialmente lo stretto.
Gli attacchi mirati su Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Iraq e Qatar hanno già tagliato 7,5 milioni di barili giornalieri a marzo, saliti a 9,1 milioni nei primi giorni di aprile. I prezzi riflettono il caos. Il Brent “dated” (mercato fisico) quota 140-150 dollari al barile per diesel e jet fuel; i future più bassi segnalano recessione imminente e stagflazione, eco dello shock del ’73.
L’Italia, con dipendenza energetica esterna al 75-80% (media UE 60%) e paniere diviso tra petrolio e gas, è vulnerabile. I carichi GNL di marzo erano usciti dallo stretto prima del conflitto (28 febbraio), garantendo un respiro temporaneo. Ma l’orizzonte è cupo. "Senza negoziati rapidi (Iran-USA in Pakistan?), il 2026 segnerà razionamento o riapertura a Mosca". “Peggio dell’austerity”, conclude Floros, perché accelera la deindustrializzazione europea in un mondo manifatturiero spostato in Asia...
Buona visione.

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