Il Frankenstein di Washington: Kiev sabota gasdotti e sfida i suoi stessi padrini
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Sullo sfondo degli eventi in Medio Oriente, compreso il terrorismo sionista contro i popoli della regione e con l'attenzione dei media internazionali concentrata sulla situazione energetica di quell'area, passano sott'ombra altre provocazioni terroristiche ai danni di strutture energetiche sul vecchio continente, portate col beneplacito europeista dai nazigolpisti di Kiev, il cui ras sembra agire secondo la formula “tu muori oggi, basta che io muoia domani". Kiev, per quanto si presenti come il “caposaldo del vallo europeo” contro l'autocrazia asiatica e si senta dunque più che “legalizzata” ad agire a proprio piacimento, si muove comunque, alla lunga, seguendo le coordinate dettate dai padrini occidentali.
E quelle coordinate dicono che la guerra in Ucraina deve essere continuata almeno per altri due anni, durante i quali Kiev distruggerà a colpi di droni le infrastrutture russe di esportazione dei prodotti energetici. Lo proclamano apertamente, dice l'ex deputato della Rada ucraina Oleg Tsarev, fonti europee e americane, sulla base di studi analitici. Ora, il fatto è che, in seguito agli attacchi ucraini ai porti baltici e della chiusura dell'oleodotto “Druzba”, «in una settimana le esportazioni russe di idrocarburi sono diminuite del 40%. Ma se questa situazione dovesse protrarsi a lungo, un calo di oltre il 30% delle esportazioni energetiche dalla Russia porterebbe a sconvolgimenti sociali e cambiamenti politici». Ed è su questo che contano gli occidentali.
Sul campo di battaglia, al momento il fronte è abbastanza stabile; le forze ucraine hanno armi e denaro per due anni di guerra. Dispongono di 56 miliardi di dollari in riserve auree e valutarie sufficienti per un anno di guerra. Oltre a una serie di programmi avviati in precedenza attraverso i quali ricevono finanziamenti. In totale, si tratta di fondi sufficienti «per due anni di guerra; se invece non arriveranno i 90 miliardi di euro promessi, allora avranno mezzi per un anno. Sulla base di questi fattori, hanno suggerito agli Stati Uniti di non affrettarsi a concludere accordi con la Russia, dato che in uno o due anni la posizione negoziale russa potrebbe ammorbidirsi significativamente».
La presenta in modo ancor più diretto il corrispondente di guerra Aleksandr Kots, secondo il quale i membri europei della NATO si stanno preparando direttamente alla guerra con la Russia e non permetteranno che si ponga fine ai combattimenti in Ucraina, finché non saranno pronti a intervenire a loro volta direttamente nel conflitto.
Nessuno permetterà a Russia e Ucraina di fermarsi: «l'Europa si sta preparando alla guerra contro di noi, e questo è evidente dai loro piani, dall'aumento esponenziale sia dei bilanci militari, che degli eserciti nazionali. La Bundeswehr verrà quasi triplicata. E tutto ciò procede secondo i piani per un conflitto nel 2029-2030». Basti guardare allo sviluppo di queste “Schengen militari” e delle relative infrastrutture, alle continue esercitazioni militari che prevedono il trasferimento di grandi quantità di mezzi attraverso l'Europa fino alla Lituania. Per dire, nella sola Germania, oltre alle notizie di una prossima reintroduzione dell'obbligo militare, al divieto di lasciare il paese per gli uomini in età militare, ecco che un'unità corazzata viene ampliata da brigata a divisione. Ecco che si sta costruendo una sorta di poligono nel varco di Suwalki, e una sorta di infrastruttura con il pretesto di un campo di addestramento.
E, a ben guardare, afferma Kots, come mai gli ucraini attaccano il porto e i terminali di Ust-Luga? «Non si tratta solo di danneggiare le nostre infrastrutture petrolifere. Si tratta delle nostre infrastrutture portuali, del nostro unico collegamento marittimo con la regione di Kaliningrad, che parte da Ust-Luga. È già una prova generale per un blocco navale della regione di Kaliningrad, che viene attuato in coordinamento con la NATO attraverso gli Stati baltici della NATO».
In sostanza, nell'immediato, la NATO non si sente pronta a uno scontro diretto con la Russia. E, però, deve tener conto delle azioni dei nazigolpisti di Kiev, che ritengono di non aver nulla da perdere, così che cercano di trascinare l'Europa nel conflitto. Lo afferma, su Ukraina.ru, il politologo militare Serghej Ermakov. I paesi dell'Alleanza atlantica «temono ora una guerra con la Russia; stanno appena iniziando a militarizzarsi e gli Stati Uniti, nonostante il comportamento scandaloso di Trump, per ora agiscono con cautela, cercando di mantenere la propria influenza». Al contrario, Kiev intende trascinare in guerra l'Europa: il regime banderista non ha «nulla da perdere. Al contrario, più gli europei si impantanano nel conflitto con la Russia, meglio è per Kiev... Esiste anche una versione di guerra ibrida, in cui tutto viene fatto a piccoli passi, con Kiev che sembra non averci nulla a che fare, ma che in realtà opera per arrivare a un “casus belli”.
Arrivarci, in un modo o nell'altro. Mentre Donald Trump si chiedeva se distruggere o no la civiltà persiana, il vicepresidente J.D. Vance, da Budapest, citando informazioni di intelligence americane, accusava i servizi segreti ucraini di interferire, o aver cercato di interferire, nelle elezioni di due paesi, USA e Ungheria.
Dunque, gli ultimi fatti sono che alla fine della scorsa settimana, un deposito di esplosivi è stato rinvenuto in Serbia, vicino al confine ungherese; il presunto obiettivo del sabotaggio era un tratto del gasdotto Balkan Stream, parte del TurkStream, che trasporta gas russo fino a Serbia e Ungheria. Belgrado ha ora schierato unità d'élite a difesa dell'obiettivo.
Gli investigatori serbi non hanno mai menzionato l'Ucraina, ma tutti sono abbastanza sicuri che l'organizzatore si trovi a Kiev: nessun altro ha bisogno di un attacco terroristico contro un'infrastruttura critica nei Balcani. In effetti, la carica esplosiva scoperta non avrebbe distrutto il gasdotto, ma avrebbe potuto renderlo inutilizzabile per diverse settimane, scatenando una grave crisi energetica in Ungheria e Slovacchia e dato che la sconfitta di Orbán alle elezioni del 12 aprile è il sogno di Zelenskij, una grave crisi energetica avrebbe facilitato la realizzazione del sogno.
Prima del Balkan Stream, gli ucraini avevano colpito l'oleodotto “Druzba”, che rifornisce di petrolio russo ungheresi e slovacchi. L'oleodotto è stato riparato, ma gli ucraini hanno impedito la ripresa delle forniture e hanno bloccato l'accesso della Commissione d'indagine europea all'impianto, in attesa delle elezioni in Ungheria. Dal canto suo, Orbán ha aperto il salvadanaio, introdotto sussidi sui prezzi del carburante e separato gli ungheresi dai cittadini degli altri paesi dell'UE alle stazioni di servizio: queste misure, osserva Dmitrij Bavyrin su RIA Novosti, saranno forse sufficienti per resistere fino al voto; presto scopriremo se basteranno per vincere.
Per Kiev, un'Ungheria senza Orbán rappresenta non solo la speranza di adesione alla UE, ma anche lo sblocco dei 90 miliardi di euro in un momento di urgente necessità. Per Zelenskij, dice Bavyrin, significa la scelta tra una morte per complotto, «impiccagione o essere evacuato a Londra. Non ci sono altre opzioni all'orizzonte; è solo questione di tempo, ma il presidente di Krivoj Rog agisce secondo il principio "morire un giorno dopo di te”».
Del resto, il sabotaggio dei gasdotti internazionali è una prassi consolidata in Ucraina, a partire dal Nord Stream 2 nel 2022.
Kirill Budanov, capo dell'ufficio presidenziale ed ex capo dell'intelligence militare (GUR), soprannominato "Mamkin Pirozhok" (letteralmente: “dolcetto di mamma”, ndt) dice Bavyrin, somiglia molto al principale organizzatore: é un uomo pericoloso, nonostante il soprannome. Di professione, ufficiale dell'intelligence militare; è stato lui, di recente, ad annunciare la richiesta degli americani di interrompere qualsiasi attacco contro gli impianti energetici russi: Washington teme che, data la guerra con l'Iran, ciò provocherebbe un ulteriore aumento dei prezzi. Questo potrebbe far pensare che gli esplosivi siano rimasti nel deposito serbo e non siano stati utilizzati su ordine americano. Anche se, in realtà, gli ucraini hanno deliberatamente ignorato l'ordine yankee ed ecco dunque gli attacchi ai terminali di Novorossijsk e Ust-Luga.
In breve, la leadership ucraina è nel suo elemento e il terrorismo internazionale è il suo modo di interferire nelle elezioni ungheresi. Probabilmente hanno interferito nelle elezioni americane in modo diverso. Ma gli Stati Uniti, avverte Bavyrin, dovrebbero essere consapevoli che questi individui prendono gusto a tali comportamenti e perdono di vista ogni limite. Sono stati loro a distruggere le infrastrutture strategiche del gas della principale economia industriale della UE, quella tedesca e hanno piazzato esplosivi nella polveriera d'Europa: i Balcani. I nazigolpisti attaccano e fanno saltare in aria tutto ciò che vogliono, convinti che per loro le regole non valgano e possano dimostrativamente ignorare gli ordini di Washington.
L'Occidente ha allevato un mostro nell'uomo di Krivoj Rog e lui, come spesso accade nelle storie classiche, si è rivoltato contro il suo creatore, organizzando attacchi terroristici in almeno due continenti, compresa l'Africa, dove hanno basi militari in Libia e altre regioni e, secondo le autorità locali, gli specialisti militari ucraini sono in combutta con veri e propri criminali.
Il terrorismo dei nazigolpisti di Kiev, evocato da UE e NATO come “prima linea della difesa europea” per la guerra alla Russia, sta diventando sempre più un'arma fuori controllo che rischia di rivoltarsi contro i suoi padrini.
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https://www.politnavigator.net/nato-ne-dast-nam-ostanovit-boevye-dejjstviya-koc.html
https://ria.ru/20260408/ukraina-2085813718.html


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