Bisignani: "L'omicidio Regeni architettato per colpire Renzi e l'aziende italiane"
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"Il ricercatore Giulio Regeni non era una spia e non si occupava di petrolio ma è stato torturato e ucciso come segnale per colpire Matteo Renzi e l'Eni, considerati troppo attivi nel nuovo corso egiziano". Lo scrive Luigi Bisignani nel suo ultimo articolo su il Tempo.
Al Sisi per l' Italia di Renzi è divenuto, per le nostre aziende e come interlocutore politico, quello che l' ultimo Gheddafi era per Berlusconi. "L' Eni, infatti, ha recentemente scoperto in Egitto il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo e ulteriori sviluppi stavano per essere comunicati ufficialmente prima dell' uccisione del ragazzo".
Al Sisi per l' Italia di Renzi è divenuto, per le nostre aziende e come interlocutore politico, quello che l' ultimo Gheddafi era per Berlusconi. "L' Eni, infatti, ha recentemente scoperto in Egitto il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo e ulteriori sviluppi stavano per essere comunicati ufficialmente prima dell' uccisione del ragazzo".
Dopo aver sottolineato come il caso Regeni soa seguito con molta attenzione dal MI6, "forse perché «attenzionato» a sua insaputa", Bisignani scrive come "l'impressione che sta prendendo sempre più corpo è che settori fuori controllo del Mukhabarat, il servizio egiziano che fa capo al Ministero dell' Interno e si contrappone a quello militare da cui proviene il generale Al Sisi, vedano di mal occhio la rafforzata amicizia tra Italia ed Egitto, perché sta relegando in secondo piano altri partner storici come Francia e Turchia, quest' ultima vicina ai Fratelli Musulmani feroci oppositori di Al Sisi".
E conclude: "Bene fa Renzi, quindi, a usare massima cautela nella vicenda".

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