Caso Lamolinara, i sequestratori avevano ricevuto parte di un riscatto

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Caso Lamolinara, i sequestratori avevano ricevuto parte di un riscatto

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Nel giorno in cui si sono svolti a Gattinara, suo paese d’origine, i funerali di  Franco Lamolinara, l’ingegnere italiano che lavorava per un ditta italiana in Nigeria, ucciso durante un fallito tentativo di salvataggio delle forze speciali britanniche e nigeriane mentre era sequestrato dal gruppo islamico Boko Haram, non si può parlare di crisi diplomatica tra Londra e Roma. Tuttavia la situazione appare molto intricata non meno che quella che vede coinvolti i due marò italiani in India. Il Governo Italiano dice che non fosse stato averttito del semaforo verde dato da Downing Street  per compiere il raid poi andato male delle truppe d’elite della marina inglese insieme a quelle nigeriane per liberare Lamolinara insieme a Chris Mcmanus, cittadino britannico. 

Londra parla di malafede degli italiani perché i servizi segreti italiani erano a conoscenza dell’intenzione d’intervenire da parte britannica. E che anche il Ministro della Difesa Di Paola sapesse che truppe speciali inglesi erano state portate sul posto per compiere l’operazione di salvataggio. Tuttavia ora sembra che fosse stato pagato parte di un riscatto chiesto dai rapitori e allora è facile chiedersi il perché è comunque avvenuto il bliz degli SBS (Special Boat Squadron) britannici e nigeriani. Dalle parole di una donna nigeriana, moglie del custode del compound, anch’egli rimasto ucciso nel fallito attacco, si apprende che durante il raid i due ostaggi sarebbe stati prelevati portati in una latrina e uccisi a freddo dai loro carnefici. Molte rimangono quindi le risposte ed i quesiti insoluti a cui le indagini e soprattutto l’azione diplomatica tra i paesi coinvolti dovranno sciogliere. 

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