Che fine ha fatto la democrazia?
di Giuseppe Giannini
Ci sono eventi che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno praticamente svuotato il concetto di democrazia. Insieme ad essa è venuta meno l'immagine dello Stato di diritto. Vi è stata una accelerazione repressiva ed è avvenuta all'interno dei Paesi occidentali, simboli per tanto tempo del libero esercizio del pensiero critico. Non dimentichiamo come già in passato i governi delle democrazie borghesi, negli USA ed in Europa, abbiano usato la forza (delle restrizioni dei provvedimenti, dei reati inventati ad hoc, dei manganelli) contro ogni forma di dissenso, però un'opinione pubblica informata, il mondo dei media con meno padroni, uniti ad un sano conflitto sociale, sono riusciti a frenare le mire assolutistiche. E la forma, rappresentata dalla separazione e non ingerenza dei poteri, era anche garanzia di sostanza democratica per i sudditi.
Tuttavia, gli accadimenti successivi al superamento del mondo diviso in blocchi, inteso come sfera di influenza e possibilità di ipotetiche alternative, sono stati quelli che c'hanno traghettato verso assetti sempre più autoritari. Il carrierismo politico ha inventato sulla scena personaggi che, in contesti virtuosi, non sarebbero stati nemmeno capaci di fare gli amministratori di condominio. Oltre alle incompetenze si sono venuti a sommare, in capo ad essi, altri disvalori: la disonestà; la tendenza a commettere reati e supportare le élite economiche; fino alla sprezzante volgarità, che si tramuta in ostilità verso i sottoposti ed il mondo esterno che diventa il nemico. Si tratta solo di scegliere, di volta in volta, lo Stato da conquistare o a cui dichiarare guerra. E, per arrivare a centralizzare tale forza, che è potenza politico-militare, economica, e di condizionamento degli anticorpi (gli organi della giustizia e della comunicazione), c'è bisogno della complicità colpevole di chi dovrebbe salvaguardare la molteplicità delle opinioni.
La corruzione morale diventa modello da seguire a scapito della tenuta del corpo sociale. La democratura è un dato acquisito. Le pseudoriforme all'interno dei singoli Paesi, con gli attacchi al potere giudiziario al fine di sottoporlo al controllo degli esecutivi, la gestione delle emergenze dichiarate e mai finite, le guerre per il profitto di pochi, che stanno destabilizzando i continenti.
Questa degenerazione parte, appunto, da lontano, e ridottasi ad affrontare relazioni fra dissimili non si cura nemmeno più di salvare l’apparenza formale delle stesse istituzioni che, seppur calate dall’alto, hanno perso la loro autorevolezza. Sempre più distanti vengono utilizzate come strumento di e per l’autoritarismo. I protagonisti ultimi dell'arretramento dei regimi democratici hanno le sembianze di Trump e Meloni, ma nemmeno gli altri – la Germania, la Francia, l'Inghilterra, la UE – scherzano. Corsi e ricorsi storici. Gli europei sono sempre stati colonizzatori, ma oggi i loro governi sono ridotti al ruolo di spettatori-operatori dei diktat altrui. C'è un sottobosco costituito dai grossi potentati economici - lobby, multinazionali, ambienti occulti dei settori militari e religiosi ecc. - che è onnipresente e fa pressione sulle scelte dei governi, suggerendo le priorità delle politiche mondiali. E poi ci sono le schegge impazzite, integrate a pieno titolo all'interno di tale sistema decisionale, ma che esercitano, apparentemente, un ruolo diverso, perchè poste al vertice delle istituzioni. Trump è uno di questi, la cui inaffidabilità per i poteri che contano diventa causa di destabilizzazione. Sembra voler agire da solo. Le sue dichiarazioni, smentite il giorno successivo, rappresentano tutte le contraddizioni insite nel personaggio, che più del prestigio americano, pone se stesso al centro dell'attenzione.
Il sovrano-despota ha dichiarato guerra al mondo intero. Dopo il Venezuela e l'affare Groenlandia, le minacce a Cuba, ed i dazi come forma di ritorsione cosa aspettarsi ancora? E l'Europa cosa fa? Considera legittimo tutto ciò? Mentre chi utilizza parole di distensione e dialogo come la Cina, in particolare sul conflitto russo-ucraino, rimane emarginata e viene accusata di colpe implicite. Ci troviamo in un periodo storico delicato, tra crisi economiche, sanitarie, ambientali e guerre globali. E' giunto il momento di alzare la voce. Ne va della credibilità delle istituzioni del Vecchio Continente. Riguarda il futuro degli Stati e di come verranno percepiti dai cittadini. Ad oggi tutto scorre e viene accettato come se niente fosse. Non basta il doppiopesismo occidentale sulle sanzioni e gli interventismi.
Bisogna difendere la democrazia. D'altro canto se la scena politica è appannaggio di agitatori per professione più di qualche responsabilità è da attribuire a chi in questi decenni ha abdicato dal farsi portavoce delle istanze di classe. In particolar modo gli eredi della tradizione della sinistra, che hanno svenduto tutto un patrimonio culturale e sociale, e che hanno deciso di trovare stabilità accanto ai partiti moderati e liberali. Quanti tecnocrati austeritari hanno reclamato meno democrazia in questi anni, suggerendo di rimuovere i residui di sociale presenti nelle Costituzioni? Insieme hanno sottoscritto le guerre dell'imperialismo americano, i trattati economici delle diseguaglianze, gli scempi a danno dell'ambiente. Ancora non appagati dal servilismo europeo gli americani ora pretendono di più. Il demagogo dal ciuffo colorato vuole tutto ed è disposto ad accontentare gli amici. Così, Israele continuerà il genocidio e le petromonarchie arabe i loro affari sporchi di sangue. Non va meglio all'interno dei singoli Paesi.
La caccia ai migranti negli USA istituzionalizza il razzismo. Chi protesta contro le guerre, per questioni ecologiche e sociali viene perseguitato è viene trattato alla pari di un terrorista. L'Europa ritrova unità solo nella repressione e nella censura. La solidarietà e le iniziative verso i palestinesi diventano sempre più difficili. Intercettazioni, profilazione di post e contenuti, accuse gravi ma da provare limitano le libertà su mandato di Israele. Antisionismo e antisemitismo sono accomunati. Fino alla pericolosa circolare inviata alle scuole dal ministro Valditara, con lo scopo di schedare gli studenti palestinesi. La tecnologia diventa lo strumento dei nuovi dispotismi. L'Europa della rivoluzione francese, dell'Illuminismo e della separazione dei poteri è un lontano ricordo. Il mondo di una volta non esiste più.
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


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