Cisgiordania: decenni di insediamenti, controllo ed espansione

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Cisgiordania: decenni di insediamenti, controllo ed espansione

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L'espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania non rappresenta, secondo numerosi osservatori, una dinamica episodica, ma il risultato di una strategia sviluppatasi nel corso di decenni. Dall'occupazione militare del 1967 fino alle più recenti iniziative del governo guidato dal genocida Benjamin Netanyahu, il controllo del territorio si è progressivamente consolidato attraverso la costruzione di colonie, misure amministrative e un'estesa rete infrastrutturale che ha modificato profondamente la geografia della Cisgiordania.

Un ruolo centrale in questa fase è attribuito al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, promotore dell'estensione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania e del trasferimento di competenze amministrative dagli apparati militari agli organismi che rappresentano i coloni. Secondo questa interpretazione, tali misure segnano il passaggio da un controllo di fatto a una prospettiva di annessione formale del territorio. Le radici di questa strategia vengono ricondotte al Piano Allon, elaborato dopo la guerra del 1967, che considerava indispensabile il mantenimento del controllo israeliano sulle aree ritenute strategiche per la sicurezza nazionale.

Gli Accordi di Oslo del 1993 e del 1995, pur prevedendo una fase transitoria verso una soluzione definitiva, hanno lasciato circa il 60% della Cisgiordania, l'Area C, sotto pieno controllo civile e militare israeliano, consentendo la prosecuzione dell'espansione degli insediamenti. Dal punto di vista strategico, la Cisgiordania occupa una posizione cruciale.

Le alture dominano la pianura costiera israeliana e la valle del Giordano, elementi che, secondo le autorità israeliane, giustificano il mantenimento del controllo dell'area per ragioni di sicurezza. Parallelamente, cresce la violenza dei coloni contro le comunità palestinesi.



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