Guerre, propaganda e omissioni dei TG: perché il racconto dell'Occidente sta crollando

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Guerre, propaganda e omissioni dei TG: perché il racconto dell'Occidente sta crollando

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di Michele Blanco

In questi drammatici avvenimenti contemporanei il "presidente" di una "democrazia" aggredisce con scuse varie e ingiustificabili uno Stato sovrano, l’Iran, e lo stesso "presidente" minaccia genocidi mentre bruciano le petroliere saudite nel Mar Rosso e il prezzo del greggio aumenta incontrollato. Il rischio reale di una crisi globale dagli effetti devastanti è alle porte.

Ma bisogna ora scrivere chiaramente che sono decenni che noi occidentali, Stati Uniti d'America in testa, insanguiniamo e deprediamo il mondo intero con false motivazioni come la "guerra ai terroristi". Ma la verità è che i veri cattivi siamo noi "occidentali". Sarebbe necessario finirla con le false narrazioni che attraverso i mass media ci manipolano la mente, come il "giornalista" Rai che afferma che gli assassini genocidi sono "escursionisti" e non viene licenziato in tronco.

Ma prima o poi tutti i nodi verranno al pettine: Trump, con le stragi di bambine e civili, crimini contro l'umanità che ha fatto, ha unito l'opinione pubblica dell’Iran e ha permesso ai Pasdaran l’opportunità per una vendetta che attendevano da decenni. Trilioni di dollari polverizzati in una guerra inutile con 50 milioni di Statunitensi che non si possono curare e molti che soffrono addirittura la fame, mentre il sogno americano si trasforma in un vero e proprio incubo.

Contro l’Iran gli americani non hanno avuto nemmeno una strategia: Trump parla a ruota libera dicendo sciocchezze e bugie, mentre fa bombardare a casaccio per conto dei suoi veri padroni sionisti sperando che prima o poi qualcuno a Teheran sventoli bandiera bianca.

Strategia che non gli è riuscita in tre anni di genocidio nella Striscia di Gaza e pensano possa riuscire in poche settimane in un paese come l’Iran, vasto cinque volte e mezzo l’Italia, che ha le forze armate preparate. I generali americani che vanno davanti alle telecamere non sanno giustificare il loro comportamento assurdo e guerrafondaio, mentre gli analisti seri parlano di una grave carenza di munizioni, di un’industria bellica inadeguata oltre che di assenza di opzioni sul campo.

L’invasione di terra richiederebbe anni di preparazione e sarebbe comunque un inutile bagno di sangue, mentre l’occupazione di qualche isoletta sullo Stretto sarebbe anche strategicamente inutile e ininfluente.

Questa inutile aggressione statunitense è una guerra improvvisata, nasce dai ricatti della "Coalizione Epstein" che è riuscita a convincere il suo illustre membro Trump promettendogli gloria a buon mercato e, soprattutto, la non uscita dei file compromettenti.

Gli iraniani si preparano invece da decenni per questo specifico conflitto. Con un grande obiettivo: liberarsi dal giogo americano e sionista ed imporre un nuovo status regionale, ma in maniera il più possibile razionale e rispettando le regole del diritto internazionale, in modo da mantenere il supporto russo e cinese e anche quello politico e sociale del Sud del mondo. E per questo si sono seduti a trattare il memorandum, affinché il mondo capisse finalmente e realmente chi sono gli statunitensi.

Al momento sono impegnati a limitare la presenza militare statunitense, delle basi vicine del Golfo Persico e anche di quelle più lontane in Giordania: basi che hanno sia uno scopo offensivo e sono utilizzate per gli attacchi aerei contro di loro, sia lo scopo di difendere Israele e i suoi crimini contro un intero popolo palestinese indifeso. Inoltre, in questa ultima fase l’Iran si sta concentrando a vincere la guerra vitale per lo Stretto di Hormuz, che è la sua più grande opzione negoziale. Quelle acque, secondo il diritto internazionale — non le chiacchiere di Trump e della manipolata stampa occidentale — sono iraniane e dell’Oman e, come succede altrove (si veda lo stretto di Malacca), pretenderanno un pedaggio e se in futuro qualcuno oserà aggredirli, lo bloccheranno.

Nuovi equilibri che si consolideranno quando gli Stati Uniti d'America toglieranno l'occupazione militare dall’Asia Occidentale e il dollaro lascerà spazio in ambito internazionale ad altre valute.

Quindi la verità che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti vede da una parte l’Iran sostenuto da un popolo mai così unito, che lotta con orgoglio per la propria sopravvivenza, e dall’altra gli statunitensi mai così divisi, tra pro-Trumpiani e anti-Trumpiani in particolare, frustrati e costretti a pagare controvoglia l’ennesimo delirio del sistema sionista.

Inoltre in questo momento il popolo iraniano riconosce e stima la sua leadership; Trump e il suo circo criminale e guerrafondaio — composto da famelici super-ricchi senza freni, molti dei quali personaggi pericolosi per una democrazia che si voglia definire tale, di cui si è circondato — sono veramente da tenere sotto controllo e non sono stimati da nessuna persona che possa definirsi minimamente razionale.

Gli Iraniani hanno dimostrato finora di riuscire a resistere, mentre Trump, se non compie un colpo di stato, potrebbe avere politicamente i mesi contati: e se gli iraniani hanno dimostrato una soglia del dolore molto elevata dopo decenni di persecuzione, gli statunitensi si lamentano ogni volta che vanno dal benzinaio.

Ricordiamo che gli Stati Uniti in Iran non colpiscono l'esercito iraniano ma infrastrutture civili, con l’unico risultato di scatenare la rappresaglia iraniana contro i paeselli servi degli USA del Golfo dove si trovano le basi militari americane. Ricordiamo che i miliardi del Golfo sono complici del sistema Epstein e dello sterminio dei poveri palestinesi.

Quanto a Israele, si avvantaggia degli americani che per l’ennesima volta fanno la guerra per conto loro. In questi giorni è il sistema finanziario di Wall Street che traballa.

Gli iraniani promettono che, se riusciranno, vorrebbero la liberazione del Libano, dello Yemen e della Palestina. Dicono chiaramente: "Basta oppressione e violenza per quei popoli martoriati e autodeterminazione a casa loro". Altro che male assoluto: l’Iran, nei fatti e non a parole, è chiaramente dalla parte dei popoli oppressi e contro il suprematismo statunitense bianco e sionista.

L’Iran sostiene da sempre anche il popolo venezuelano e cubano e in passato ha aiutato Mandela, che chiamò l’Ayatollah “my leader” quando si incontrarono. È così: ci hanno lavato letteralmente il cervello con palesi bugie propagandistiche per decenni e il mondo non è affatto come ce lo hanno raccontato. L’Iran è perseguitato da mezzo secolo, anche perché nemico del sionismo e uno dei pochi paesi capaci di rifiutarsi di scendere a compromessi con l’impero finanziario occidentale a guida americana. E se l’Iran vincerà anche la guerra mediatica, riemergerà la verità storica una volta per tutte.

Quanto ai modelli politici e democratici, bisogna che per averli ci sia informazione vera e veritiera, senza la quale non può esserci vera democrazia. Tutti gli Stati occidentali non vivono in un sistema effettivamente democratico: mentre tutti noi cittadini siamo contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, i nostri governi non condannano né le guerre né il genocidio.

Nel nostro sistema "informativo" detta legge una potentissima mafia lobbistica e i tromboni del mainstream in tutti i giornali e in tutte le trasmissioni televisive ci riempiono di falsità.

La verità è una e semplice: grazie a Trump rischiamo una grandissima crisi globale dagli effetti devastanti. Altra importante verità è che gli Stati Uniti d'America da decenni insanguinano il mondo per ribadire i loro interessi economici e con la falsa notizia che "inseguono terroristi". In questo contesto dovremmo finalmente capire che siamo noi occidentali i veri cattivi aggressori terroristi.

Oggi bisogna riprendere la strada del dialogo abbandonando quella della inutile guerra di aggressione che poi siamo noi occidentali a guida statunitense a fare. Sarebbe ora di informare bene i cittadini delle democrazie occidentali. Iniziamo ad assumerci le nostre responsabilità storiche, a cercare tutti di migliorare le nostre società e a cercare il bene comune che è rappresentato dal fondare i rapporti umani e quelli tra Stati sul bene fondamentale per l'umanità: la ricerca della Pace.

 

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