Colloqui indiretti e linee rosse: cosa c’è davvero in gioco nei negoziati Iran-USA
A Muscat, in Oman, sono ripresi i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano e sulla possibile revoca delle sanzioni statunitensi. Il formato resta quello già sperimentato in passato: delegazioni separate e mediazione attiva del ministro degli Esteri omanita, Sayyid Badr Albusaidi, impegnato in una delicata opera di “shuttle diplomacy”. A guidare la delegazione iraniana è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, affiancato dai suoi vice e dal portavoce Esmaeil Baghaei. Sul fronte statunitense, il negoziato vede protagonisti l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, consigliere di Donald Trump.
Il mandato dichiarato è limitato: nucleare civile iraniano in cambio di un alleggerimento concreto e verificabile delle sanzioni. Teheran arriva al tavolo, come ha scritto Araghchi su X, “con gli occhi aperti” e con una memoria ancora viva delle rotture del passato. La linea iraniana resta netta: il diritto all’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio è una linea rossa, così come il rifiuto di estendere il negoziato a dossier missilistici o regionali. Qualsiasi accordo privo di benefici economici tangibili viene giudicato privo di valore politico.
Il contesto regionale, tuttavia, rende il negoziato particolarmente fragile. Le trattative avvengono mentre resta alta la tensione in Asia occidentale, dopo il conflitto del giugno 2025 tra Israele, Stati Uniti e Iran, che ha interrotto il precedente ciclo negoziale e lasciato oltre mille vittime in territorio iraniano. In parallelo alla diplomazia, Teheran rafforza il messaggio di deterrenza. Proprio in questi giorni è stato annunciato il dispiegamento operativo del Khorramshahr-4, il più avanzato missile balistico a lungo raggio iraniano, in una nuova base sotterranea dei Guardiani della Rivoluzione. Con una gittata di 2.000 chilometri, capacità di carico eccezionale e velocità ipersonica, il missile rappresenta un salto qualitativo nella postura militare iraniana. Il segnale è chiaro: mentre l’Iran afferma di voler limitare il dialogo al nucleare pacifico, ribadisce al tempo stesso che la propria capacità difensiva - ora dichiarata apertamente “offensiva” - non è negoziabile.
La combinazione di apertura diplomatica e rafforzamento militare definisce così il perimetro reale dei colloqui di Muscat. Il successo del negoziato dipenderà dalla capacità delle parti di isolare il dossier nucleare dal contesto esplosivo regionale. Un equilibrio difficile, in cui ogni gesto, diplomatico o militare, pesa quanto le parole scambiate al tavolo.
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