Come riconoscere i lacché dell'imperialismo
di Pablo Baldi
La contraddizione principale dei nostri tempi è quella tra masse popolari che lottano per la pace e guerra imperialista. Non perché sia l’unica contraddizione, ma perché è la contraddizione che influenza tutte le altre. Ad esempio la contraddizione presente nella società iraniana tra clero al potere e una popolazione sempre piú laica esiste, ma non può essere pienamente compresa senza considerare il ruolo della borghesia compradora imperialista che usa i diritti civili come pretesto per fomentare una rivolta armata contro la Repubblica Islamica. Un’analisi che non includa i vantaggi materiali che il crollo della Repubblica Islamica porterebbe all’impero non ci permetterebbe di capire l’enorme copertura mediatica riservata nei nostri Paesi al conflitto conservatori-progressisti (presente in ogni paese, in ogni villaggio e spesso all’interno delle famiglie) e il sostegno occidentale alla fazione progressista che, guarda caso, è anche quella che spinge per la “normalizzazione” dei rapporti con l’Occidente, ossia una sottomissione alle potenze imperialiste.
Le scelte che prendiamo devono essere nette e le nostre azioni devono esserne conseguenti. Il nesso tra teoria e pratica è la stella polare di ogni marxista: la nostra pratica quotidiana deve basarsi su una comprensione olistica delle contraddizioni strutturali del capitale globalizzato di cui i conflitti armati e le guerre economiche-commerciali sono un’espressione locale. La contraddizione sta nel fatto che la crisi strutturale (de-industrializzazione, finanziarizzazione, proletarizzazione della piccola e media borghesia, compressione dei salari, aumento del costo della vita, crescente competitività dei Paesi Asiatici e via dicendo) non vengono risolte strutturalmente perché ciò è possibile soltanto con un’ economia pianificata volta al miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari. E quindi la riproduzione di questo sistema in putrefazione viene inseguita dai grandi monopolisti del capitale finanziario con guerre volte a preservare il potere del dollaro (in particolare tramite la vendita del petrolio in dollari) e contenendo la pacifica ascesa cinese che mette in discussione questo potere. Ecco perché oggi piú che mai dobbiamo tracciare una linea netta. Le contraddizioni si acuiscono per l’impossibilità di essere risolte e allora noi dobbiamo essere risoluti: SOCIALISMO O BARBARIE!
1) I lacchè dell’imperialismo maschereranno questa verità parlando di imperialismi. Rientrano in questa categoria tutti i nénéisti e trotrzkisty vari (né Russia né NATO, né israele né Iran ecc).
Ogni concetto è privo di significato se non ha una definizione univoca. L’imperialismo è l’espansionismo economico (e quindi politico, culturale, militare ecc) generato dalla fusione del capitale industriale e del capitale bancario che formano ciò che chiamiamo finanza.
Chiamare con la stessa parola fenomeni diversi rende impossibile un’analisi scientifica della politica. L’astrazione è utile quando ci aiuta a comprendere meglio i fenomeni concreti, ma dannosa quando non ci permette di distinguere ciò che va distinto e unire ciò che va unito. Piú la definizione è specifica, più il sapere è accurato. Se con la parola “imperialismo” ci riferiamo all’aggressività e alla volontà di espandersi parliamo di tutto e di niente: aggressivo con chi? Aggressivo perchè? Espandersi in che ambito? Per quale motivo? Con quali mezzi? Queste rimangono questioni inesplorate e così anche la costruzione da parte cinese di infrastrutture in Africa diviene imperialista. E qua arriviamo al secondo punto.
2) I lacchè dell’imperialismo saranno sempre e comunque allineati agli interessi imperiali.
Per una strana coincidenza tutto ciò che danneggia il potere del dollaro (ad esempio i BRICS) verrà opposto, screditato e/o deriso grazie agli slogan e al racconto mitico offerti dall’apparato mediatico-propagandistico che garantisce autorevolezza a questi utili idioti o beneficiari dell’imperialismo.
Non importa se ne forniranno giustificazioni alternative all’imperatore di turno, ciò è soltanto ancora piú indegno. Per esempio, mentre in Iran si protestava per la situazione economica e i rivoltosi foraggiati dall’imperialismo tentavano di destabilizzare la Repubblica Islamica, Rifondazione Comunista scendeva in piazza a sostegno del “popolo iraniano che lotta per la democrazia e la libertà”.
L’impero ha perso la capacità di costruire consenso, di convincere il mondo che la sua prepotenza è giustizia e quindi il suo bullismo diviene palese. L’ascesa cinese è rapida e non c’è piú tempo da perdere nel rispettare un diritto internazionale che era la cristallizzazione di certi rapporti di forza che l’impero ha scardinato battendo l’Unione Sovietica nella guerra fredda.
Adesso che la barbarie non si maschera piú da civiltà (responsabilità di proteggere, polizia morale del mondo, esportazione della democrazia ecc) i lacchè dell’imperialismo trovano nuove giustificazioni ideologiche. Che Maduro non fosse un narcotrafficante è talmente evidente a tutti che pure gli USA hanno dovuto fare un passo indietro, eppure ci sono schiere di lacchè dell’imperialismo che sosterranno che il suo rapimento sia positivo perché il suo “regime” era “oppressivo”. Anche in questo caso si parla di slogan senza alcuna profondità, in cui non ci si chiede oppressivo in che modo, con chi e per quali ragioni. Ma d’altronde, finché si dice di stare dalla parte del popolo si è i buoni e si può dormire tranquilli sapendo di essere superiori moralmente rispetto agli amici dei dittatori. Qua si aprono altre due questioni.
3) I lacchè dell’imperialismo si ricorderanno del popolo solo quando piú conviene al potere imperiale. Ormai abbiamo una comprensione scientifica della dannosità delle sanzioni unilaterali imposte dagli USA e dall’UE in violazione del diritto internazionale: si stima che causino 564’000 morti evitabili all’anno, una cifra paragonabile alle morti per conflitti armati.1 Ma la persona comune morta per mancanza di cure causata dal bullismo statunitense non interessa al lacchè dell’imperialismo. Mi chiedo cosa ci sia di piú crudele che impedire che arrivi l’insulina a un diabetico. Se lo sterminio dei civili in Iraq era per una buona causa perché c’erano armi di distruzione di mass… perché la democrazia ha dei costi, adesso neanche si prova a mascherare la prepotenza. Chi non condanna Putin, Maduro o il nemico di turno è un leccapiedi dei dittatori, ma stranamente nessuno si ricorda mai di condannare l'affamento dei popoli da parte del Paese piú ricco del mondo che usa la proprio ricchezza per estorcere ulteriore ricchezza in un circolo vizioso che rischia di trascinarsi alla guerra termo-nucleare. Sono evidenti e arci-noti i doppi standard. Ma con l’obbligo morale della condanna si apre un’altra questione.
4) I lacchè dell’imperialismo inquineranno le acque del dibattito portando una visione della politica internazionale altamente moralista. Il fattore determinante nello scatenamento dei conflitti diviene cosí la cattiveria di un certo Paese o ancor piú spesso del suo cattivo dittatore. Sicché il problema sono individui malvagi che compiono azioni immorali, non un sistema impersonale che necessita della distruzione ciclica di capitali e merci (prima fra tutta la forza lavoro) per riprodursi evitando crisi di sovrapproduzione. Argomentare usando gli interessi economici che potrebbero aver contribuito a scatenare un conflitto verrà tacciato di complottismo, insomma: la cattiveria di Putin è auto-evidente a tutti e chi non la vede è imbevuto di propaganda del Cremlino.
5) Ad un’analisi concreta della situazione concreta i lacchè dell’imperialismo sostituiscono il tifo fanatico. Chiunque osi dire che le ragioni russe non sono campate in aria è al soldo del Cremlino, un lobotomizzato o un traditore. La mentalità da guerra fredda, per cui chiunque metta in discussione l’appartenenza al blocco Atlantico è al soldo del Cremlino, rimane forte anche adesso che i tempi sono cambiati e quindi il nostro modo di vedere il mondo dovrebbe essere cambiato. Usare schemi interpretativi vecchi in una situazione nuova è una delle principali cause di disastri politici e in un Paese estremamente anziano come l’Italia è un grande rischio.
L’attuale alternativa è tra una docile obbedienza ai dettami di NATO e UE che vogliono piú cannoni e meno burro e la cooperazione con un mondo sempre piú multipolare in cui le politiche egemoniche sono condannate per preservare la sovranità nazionale priva da interferenza esterne, in quello che si sta delineando come uno scenario internazionale in cui la borghesia compradora imperialista legata alla finanza dollaro-centrica perde terreno a favore delle masse popolari e delle borghesie nazionali dei paesi che difendano la propria sovranità.
Ma questa analisi include nella lotta all’imperialismo unipolare globale Paesi che hanno valori, culture politiche, percorsi storici ecc diversi dai nostri e quindi i media lacchè dell’imperialismo classificano queste differenze come forme di malvagità del dittatore di turno. Questa visione del mondo è fortemente radicata in Occidente ed è stata alla base di ogni politica coloniale, ma il mondo è stufo di sentire le nostre prediche su come dovrebbero comportarsi e abbiamo perso ogni autorità morale dopo il sostegno dei nostri governi al genocidio palestinese. E la nostra visione del mondo altamente individualizzata non ci permette di capire le altre culture politiche che danno piú importanza alla collettività rispetto alla nostra. Da qui l’equivoco per cui basti rapire Maduro per “liberare” il Venezuela, uccidere Putin e Khamenei per “liberare” la Russia e l’Iran. Chiunque conosce questi Paesi sa che le cose non stanno così.
L’obbligo morale di condannare è una prepotenza che mira a tracciare una linea tra i buoni condannatori (nonchè lacchè dell’imperialismo) e coloro che sanno che se condanniamo la “teocrazia islamica” iraniana agli iraniani non fa nè caldo nè freddo perché sono loro gli unici nella posizione di poter autodeterminarsi e non sarà di certo un bombardamento umanitario a fargli capire che il progressismo neoliberista occidentale è la via che noi abbiamo tracciato per il mondo e loro devono seguire (volenti o nolenti).
6) Il tifo fanatico è a sostegno della borghesia compradora dei Paesi sovrani non sottomessi all’impero che vengono eretti come unici rappresentanti del popolo. “I Venezuelani sono contenti del rapimento di Maduro”. Quali Venezuelani? Per quali motivi? Ovviamente i Venezuelani piú facoltosi sono quelli che riescono a ottenere maggiore copertura mediatica in Occidente e ciò viene incrementato esponenzialmente dal fatto che sono quinte colonne dell’imperialismo, pronti a svendere le risorse del proprio Paese all’impero in cambio di denaro e potere. I Venezuelani che vivono in una delle oltre 5 milioni di case popolari costruite dal governo Bolivariano dal 2011 ad oggi cosa hanno da festeggiare? Ma ovviamente la loro voce non viene rappresentata nei media al servizio dell’imperialismo e quindi non esistono per noi.
La mentalità da tifoso può portare ad analisi bizzare anche da parte di chi si dichiara anti-imperialista.
7) In alcuni ambienti “sovranisti” circola l’equazione imperialismo = globalismo. Anche qua: l’imperialismo è fondato su pratiche predatorie ed estorsive e confonderlo con l’interconnessione globale, che può anche permettere scambi benefici per tutte le parti, è uno sporcare le acque con categorie di pensiero inesatte o mal definite e applicate.
Il tifo per l’anti-globalismo identifica come amici i nemici dei nemici, ma non si capisce quale dovrebbe essere il vantaggio nell’essere meno sottomessi alla finanza dei big three per sottomettersi maggiormente alla finanza dei tecno-feudatari legati a Trump, ai bitcoin, agli etf ecc, insomma: ad un imperialismo ancora piú predatorio, caotico, distruttivo e speculativo.
La lotta contro l'élite satanista starebbe essendo combattuta da Trump e Putin, ancora una volta in una visione della politica individualizzata che confonde gli interessi dei grandi capitali di USA e Russia con la personalità dei loro leader. In questo scenario la Cina sarebbe un Paese globalista e quindi nemico. Come l’interconnessione materiale tra Asia, Europa e Africa ambita dai cinesi possa danneggiare la sovranità nazionale Italiana è poco chiaro. E perché per gli Italiani sarebbe auspicabile che la Russia si stacchi dalla Cina per combattere il “satanismo globalista” lo è ancora meno.
Non dobbiamo mai dimenticare che le relazioni con l’estero dei Paesi sono espressione della lotta di classe all’interno dei confini nazionali. Negli USA il potere è in mano alla finanza speculativa, quindi per loro (a prescindere da chi è l'imperatore di turno) è fondamentale mantenere il dominio delle rotte commerciali per sostenere il debito federale e il potere del dollaro su cui si basa la bolla di Wall Street. La Russia è un Paese capitalista ma non imperialista, quindi ha interesse ad esportare le sue materie prime in modo pacifico e questo porta benefici alle masse popolari italiane. La Cina è un Paese socialista in cui il governo promuove il miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari, anche tramite l’interconnessione infrastrutturale-commerciale dell’Eurasia e dell’Africa. L’aumento della potenza tecnologica e della qualità della vita cinese portano il Paese di Mezzo a esportare sempre piú prodotti e di sempre maggiore qualità. Se vogliono trovare compratori devono promuovere il miglioramento delle condizioni di vita dei Paesi in cui esportano. Per questo gli interessi delle masse popolari italiane e globali sono in linea con la politica estera cinese che promuove relazioni commerciali “vinci tu e vinco io”.
Quindi si tifa contro un presunto globalismo che porterebbe enormi benefici alle masse popolari e si tifa per un sovranismo popolare che non si capisce perché l’impero dovrebbe concederci a suo svantaggio.
Detto questo, dobbiamo contrastare anche queste caratteristiche presenti tra coloro che si oppongono all’imperialismo.
Per esempio, dire che il Venezuela è stato attaccato in quanto Paese socialista è semplicemente falso. Anche in questo caso si adottano le lenti della guerra fredda in una situazione diversa. Anche negare l’esistenza di malcontento nei Paesi che si oppongono all’imperialismo è tifo dannoso. Certo, questo malcontento è in gran parte dovute alle infami sanzioni statunitensi, ma perché mai dovremmo eliminare dalle nostre analisi le contraddizioni interne ai Paesi anti-imperialisti?
Di certo queste contraddizioni non giustificano i bombardamenti umanitari. Ma sostenere che il rapimento di Maduro sia illegittimo in quanto Maduro sia stato democraticamente eletto porta con sé tutta una serie di implicazioni che fanno il gioco del campo imperialista. Significa che ha legittimità a governare solo chi viene eletto con i nostri canoni e che le comunità politica non hanno diritto ad autodeterminarsi con forme democratiche diverse dalla nostra. Significa che se si autodeterminano in forme diverse dalla nostra non dobbiamo supportarli. Significa che dobbiamo fare le pulci ai governi esteri e sostenerli solo quando ci piacciono, quando anche la de-dollarizzazione da parte dei Paesi che non ci piacciono dà un grande aiuto alla masse popolari italiane.
Sicché la nostra analisi non deve semplicemente essere il contrario della propaganda imperialista, ma deve porsi l’ambizioso obiettivo di giungere ad una comprensione scientifica delle relazioni globali tra capitale e lavoro, tra finanza e industria, tra industria e agricoltura, tra borghesia compradore e borghesie nazionali ecc. Solo cosí le masse popolari ci riconosceranno come legittimi interpreti dei loro interessi e riconosceranno l’inevitabilità di compiere la scelta da che parte della barricata stare: SOCIALISMO O BARBARIE!
1 https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X%2825%2900189-5/fulltext

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