Coronavirus, il danno collaterale che più preoccupa gli analisti economici

5821
Coronavirus, il danno collaterale che più preoccupa gli analisti economici


Di Giuseppe Masala
 

Uno dei danni collaterali causati dal coronavirus che più preoccupa gli analisti economici è la possibile rottura della cosiddetta catena globale del valore (Global Chain Value) sulla quale si fonda l'intero fenomeno della globalizzazione.

In parole povere con questo termine si intende individuare l'attuale modello economico che spezzetta la produzione di qualunque bene in una serie di sottolavorazioni che si svolgono in luoghi diversi a seconda della convenienze economica e che, alla fine, viene commercializzato dopo l'assemblaggio finale. Per fare un esempio, la catena globale del valore della produzione di automobili di una ipotetica casa automobilistica potrebbe vedere la produzione di motori in Cina, quella delle carrozzerie in Italia, quelli degli interni in Romania e l'assemblaggio finale e la commercializzazione in Germania. Tutto questo per abbattere i costi delle produzioni intermedie e dunque per avere un margine finale più alto.
 

L'attuale modello di produzione che si rifà a questa teoria vede nella Cina il suo attore principale. Infatti migliaia di aziende in tutto il mondo hanno delocalizzato, in tutto o in parte le loro produzioni, in questo paese fino al punto da trasformare l'Impero di Mezzo nella fabbrica del mondo.
Come è facile intuire l'eventuale blocco delle produzioni causata dalla necessità di contenere i focolai di contagio del coronavirus può portare alla rottura di questa che è, appunto, una vera e propria catena globale. Se salta il primo anello, rischia di saltare tutto il resto.
 

E' di ieri per esempio la notizia che la Fiat-Chrysler potrebbe interrompere la produzione in uno stabilimento europeo vista l'impossibilità di approvvigionarsi di componenti intermedie prodotte in Cina. Mentre la Toyota la Hyundai e la Kia hanno già annunciato il blocco delle loro produzioni per lo stesso motivo. Non va meglio se guardiamo al settore aeronautico: l'Airbus ha annunciato il fermo del suo stabilimento di Tianjin. E così neanche nel settore elettronico: la Samsung ha annunciato la difficoltà ad approvvigionarsi di componenti intermedie prodotte in Cina per i propri smartphone.
 

Insomma, il coronavirus oltre che un grave problema sanitario potrebbe trasformarsi (se già non si è trasformato) in un vero e proprio disastro economico che potrebbe cambiare il sistema di produzione che ci siamo dati con la globalizzazione. C'è chi già parla di de-globalizzazione e anzi, come nel caso del segretario al commercio americano Wilbur Ross vede il lato positivo: il blocco delle produzioni in Cina riporterà molti posti di lavoro negli Stati Uniti.
 

Ma che tristezza vedere uomini politici che sostanzialmente gioiscono per le disgrazie altrui. A maggior ragione quando si tratta di disgrazie di tipo sanitario.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech di Alessandro Bartoloni AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina   Una finestra aperta AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla! di Francesco Santoianni Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla!

Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla!

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale di Alessandro Mariani Dramma Nazionale

Dramma Nazionale

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

L'autoritarismo non muore mai di Giuseppe Giannini L'autoritarismo non muore mai

L'autoritarismo non muore mai

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti