La guerra fredda culturale: Frances Stonor Saunders esplora il "cuore di tenebra della civiltà"

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La guerra fredda culturale: Frances Stonor Saunders esplora il "cuore di tenebra della civiltà"

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di Giuseppe Masala

 

La Fazi Editore con tempismo encomiabile ha deciso di ristampare un'opera di notevole importanza culturale scritta dalla giornalista e scrittrice inglese Frances Stonor Saunders. Si tratta de “La guerra fredda culturale”, opera che indaga l'influenza della CIA - nell'epoca della guerra fredda - sul mondo culturale occidentale.

La finalità della CIA, nell'esercizio di Soft Power posto in essere con questa operazione, era quella di bloccare, interdire, limitare l'influenza delle idee comuniste nel mondo della cultura e, attraverso questa, sulla generalità della popolazione.

L'autrice ci spiega che questa operazione fu realizzata con una pazienza certosina e con grande impiego di mezzi finanziari e politici, oltre che, naturalmente, con grande acume tattico e strategico.

L'architrave dell'intera operazione fu il Congress for Cultural Freedom, una fondazione apparentemente autonoma guidata dall'agente della CIA Michael Josselson. Attraverso questa istituzione furono fatte affluire verso il mondo culturale occidentale copiose risorse finanziarie con la finalità di tradurre r far conoscere opere letterarie, realizzare concerti e mostre, portare alle stampe riviste, pubblicizzare premi e quant'altro. Naturalmente gli autori dovevano – di fondo – offrire una visione diversa rispetto a quella proposta dagli artisti comunisti. Visione che, sia chiaro, non doveva essere quella di un anticomunismo truce e violento ma liberaldemocratico e dunque vicino alle posizioni americane. Se qualcuno si stesse domandando quale sia la matrice culturale da cui nacquero i Veltroni e i Blair eccolo servito. Chiaramente una simile operazione non poteva essere realizzata all'interno degli angusti confini di una singola nazione; infatti la Fondazione CCF agì in ben 35 paesi organizzando e finanziando di tutto: libri, mostre, concerti, riviste.

Sbalorditivo anche l'elenco degli intellettuali occidentali protagonisti e beneficiari del programma. Si va da James Burnham a Isaiah Berlin, per arrivare a Jean Cocteau, Hannah Arendt, Jeorge Orwell e Jason Pollock. Anche in Italia i nomi coinvolti furono di primaria importanza e vanno da Ignazio Silone, a Benedetto Croce ad Altiero Spinelli, fino ad arrivare ad Adriano Olivetti, Primo Levi, Italo Calvino ed Eugenio Montale oltre a molti altri ancora.

Per correttezza però va detto che non sappiamo quanto gli intellettuali coinvolti furono consapevoli dell'operazione e quanto furono, a loro volta, manipolati dai Dottor Stranamore dell'Agenzia di Langley.

A detta di chi scrive, notevole più delle altre fu “l'Operazione Pollock” con la quale la CIA pubblicizzò l'opera astratta di questo artista in contrapposizione con l'ortodossia espressiva del rigido realismo socialista sovietico con la finalità di dimostrare come negli USA (e non in URSS) gli artisti avessero il massimo grado di libertà espressiva.

Ma sono davvero tante le operazioni descritte in questo che credo di poter definire come un libro prezioso; soprattutto per i giovani che - per definizione - sono privi di memoria e di esperienza e che grazie a quest'opera possono rendersi conto di quanto potente possa essere, nel mondo della cultura, la manipolazione psicologica con finalità politiche.

A chi giovane più non è (soprattutto se ha creduto nella cultura) rimane invece un forte senso di disagio. Amplificato peraltro, se puta caso, viene alla mente quell'immenso capolavoro di Bulgakov intitolato “Il Maestro e Margherita”. Il lettore ricorderà la feroce satira di Bulgakov contro gli intellettuali di partito della sua epoca dimostrandoci che tutto il mondo e paese e che alla fine ciò che conta a tutte le latitudini è sempre il Griboedov; il ristorante di lusso a basso costo della Casa degli intellettuali del MASSOLIT.

Ma se il mondo della cultura fosse veramente così, come cinicamente e grottescamente Bulgakov ci ha dimostrato e di cui Frances Stonor Sunders invece ci ha fornito le prove storiche, che cosa è la cultura? E, di conseguenza, è giusto chiedersi ache che cosa è la Civiltà di cui tanto andiamo fieri.

Se si ha il coraggio di provare a dare delle risposte non rimane altro che accettare il fatto che la Cultura è solo la menzogna che raccontiamo a noi stessi per nobilitare la nostra civiltà che in realtà è solo Tecné che ha la finalità di sopraffare l'altro con una violenza organizzata e falsamente nobilitata. Questo è il cuore nero della nostra civiltà.

 

Post Scriptum

Che il nesso tra cultura (o la narrazione nobilitante della cultura) e violenza sia più stretto di quello che si immagina ce lo dice sibillinamente nella prefazione anche Giovanni Fasanella quando fa notare che la sede del  Congress for Cultural Freedom di Roma era nel palazzo Pecci-Blunt di Via Caetani. Argomenta poi Fasanella dicendo che “Si potrebbe aggiungere che quel palazzo è a due passi da un’altra storica dimora, palazzo Caetani, sotto le cui finestre, la mattina del 9 maggio 1978, si consumò l’ultimo atto della tragedia di Aldo Moro. Lì regnava un’altra regina dei salotti, Marguerite Chapin Caetani, la mecenate americana della costa orientale legata agli ambienti del consorzio”. Aggiungo io poi che a Palazzo Caetani all'epoca aveva sede la misteriosa scuola di lingue Hyperion che secondo gli inquirenti era solo la facciata di una struttura che vedeva insieme i servizi di molti paesi occidentali che influenzarono le vicende legate proprio al caso Moro. Il rapporto tra cultura, politica e violenza è più stretto di quanto si immagini.

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