La ricchezza, la patrimoniale, e le diseguaglianze
di Giuseppe Giannini
Il mantra delle destre secondo cui "la sinistra mette le tasse", e quello di tanti imprenditori (votano lì per convenienza), che affermano "si pagano troppe tasse" spesso coincidono. La pressione fiscale con le varie voci di spesa e le imposte dirette ed indirette sono qualcosa di "fastidioso" quando rallentano le attività o rendono difficile l'esercizio della sana concorrenza, però pagare le tasse vuol dire contribuire, in base alle proprie sostanze reddituali, al benessere e al progresso del Paese. In Italia da quarant'anni non è più così.
A causa di riforme che, spostando la ricchezza prodotta dai redditi da lavoro a quelli da capitale, non solo hanno arricchito, in maniera abnorme, i secondi, ma altresì ridotto l'apporto al bilancio statale, che per rifarsi colpisce lavoratori dipendenti e pensionati (allungando l'età pur in assenza di lavoro stabile e continuità contributiva), i quali, tassati alla fonte non possono eludere il fisco.
A differenza dei lavoratori autonomi e i liberi professionisti conclamati evasori (i medici in primis), e di tante aziende, che grazie a ingegnose formule suggerite da commercialisti compiacenti (tipologie di società non corrispondenti alle attivita svolte, false cooperative, cambio di denominazione ecc.), e alle possibilità concesse dalle leggi sul lavoro hanno frammentato (liberalizzato) il lavoratori in mille figure atipiche. Diventando strumenti a disposizione della volontà (onesta?) datoriale. Variabile dipendente dalla precarietà e dal mercato. Poi ci sono le grandi imprese che, monopolizzando interi settori, determinano il fallimento dei medi e piccoli imprenditori, impossibilitati a reggere la sleale competizione.
Il problema delle tasse è, dunque, relativo. Al pari della questione dazi o dell'aumento dei costi energetici, delle materie prime, e delle speculazioni (il mercato drogato e la deregolamentazione). L'inflazione impatta diversamente a seconda dei redditi, incidendo, in misura maggiore sui lavoratori-consumatori.
Il vero problema risiede nella distorsione contributiva, causata da punti di accumulazione di interessi (multinazionali, giganti del web), e prima ancora dai cd. centri commerciali a cui addebitare la scomparsa di figure professionali, artigiani, negozi di prossimità.
La politica, invece, adotta sempre le stesse ricette. Che senso ha finanziare l'apertura di imprese tramite fondi ai giovani o alle donne se poi la competizione è con questi giganti? Il primo passo per far lavorare le imprese sui territori dovrebbe essere quello di incentivare produzioni e consumi locali, tassando i grandi. Il solito refrain secondo il quale tassare i ricchi determinerebbe la fuga all'estero è smentito dalla loro stessa storia. Già dagli anni '90 il fenomeno delle delocalizzazioni era qualcosa di strutturato.
Nel settore dell'alta moda, anche quando gli affari andavano ottimamente le aziende rinomate preferivano spostare le produzioni in America Latina e Asia per incamerare maggiori profitti. Vuoi mettere la possibilità di guadagnare ancora di più, grazie a contributi dei Paesi ospitanti, a un fisco amico (tasse inferiori o assenti, trasferimento delle sedi nei paradisi fiscali) e a paghe salariali da regime schiavistico? Ricordiamo ancora le scarpe cucite a mano dai bambini del Sud del Mondo.
Quante imprese hanno investito nell'Est Europa, in ex Jugoslavia, approfittando di masse di lavoratori disperati e disponibili a farsi pagare un terzo di quelli occidentali ( e a loro discapito). I casi di furbetti sono infiniti: la Fiat che, nonostante la mole di miliardi pubblici regalati dallo Stato italiano, va in Serbia; imprese che aprono a Malta e in Albania (tra i Paesi più corrotti al mondo), in Romania. E non parliamo di imprenditori vessati dal fisco ma di soggetti con fatturati di milioni di euro. In sintesi, tasse sottratte al fisco italiano, e conseguenti tagli a sanità, scuola, pensioni, al welfare. Dopo sono arrivati i cinesi, che hanno comprato di tutto, invadendo i mercati con i loro prodotti low cost, e dietro i quali si nasconde lo sfruttamento. Il punto fondamentale, almeno per quanto riguarda l'Italia, è il ripristino del sistema fiscale in vigore sino agli anni'80, in conformità col dettato costituzionale che, all'art. 53 parla di progressività.
Ricordiamo che siamo passati dalle 32 aliquote vigenti negli anni'70 ai successivi tagli a beneficio dei redditi alti. Ridotte a 9 nel 1983; 7 nel 1989; 5 nel 2002; e le attuali 3 dal 2024. Arriviamo dunque alla patrimoniale, termine che solo a pronunciarlo fa rizzare i capelli. Considerando quanto detto, l'aumento della povertà e le tante crisi economiche, è questione di equità e giustizia sociale. Ridare quanto è stato rubato ai lavoratori.
Il mondo globalizzato ha inciso, profondamente, sulle diseguaglianze, cambiando il modo di gestire le economie, svilendo il ruolo degli Stati, e alimentando per tutta risposta forze nazionalistiche con la rivalsa non verso chi ha causato il depauperamento, ma contro le vittime (i nuovi proletari e i migranti). Eppure basterebbe ricordare come, all'indomani del Secondo conflitto mondiale, con i Paesi da ricostruire, la ripresa sia stata trainata da un massiccio intervento di spesa pubblica (oggi potremmo parlare di occasione persa nonostante i fondi del PNRR) e dalle Costituzioni materiali, dove il contributo di tutti viene considerato collante tra Stato e cittadini.
I successivi "trenta anni gloriosi" hanno permesso ai salariati di avere un tenore di vita dignitoso, migliore delle generazioni precedenti. Stipendi adeguati, tempo libero, possibilità di comprare beni durevoli e fare vacanze. Grazie a lavori non negoziabili e a meccanismi di perequazione dei redditi (la scala mobile, la legge sull'equo canone). Ognuno faceva la sua parte con una adeguata tassazione per i ricchi. I tanti paradossi del nuovo millennio: innovazioni, tecnologie, titoli di studio e competenze settoriali e linguistiche, scambi facilitati tra le economie e, malgrado cio, lavoro povero e precario. Disoccupazione di massa come effetto dell'automazione e dell'intelligenza artificiale. Insicurezza come unica certezza. In tanti non intravedono il futuro.
Dall'altro lato della barricata i miliardari aumentano le loro ricchezze ed acquisiscono un potere crescente ed invasivo, in grado di condizionare le decisioni pubbliche e la vita dei cittadini. Perchè, dagli anni'80 è stata consentita l'accumulazione grazie alla riduzione delle tasse. Fino ad allora l'aliquota sui redditi più alti era intorno all'80% in USA e Gran Bretagna, al 70% in Italia. La fine del keynesismo erodendo la capacità contributiva ha eroso anche le democrazie. Oligarchi ed élite per le quali non esistono leggi, che hanno costruito i loro imperi in maniera poco trasparente e con collusioni con la malavita (Berlusconi,Trump). Centinaia di miliardi ogni anno non pagati dalle multinazionali. I governi preferiscono non colpire le transazioni finanziarie, gli extraprofitti, le rendite.
L'evasione fiscale in Italia ha una media di 100 miliardi di euro; la web tax è poca roba; le aziende usufruiscono di incentivi per le assunzioni e benefit sulle decontribuzioni. Chi paga? I soliti noti: lavoratori e pensionati. Settori legati al turismo che guadagnano a dismisura. Ristorazione e case vacanze, resort con prezzi da capogiro ma che sfruttano i lavoratori con turni massacranti e paghe da fame. Dunque, tassare i super-ricchi vuol dire rendere sostenibile il sistema. La sproporzione è evidente. Il differenziale tra quanto guadagnava un dirigente e un lavoratore è passato dal rapporto di circa quaranta volte superiore negli anni '70 alle migliaia attuali. A pagare il prezzo sono i lavoratori, ma anche le piccole e medie imprese, gli onesti, la classe media in via di sparizione. Ritornare alla progressività, tassando ad es. dell'1% i grandi patrimoni vorrebbe dire ridistribuire la ricchezza.
Da impiegare per aumentare i salari e la spesa pubblica. In Italia il 5% della popolazione detiene una ricchezza pari al 46%; 3000 persone con patrimoni sopra i 50 milioni di euro. Colpire le rendite e pensare ad una imposta sulle successioni dei grossi capitali sopra i 2 milioni di euro, esclusa la prima abitazione, c che si tramandano tra famiglie agiate, dopo aver aggiornato le mappe catastali, riuscirebbe a liberare una quantità enorme di risorse (un prelievo indolore per i ricchi) pari a varie leggi di bilancio (diverse decine di miliardi di euro a seconda della quota di reddito da tassare).
Dunque, solidarietà e progressività come previsto dalla Costituzione. Il rischio è che una società sempre più diseguale con il tempi possa diventare anche aristocratica, mettendo in pericolo la tenuta delle democrazie.


