Cuba si rialza dopo il blackout totale. Russia: "Sosterremo L'Avana con aiuti materiali"

Ospedali, scuole e pompaggi d'acqua tornano alimentati nell'isola. Dalla Russia arriva la condanna alle sanzioni USA e la promessa di nuovi aiuti

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Cuba si rialza dopo il blackout totale. Russia: "Sosterremo L'Avana con aiuti materiali"

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Dopo il collasso totale del Sistema Elettroenergetico Nazionale, avvenuto lunedì 16 marzo, le autorità dell'isola lavorano senza sosta per riannodare la rete, spezzone dopo spezzone. E mentre i tecnici corrono contro il tempo per riportare corrente nelle case e negli ospedali, dalla Russia arriva un messaggio chiaro: Mosca non lascia sola L'Avana.

Il recupero procede. Nelle prime ore di martedì, la rete è stata progressivamente interconnessa da Pinar del Río fino a Holguín, come confermato dal Ministero dell'Energia e delle Miniere. Davielquis Cortina Coba, direttore del Despacho Provinciale di Carico di Holguín, ha spiegato che il collegamento con l’oriente cubano è stato ristabilito intorno alle sei del mattino, ora locale, grazie alle linee di trasmissione da 110 e 220 kilovolt che saldano la regione al resto del Paese.

Le centrali termoelettriche tornano a funzionare. Unità strategiche come quelle di Energas a Varadero e Jaruco, la numero tre della termoelettrica Ernesto Che Guevara a Mayabeque e l'unità otto del Mariel sono già in fase di sincronizzazione o in procinto di esserlo. Anche Cienfuegos ha fatto la sua parte: la sua unità quattro, ferma per manutenzione dall'anno scorso, è stata reimmessa in rete con un contributo di oltre cento megawatt.

A Holguín, intanto, si contano già una cinquantina di megawatt serviti, sufficienti per alimentare le strutture nevralgiche: ospedali, impianti di pompaggio dell'acqua e centri produttivi. Nelle prossime ore si valuterà l'innesto dei parchi eolici di Nipe, mentre a Felton, una delle centrali cardine dell'oriente, gli specialisti preparano il terreno per l'avvio della turbina, previsto in serata, in tempo per il picco di domanda.

Anche la capitale L'Avana respira. Alle sette di mattina di martedì, l'Empresa Eléctrica de La Habana segnalava 89 circuiti riattivati, equivalenti al 31 per cento della città. Questo ha significato luce per 269.367 clienti e, soprattutto, per 37 ospedali e due centri di approvvigionamento idrico. La macchina della sopravvivenza urbana non si è fermata. Persino le scuole e i circoli infantili hanno retto l'urto: la Direzione Generale dell'Istruzione ha comunicato che le attività didattiche del mattino si sono svolte regolarmente, invitando le famiglie a seguire gli aggiornamenti ufficiali.

Più a est, Las Tunas ha riconquistato l’aggancio alla rete nazionale all'una e nove minuti di notte. Prima di allora, la provincia aveva retto grazie a un microsistema isolato, alimentando gli ospedali, le culle del reparto pediatrico e le sacche del Banco del Sangue. Una resistenza silenziosa, fatta di generatori e priorità.

Ma mentre Cuba riaccende le luci, lo sguardo internazionale si allarga oltre l'isola. Il Ministero degli Esteri russo ha diffuso una nota di "seria preoccupazione" per l'escalation di tensioni intorno a Cuba, denunciando senza mezzi termini la "crescente pressione esterna" e le "misure restrittive unilaterali illegali" imposte da Washington.

"Condanniamo energicamente i tentativi di brusca ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, le intimidazioni e il prolungato embargo commerciale, economico e finanziario", si legge nella dichiarazione ufficiale. Mosca parla di "solidarietà incondizionata" con l'isola, definita "popolo fratello" e "popolo eroico", capace di difendere il proprio diritto a scegliere il proprio cammino di sviluppo. Parole pesanti, che arrivano in un momento in cui Cuba conta i danni del blackout e cerca di tenere accesa la speranza.

Il Cremlino, dal canto suo, ribadisce l'impegno a sostenere L'Avana non solo a parole, ma con fatti concreti, "inclusa assistenza materiale". Un messaggio che suona come un abbraccio, ma anche come un monito a chi, come Donald Trump, continua a guardare all'isola neocolonialisticamente, alla stregua di un nuovo territorio da conquistare.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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