FMI: "necessario un cambio di strategia" per la zona euro

In un rapporto gli esperti di Washington rimarcano i rischi di un effetto contagio. Senza azioni incisive il Pil dell'Ue potrebbe crollare del 5%

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FMI: "necessario un cambio di strategia" per la zona euro

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In un rapporto pubblicato oggi, il Fondo monetario internazionale ha intimato ai paesi dell'euro zona di adottare "un cambio delle strategie" per arrestare il contagio della crisi del debito sovrano. Lo studio, in particolare, prende in analisi le cosiddette economie sistemiche - Stati Uniti, Giappone, Cina, Eurozona e Inghilterra - valutando come le politiche economiche di un'area influenzino lo stato di salute dell'economia nelle altre zone. Il documento di Washington sottolinea che la crisi dell'Eurozona fino a questo momento è la preoccupazione più allarmante per i governanti: nello scenario peggiore, il Fondo stima che l'economia della zona euro potrebbe ridursi di cinque punti percentuali qualora i leader dei paesi della moneta unica non prendessero azioni incisive e risolute. L'impatto della crisi sui paesi poveri potrebbe essere marcato, forzandoli a chiedere ulteriori finanziamenti per 27 miliardi di dollari da qui alla fine del 2013. Infine, il Fondo si dice preoccupato per la frenata della crescita economica cinese. Se gli investimenti cinesi si riducessero di un punto percentuale, le conseguenze su tutto il continente asiatico sarebbero rilevanti.
Intanto dalla Germania ritorna il pessimismo sulla tenuta di Atene. Il ministro dell'Economia tedesco, Philipp Roesler, esprime di nuovo forti dubbi sulla possibilità che la Grecia resti nell'euro. "Aspettiamo prima il rapporto della troika (di Ue, Bce e Fmi) che arriverà a settembre - ha detto al quotidiano Ruhr Nachrichten -, ma gli sviluppi in Grecia mi rendono scettico". "Da tempo - spiega Roesler - non è più un segreto che in Grecia continuino a esserci significativi deficit. Per esempio nella realizzazione delle riforme concordate o nell'annunciato processo di privatizzazione dei beni dello Stato sono stati fatti pochi progressi". Secondo il ministro non ci possono essere aiuti senza contropartite: "Se il processo di riforme concordato non verrà realizzato, non ci sarà più sostegno finanziario internazionale".

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