I testi di Radio Gaza #30 - “Abbiamo solo due opzioni: o vinciamo o moriamo”

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I testi di Radio Gaza #30 - “Abbiamo solo due opzioni: o vinciamo o moriamo”

 

di Michelangelo Severgnini per l'AntiDiplomatico

Guarda la puntata:

Radio Gaza - cronache dalla Resistenza

Una trasmissione di Michelangelo Severgnini e della redazione locale palestinese a Gaza

In contatto diretto con la popolazione di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo...

Episodio numero 30 - 26 marzo 2026

La campagna «Apocalisse Gaza» raggiunge oggi il suo 280° giorno, avendo raccolto 160.730 euro grazie a 1.815 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta per un valore di 158.337 euro.

Mentre nelle ultime settimane gli occhi e le orecchie del mondo sono stati puntati sull’Iran e sulla sua guerra patriottica di difesa contro gli attacchi americani e israeliani, c’è un luogo dove non ci sono né occhi né orecchie che possano concentrarsi su altro che sulla sopravvivenza quotidiana.

Stiamo parlando di Gaza, per la precisione.

Radio Gaza raggiunge oggi la sua trentesima puntata. Le prime venti puntate sono state pubblicate in italiano, mentre dalla ventunesima in poi in inglese su questo canale.

Dal 28 agosto abbiamo raccolto circa 300 minuti di messaggi vocali dalla Striscia e li abbiamo messi a disposizione di chiunque volesse ascoltarli, per farsi un’idea di come vive la gente di Gaza, ma soprattutto di come pensa.

Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto una donazione di 5.000 euro, che è stata una benedizione per il traguardo raggiunto e che ci ha permesso di raggiungere un altro traguardo: 160.000 euro raccolti.

Questo ci ha permesso di portare un po' di sollievo ai nostri giovani a Gaza e alle loro comunità. Noi di Radio Gaza desideriamo ringraziare pubblicamente e di cuore i generosi donatori.

Ma c’è un’altra notizia che rallegra il traguardo della puntata numero 30: sì, la scuola a Gaza si farà.

L’associazione ZYP Onlus di Roma coprirà le spese per l’avviamento e per il primo anno e noi monitoreremo gli sviluppi del progetto. I lavori per l’allestimento della scuola da campo dovrebbero cominciare la prossima settimana.

In questa puntata da Gaza sentiremo parlarci della richiesta di ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, posto dall’Iran come una delle condizioni per il cessate-il-fuoco.

Sentiremo del mancato disarmo di Hamas e del nuovo rilancio del Peace of Board, francamente poco credibile.

Ma soprattutto sentiremo dei 20.000 malati gravi intrappolati nella Striscia senza il permesso di essere curati altrove. Sentiremo parlare della “Gru della morte”, ma soprattutto di un’aggressione all’infanzia come forse non se ne vedeva nella Storia dai tempi di Erode e della strage degli innocenti.

<<La piccola Alma Abu Rida è deceduta oggi, in seguito a un grave e rapido peggioramento delle sue condizioni di salute, causato da una grave malattia polmonare interstiziale, accompagnata da un gonfiore nel lobo medio del polmone, che ha provocato gravi infezioni e ripetuti episodi di insufficienza respiratoria; Era completamente dipendente dall'ossigeno e soffriva di continui attacchi di cianosi, fino a quando le sue condizioni non sono giunte a uno stadio molto critico che è sfociato nella sua morte.

La piccola Alma non è l'unica: ci sono migliaia di bambini a Gaza che hanno perso la vita, e altri che continuano a lottare lentamente contro la morte, a causa dei ritardi nelle cure e del divieto di viaggio. Salvate i bambini di Gaza prima che sia troppo tardi.

Mercoledì e giovedì sono i giorni più piovosi dell'anno; si teme la formazione di valanghe e inondazioni, e qui c'è grande preoccupazione per ciò che potrebbe accaderci se la pioggia continuasse per due giorni interi in una città già completamente distrutta dall'esercito israeliano.

Ieri ha piovuto e sono stati uccisi dei bambini, e la pioggia è durata solo poche ore. Come potremo stare se le piogge dovessero continuare per due giorni interi? Abbiamo molta paura della pioggia.

A tarda ora, mentre la gente cercava di rallegrare i propri bambini in occasione della festa, gli aerei israeliani hanno bombardato un appartamento nel cuore di un complesso commerciale: quattro persone sono state uccise e migliaia di persone sono state prese dal panico, fuggendo per le strade nel timore di essere prese di mira. I bombardamenti e gli attacchi continuano quotidianamente nelle zone occidentali di Gaza e a Beit Lahia sin da questa mattina.

Il mondo deve sapere che i massacri israeliani nella Striscia di Gaza non si sono fermati dal primo giorno dell'annuncio del cessate il fuoco

L'esercito israeliano ha fatto irruzione nel campo profughi di Al-Maghazi, nella Striscia di Gaza, rapendo un uomo e il suo bambino neonato; l'esercito ha poi torturato il neonato spegnendo sigarette sul suo corpo e picchiandolo selvaggiamente: si è trattato di una tortura brutale inflitta a un bambino di appena due anni>>.

Il 70% delle infrastrutture a Gaza sono state distrutte. Il sistema sanitario è crollato e le poche prestazioni disponibili richiedono spesso l’esborso di somme di denaro impossibili per la gente di Gaza. Stessa sorte hanno subito gli edifici scolastici. Esistono poche scuole attive per i bambini, quasi sempre ospitate in strutture in tenda.

Presto ce ne sarà una in più.

<<La pace sia con te, fratello Michelangelo. Per quanto riguarda le cure disponibili a Gaza, queste sono riservate ai feriti di guerra, ai cardiopatici e ai malati di cancro, e tali casi sono considerati prioritari. Nei casi normali che richiedono cure, invece, il medico prescrive al paziente un farmaco, che questi deve acquistare in farmacia a prezzi esorbitanti.

Ci sono alcune scuole allestite con tende fatiscenti per aiutare i bambini a studiare; non ci sono scuole ospitate in veri e propri edifici, poiché sono state tutte distrutte>>.

L’ultimo mostro uscito dalla perversione israeliane si chiama oggi “la gru della morte”. Sono dell gru, delle piattaforme di controllo installate lungo la linea gialla a Gaza.

Per frustrazione, per perversione, per crudeltà, i soldati aprono il fuoco a caso sui Palestinesi a vista. Quando vogliono loro, quando lo ritengono, impunemente.

Nel frattempo i bombardamenti quotidiani non si interrompono. Israele ha paura che Hamas si ricostituisca. Eh, per forza, che deve fare un popolo che non sa più come dirlo che da Gaza non se ne andrà?

A farne le spese è la gente comune, il popolo, reo di essere fucina di quella Resistenza che Israele non sa come vincere.

Ci sono al momento 1 milione e 400 mila palestinesi senza una casa all’interno della Striscia, sistemati in tende di fortuna, su una popolazione di 2 milioni e 100 mila persone, significa 2 persone su 3. La Resistenza a Gaza, si fa nelle tende, ormai.

Ecco perché il piano di Trump propone case in cambio di disarmo, ricostruzione in cambio di resa incondizionata.

Ecco perché noi dobbiamo sostenere concretamente il popolo di Gaza, perché loro non hanno altra scelta.

<<La pace sia con voi, che Allah vi conceda la Sua misericordia e le Sue benedizioni.

Oggi è stata una giornata sanguinosa nella Striscia di Gaza: gli aerei israeliani hanno bombardato un gruppo di civili nella zona di Sheikh Radwan e un'auto della polizia nella zona del campo di Nuseirat.

L'esercito israeliano sta cercando di ostacolare ogni tentativo volto a diffondere l'ordine e a mantenere la sicurezza e la stabilità. L'obiettivo principale dei bombardamenti è seminare il caos e dare alle loro bande l'opportunità di uccidere e seminare il terrore all'interno della Striscia di Gaza.

“Le gru della morte”: così le chiamiamo nella Striscia di Gaza.

Si tratta di gru installate lungo la linea gialla in direzione delle tende e di ciò che resta delle abitazioni dei residenti, dalle quali ogni giorno vengono sparati colpi d’arma da fuoco. L'esercito israeliano spara da lì contro i cittadini: oggi è stato ucciso un giovane a Khan Yunis e altri tre nella zona di Al-Baldar, e ogni giorno i colpi continuano per un periodo che va dai 10 minuti a mezz'ora; sembra quasi che sia un gioco o un passatempo per i soldati dell'esercito, a spese del sangue dei palestinesi.

La pace sia con voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio. Sono vostro fratello da Gaza. La mia situazione è davvero difficile. Vivo in una tenda che non mi ripara dal freddo e dalla pioggia, e viviamo in condizioni di estrema povertà a causa della mancanza di cibo e vestiti per i bambini, e dell'impossibilità di accendere il fuoco per cucinare>>.

Qual è la narrazione che si può fare di Gaza, oggi? Molti ci provano a fare il quadro. Noi lo lasciamo fare a chi si trova lì sul campo, tra distruzione e scampoli di sopravvivenza.

La verità è che il cappio intorno al collo di Gaza si sta stringendo. Sottoporre il popolo, donne, vecchi e bambini, alla punizione collettiva.

Non c’è altra strategia militare prima di questa.

Tutto il resto arriva dopo: forze internazionali di stabilizzazioni, bande sul campo foraggiate da Israele, bombardamenti indiscriminati.

Senza affamare il popolo e piegarne la sua volontà, non ci sarà vittoria militare possibile.

E’ un assedio. A tutti gli effetti. A una fortezza che non è fatta di mura. Ma è fatta di tunnel e soprattutto di coesione e di una forza d’animo incrollabile.

<<Contrariamente a quanto sostiene il canale israeliano Channel 14, secondo cui Gaza si sarebbe “ripresa dalla guerra” e vivrebbe in condizioni di benessere, oggi la Striscia sta attraversando una delle fasi più dure dal punto di vista umanitario della sua storia recente.

A Gaza, centinaia di famiglie non riescono a procurarsi il cibo quotidiano a causa del blocco degli aiuti alimentari e del divieto di operare imposto a diverse organizzazioni umanitarie, il che ha reso le lunghe code per ottenere una pagnotta di pane o un litro d’acqua parte della vita quotidiana.

Mentre l’occupazione parla di “miglioramento delle condizioni”, ci sono più di 20.000 malati e feriti che attendono con straziante pazienza l’opportunità di recarsi fuori dal territorio per curarsi, mentre continuano le severe restrizioni ai valichi, negando a migliaia di malati il loro diritto alla vita.

Quanto alle migliaia di famiglie sfollate, rimangono assediate all’interno di tende logore che non proteggono né dal freddo né dalla pioggia, senza un vero riparo né il minimo indispensabile per una vita dignitosa, in un contesto di mancanza di servizi di base e assenza di protezione.

Le famiglie palestinesi soffrono per l'aumento dei prezzi e l'elevata percentuale di commissioni in una realtà umanitaria crudele che non può essere accettata né giustificata in alcun modo, mentre il silenzio internazionale continua a incombere sulla sofferenza di oltre due milioni di persone assediate dalla guerra, dalla fame e dalla malattia>>.

"Ora la questione è sul tavolo. Richiede una scelta chiara: il disarmo totale da parte di Hamas e di ogni gruppo armato, senza eccezioni né rinunce."

Con queste parole, Nickolay Mladenov, l’inviato del Board of Peace a Gaza, nominato da Trump, ha presentato martedì scorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la prima volta i risultati del suo rapporto.

Persino il "Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza”, composto da 15 figure palestinesi guidate da Ali Shath, sarebbe finalmente pronto ad entrare a Gaza.

La ricetta del diplomatico bulgaro, dopo settimane di riflessione, è dunque una sofisticata elaborazione del pensiero negoziale trumpiano: “prendere o lasciare”.

Hamas pare che abbia detto “lasciare”.

<<Il mancato ritiro delle armi non comporta automaticamente lo scoppio di una guerra martedì, ma aumenta il livello di tensione e accresce il rischio di un'escalation. Di solito, gli eventi non si definiscono in base a una data precisa, ma si evolvono gradualmente in funzione delle reazioni sul campo.

Chiediamo ai nostri fratelli all'estero di aiutarci ogni giorno, in questa guerra contro la fame e la carestia, e di sostenerci in questi tempi estremamente difficili; l'occupazione non ci ha lasciato alcuna possibilità di vivere come le altre persone. Vi preghiamo di tendere una mano attraverso il link del mio amico Michelangelo su PayPal e vi ringraziamo per il vostro aiuto in questi giorni difficili e disperati>>.

Il punto numero 4 delle 5 condizioni poste da un alto funzionario iraniano nei giorni scorsi citato dall’emittente statale Press TV il 25 marzo scorso, recita: “Fine dei conflitti regionali: La conclusione della guerra su tutti i fronti per tutti i gruppi di resistenza coinvolti nella regione”.

In altre parole, almeno come la quasi totalità degli analisti hanno inteso, l’Iran pretende il ritiro delle forze israeliane dal Libano e da Gaza.

La notizia è arrivata rapidamente nella Striscia. Tuttavia non sembra aver riscosso molto credito. Non perché non sarebbe una lieta notizia. Ma perché Gaza ha semplicemente già finito le illusioni.

 

<<Alla luce degli sviluppi tra Iran, Israele e Stati Uniti

Quando Trump ha cercato di negoziare con l'Iran, quest'ultimo ha preteso la condizione che l'esercito israeliano si ritirasse dalla Striscia di Gaza e dal Libano in cambio della sua partecipazione ai negoziati per porre fine alla guerra tra Iran e Israele.

Ma finora non ci sono notizie riguardo a questa condizione.

La pace sia con te, fratello Michelangelo. Per quanto riguarda la questione del ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza, questa notizia riguarda i negoziatori di Hamas. Non è stata ancora presa alcuna decisione in merito al ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza. Al momento ciò non è possibile.

Israele sta ora cercando di disarmare Hamas, ma si tratta di un'operazione estremamente complessa.

Non credo che l'Iran sosterrà Gaza come ha affermato. Dato che qui a Gaza siamo sull'orlo del collasso, l'Iran cercherà di perseguire i propri interessi. Questa è la mia opinione, ma non ne sono del tutto sicuro.

Anche se volesse sostenere Hamas, Netanyahu cercherebbe di far riprendere la guerra e i combattimenti e compirebbe massacri contro il popolo palestinese; non credo che Hamas abbia la forza di affrontare Israele, ma per una questione di fede e di religione non si parla di consegnare le armi; abbiamo due sole opzioni: o vinciamo o moriamo.

Questo è lo slogan di Hamas, ma la vittima sarà il popolo palestinese di Gaza. Netanyahu sarà costretto a uccidere molti civili per fare pressione su Hamas affinché consegni le armi.

Credo che la guerra sarà lunga e si estenderà ad altri paesi. Ne sono certo>>.

 

Per le donazioni alla campagna “Apocalisse Gaza”: 

https://paypal.me/apocalissegaza

oppure

Conto corrente temporaneo per le donazioni: 

SANDALIA ONLUS ATTIVITA' DI ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LA SOLI

IBAN: IT 79 J 01015 86510 000065016676

BIC: BPMOIT22 XXX

Causale: Apocalisse Gaza

 

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Di seguito i testi della puntata #30.

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Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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