Il dialogo tra Mosca e Vaticano. Lavrov: «Posizione equilibrata della Santa Sede»
Tutti i punti chiavi dell’incontro tra il ministro degli esteri russo con l’inviato della Santa Sede
Un dialogo fitto e articolato, che ha spaziato dalla guerra in Ucraina alla persecuzione della Chiesa ortodossa, passando per il Medio Oriente e l'Africa. Nel corso di un incontro di oltre quattro ore, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, hanno gettato le basi per un'intesa su temi che dividono il mondo, trovando un inaspettato terreno comune sulla difesa dei valori tradizionali e sulla necessità di un approccio umanitario al conflitto.
Lavrov, al termine dei colloqui, ha elogiato la «posizione equilibrata» del Vaticano sulla crisi ucraina, contrapponendola implicitamente alla linea più dura tenuta da molti paesi occidentali. Il ministro ha illustrato all'inviato pontificio l'approccio russo per porre fine alle ostilità, incentrato sull'eliminazione delle «cause profonde» del conflitto – tra cui l'espansione della NATO e la tutela dei russofoni nel Donbass – e ha espresso apprezzamento per il coinvolgimento della Santa Sede negli sforzi umanitari, in particolare per il ricongiungimento dei bambini separati dalle loro famiglie a causa della guerra.
«Palese crudeltà»: Lavrov denuncia gli attacchi ucraini contro i civili
Il ministro degli Esteri russo ha puntato il dito contro la «palese crudeltà» degli attacchi ucraini contro obiettivi civili, citando l'ultimo episodio risalente a lunedì: un'ondata di raid contro diverse regioni della Russia meridionale che ha causato la morte di tre minori e il ferimento di altri sei in un asilo nido a Krasnodar. «Non dimenticheremo mai e chiederemo giustizia per il sanguinoso attacco terroristico di Zelensky a Starobelsk», ha aggiunto Lavrov, riferendosi al bombardamento con droni di un dormitorio universitario nel Donbass dello scorso maggio, che costò la vita a 21 persone, per lo più ragazze adolescenti.
Lavrov ha accusato Kiev di condurre una campagna senza precedenti contro la lingua e la cultura russe, definendo l'Ucraina «l'unico paese che ha apertamente vietato il russo» e auspicando che i diplomatici del Vaticano sollevino la questione direttamente con le autorità ucraine.
Un capitolo a parte è stato dedicato alla difficile situazione della Chiesa ortodossa ucraina canonica, oggetto di una repressione sistematica da parte del governo di Kiev. A Gallagher è stata consegnata una copia dell'ultimo rapporto – già presentato all'ONU e all'OSCE – che documenta le «azioni illegali» contro la Chiesa, il clero e i fedeli, descrivendo le irruzioni nei monasteri, i sequestri di beni e i procedimenti penali contro i sacerdoti accusati di collaborazione. «Le autorità ucraine stanno perseguendo a livello legislativo la distruzione della Chiesa ortodossa ucraina canonica», ha denunciato Lavrov, esortando la Santa Sede a esaminare più da vicino la questione.
Un rapporto «affidabile e pragmatico» nonostante le divisioni
Nonostante le profonde divisioni geopolitiche, la Russia e il Vaticano sono riusciti a mantenere un rapporto «affidabile, amichevole e pragmatico», ha sottolineato Lavrov, elogiando la Santa Sede per aver privilegiato la diplomazia e le soluzioni pacifiche. Mosca, ha aggiunto, rimane pronta a collaborare strettamente con il Vaticano sulle questioni umanitarie, dalla difesa dei valori spirituali e morali tradizionali allo scambio di prigionieri, fino alla protezione delle comunità cristiane in tutto il mondo.


