Il lato oscuro della crescita
La maggior parte della società americana non beneficerà dei nuovi miglioramenti tecnologici
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In the Growth is over, Paul Krugman sottolinea come la maggior parte delle analisi economiche attuali si concentrano sul breve periodo: in particolare, il “fiscal cliff” negli Stati Uniti, i problemi del debito nella zona euro e l'ennesimo tentativo del Giappone di uscile dalla deflazione. Ma cosa sappiamo sulle prospettive di prosperità di lungo periodo?, si domanda il noto economista americano. Le previsioni delle proiezioni di crescita, prodotte in particolare dalle agenzie ufficiali governativa, come il Congressional Budget Office, continuano ad affermare che la crescita economica per le prossime decadi assomiglierà a quella passata - con la produttività che aumenterà ad un ritmo similare a quello presente nel paese dagli anni '70 – e che la diseguaglianza salariale, cresciuta in modo drammatico negli ultimi anni, aumenterà solo in modo modesto.
Le agenzie compiono queste previsioni, sottolinea Krugman, perché soi conosce talmente poco sulle prospettive di crescita futura che ritengono semplicemente che il futuro debba assomigliare al passato recente. Tuttavia, nel caso in cui la diseguaglianza sociale continuerà a salire nei prosimi anni, non si può escludere il rischio concreto di una guerra di classi — non le opzioni che le agenzie governative inseriscono nelle loro analisi.
Secondo un modello di analisi economico ideato recentemente da Robert Gordon della Northwestern University, la crescita di lungo periodo non rappresenta un processo inevitabile, ma è stata dal 1700 prodotta dalle diverse rivoluzioni industriali, che hanno contraddistinto i vari secoli, tutte basate su una serie di straordinarie innovazioni tecnologiche. Ma, sottolinea Gordon, l'ultima di queste, la information technology ed Internet in particolare, produce proventi per le aziende nettamente inferiori a quelli della seconda rivoluzione industriale di metà ottocento, fondata su tutte le implicazioni economiche dell'elettricità. Pur non condividendo la tesi di Gordon, Krugman sottolinea come per anni l'innovazione tecnologica si è arenata sull'impossibilità di permettere ai computer di compiere azioni che gli umani considerano semplici e naturali, come capire discorsi o individuare oggetti. Ultimamente, anche queste barriere sono cadute ed i software di ultima generazione possono produrre risultati interessanti anche da questo punto di vista non per una nuova comprensione delle qualità umane, ma utilizzando gli enormi database accumulati negli anni. Il risultato: riconoscimento del linguaggio anche se ancora imperfetto, è divenuto oggi uno strumento utile, mentre quello degli oggetti ha bisogno di un ulteriore perfezionamento per essere trasformato in maggiore produttività economica.
Per Krugman, contraddicendo la tesi avanzata da Gordon, quindi, le macchine a breve potranno sostituire ore di lavoro umano ed aumentare la crescita economica del lungo periodo. Ma - e resta la domanda cruciale a cui rispondere - chi ne beneficierà? E' fin troppo facile rispondere che questa, conclude l'economista americano, lascerà indietro la maggior parte della società americana, dato che macchine più intelligenti finiranno con il rendere inutile l'azione di lavoratori anche con molte qualifiche e conoscenze, ma le cui competenze e la cui formazione diventeranno ridondanti.

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