Il mito della superiorità aerea USA si infrange sui cieli dell'Iran

Dopo decenni di dominio incontrastato, l'aviazioneUSA subisce perdite mai viste dai tempi della Guerra del Vietnam. I sistemi di difesa iraniani centrano velivoli stealth e da combattimento. Il silenzio del Pentagono alimenta le speculazioni

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Il mito della superiorità aerea USA si infrange sui cieli dell'Iran

Teheran diffonde immagini dei rottami. Washington non conferma ma nemmeno smentisce del tutto. Nel frattempo, la popolazione locale viene invitata a catturare i piloti statunitensi vivi.

Le forze armate della Repubblica Islamica hanno annunciato di aver abbattuto due caccia statunitensi nelle ultime ore, tra cui un secondo F-35 stealth. Il fiore all’occhiello dell’aeronautica militare USA. Se confermato, si tratterebbe di un colpo tremendo per la presunta superiorità aerea statunitense nella regione, già messa a dura prova da settimane di conflitto aperto, dove l’Iran ha quantomeno messo in discussione questa pretesa della coalizione Epstein.

Secondo quanto riportato dai Guardiani della Rivoluzione, il primo velivolo è stato centrato nel centro del Paese. Un F-35 appartenente al celebre squadrone di Lakenheath, la base britannica che ospita il 48° Fighter Wing dell’US Air Force, sarebbe precipitato dopo essere stato colpito da un sistema di difesa aerea “di nuova generazione”. Le condizioni del pilota restano ignote: il caccia si sarebbe completamente disintegrato all’impatto.

Ma la versione ufficiale iraniana ha subito una correzione parziale nelle ore successive. Diverse agenzie e fonti vicine agli ambienti dell’intelligence hanno infatti segnalato che il relitto recuperato non appartiene a un F-35 bensì a un F-15E Strike Eagle. A tradire l’identità del velivolo sarebbe stata la deriva verticale, con marchi inequivocabili: il distintivo dell’US Air Force in Europa, una striscia rossa e il codice “LN”, tipico del 494° Fighter Squadron, reparto che opera proprio con gli F-15E.

Non è un dettaglio da poco. Perché mentre Teheran rivendica l’abbattimento di un caccia stealth di quinta generazione, i fatti raccontano una storia leggermente diversa ma ugualmente imbarazzante per il Pentagono. Si tratterebbe infatti del quarto F-15E perso dagli Stati Uniti in questo conflitto. I primi tre erano finiti giù il 2 marzo scorso per un incredibile episodio di fuoco amico da parte di un F/A-18 della Kuwait Air Force.

I social network iraniani, nel frattempo, si sono riempiti di foto e video dei rottami. Un sedile eiettabile, pannelli di fusoliera carbonizzati, cavi e lamiere contorte. Alcuni utenti hanno subito sollevato dubbi sull’autenticità delle immagini, ipotizzando l’uso dell’intelligenza artificiale. Altri invece le hanno giudicate coerenti con un impatto ad alta velocità.

C’è poi un secondo abbattimento, avvenuto poche ore prima a sud dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Qui un altro caccia nemico - stavolta non meglio identificato - sarebbe stato centrato dai sistemi della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, precipitando tra l’isola di Hengam e Qeshm, “negli abissi del Golfo Persico sempre vivo”, come scrive con enfasi la stampa locale.

La sequenza di perdite statunitensi, secondo fonti iraniane, sarebbe impressionante dall’inizio dell’aggressione: due F-35, un F-18, due F-16 e quattro F-15. Il Pentagono ha ufficialmente confermato solo tre F-15 e un KC-135, spiegando alcuni episodi con “fuoco amico” o “incidenti”. Una strategia comunicativa che molti esperti definiscono ormai un tentativo disperato di nascondere l’entità del disastro. Tanto che persino la recente perdita di un caccia F-35 in Nevada, annunciata dai militari USA, viene interpretata da più parti come una copertura per quelli andati giù in Iran.

Intanto, la televisione di Stato iraniana ha lanciato un appello diretto alla popolazione civile della provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, invitando i cittadini a catturare vivi i piloti statunitensi eventualmente sopravvissuti. In cambio, una “ricompensa di valore”. Un messaggio passato in chiaro durante un telegiornale locale, con tanto di numero verde e indicazioni su come consegnare i militari alle forze dell’ordine.

Secondo fonti citate dall’agenzia Tasnim, i tentativi di recupero statunitensi sarebbero già falliti. Elicotteri Black Hawk e un C-130 sarebbero stati inviati vicino al confine, ma uno degli apparecchi sarebbe stato colpito dalla contraerea iraniana, costringendo l’intera missione a ritirarsi. Axios conferma che è in corso una ricerca per due membri dell’equipaggio, senza specificare se si tratti degli stessi piloti del velivolo abbattuto.

Il comando centrale USA, per ora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Nessuna conferma, ma nemmeno una smentita categorica. Solo il silenzio e qualche portavoce che, in passato, aveva parlato di “danni” più che di perdite totali.

Per decenni, la superiorità aerea degli Stati Uniti è stata considerata un dogma indiscutibile. Dai cieli del Vietnam a quelli dell’Iraq e dell’Afghanistan, nessuna forza aerea aveva mai seriamente minacciato il dominio tecnologico e operativo dell’US Air Force. I caccia stealth come l’F-35 rappresentavano proprio l’apoteosi di questa invincibilità: velivoli invisibili ai radar, costruiti per colpire senza essere mai colpiti. Eppure, quello che sta accadendo sull’Iran sembra aver scalfito per la prima volta questo mito. Non perché Teheran disponga di una flotta paragonabile a quella statunitense - sarebbe ridicolo persino suggerirlo - ma perché ha dimostrato qualcosa di forse più inquietante per il Pentagono: che i sistemi di difesa iraniani, sviluppati in decenni di sanzioni e isolamento, sono oggi in grado di inquadrare e abbattere i migliori velivoli che il denaro USA possa comprare. Due F-35 colpiti in meno di un mese. Una dozzina tra F-15, F-16 e F-18 abbattuti o danneggiati. Non importa se si tratti di fuoco amico, di missili terra-aria o di droni kamikaze: il dato di fondo è che la presunta cappa di invincibilità che avvolgeva l’aviazione USA si è squarciata. Per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica, qualcuno sta davvero rendendo la vita difficile agli Stati Uniti nei cieli di guerra. E l’Iran, volente o nolente, è riuscito dove pochi avevano persino osato provarci.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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