IL SUICIDIO EUROPEO

15469
IL SUICIDIO EUROPEO

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 


di Andrea Zhok
 

Alla luce dell'aria di gaio 'europeismo' che gonfia le vele del nuovo esecutivo, è opportuno proporre un breve sguardo panoramico sulla situazione internazionale, provando a prendere sul serio l'idea di guardare alla dimensione europea come unità.
 

Il quadro internazionale negli ultimi vent'anni si è trasformato in modo radicale.
 

Dalla Seconda Guerra Mondiale erano uscite due soli grandi potenze, e dagli anni '80 ne era rimasta in campo una sola, gli USA.


Sul piano tecnologico ed economico l'Europa era riemersa dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale gravemente ridimensionata, come un'appendice del mondo a guida americana.


Tuttavia l'Europa rimaneva un centro culturale e tecnologico a livello mondiale, e ciò, unito ad un'attenta politica di interventi statali mirati, le aveva consentito di riprendersi e raggiungere sul piano della produttività e dei redditi gli USA già all'inizio degli anni '70.
 

Negli anni '80 a questo 'gruppo di testa' si era aggiunto il Giappone, anch'esso guidato da interventismo statale e da una concentrazione sullo sviluppo tecnologico.


Questo quadro è stato sconvolto negli ultimi due decenni.


Da un lato Cina e India sono passati da 'giganti coi piedi di argilla' a potenze economiche, e tecnologiche. Anche qui, come in tutte le precedenti accelerazioni, investimenti mirati dello Stato hanno giocato un ruolo fondamentale, sia come impiego diretto di risorse, sia nella forma di efficiente collaborazione tra impresa privata e Stato.


Dall'altro lato gli USA, ma soprattutto l'Europa dalla fine degli anni '90, sono entrate in una fase di rallentamento, e spesso vera e propria stagnazione.
 

Sul piano economico, negli ultimi vent'anni l'Unione Europea ha presentato di gran lunga i tassi di crescita più bassi tra i grandi 'competitors' internazionali.
 

In questo quadro l'Europa occidentale ha una collocazione di peculiare fragilità per ragioni strettamente demografico-territoriali: ha una densità di popolazione già alta in un territorio comparativamente piccolo, e questo la rende dipendente da risorse esterne (da quelle alimentari alle materie prime) e al tempo stesso è ostacolata in direzione di ulteriori espansioni demografiche.


Finora l'Europa ha compensato i propri limiti strutturali, di territorio e demografia, con la forza culturale e tecnologica. Ciò le aveva consentito di disporre di un'elevata produttività e di un importante mercato interno, cui fare riferimento nel caso di (ricorrenti) perturbazioni internazionali.


Tutto ciò è stato messo a repentaglio negli ultimi decenni, in cui l'Europa ha perduto il suo primato culturale e tecnologico, e al contempo ha ridotto le dimensioni del proprio mercato interno, rendendosi sensibile a sbilanciamenti internazionali (come l'attuale guerra sui dazi).
 

Ciò non è accaduto per caso, ma per aver seguito una strategia ben definita nella cornice dell'Unione Europea a guida tedesca.
 

Questa strategia è guidata da tre capisaldi:

1) dalla stabilità monetaria, mirata a garantire sicurezza ai detentori di capitale (monetarismo, incardinato nello statuto dela BCE);

2) dall'orientamento della politica economica alle esportazioni, in modo da avere bilance dei pagamenti in attivo (neomercantilismo, specifico contributo tedesco);

3) dalla riduzione del ruolo attivo dello stato nella programmazione strategica, riconducendolo al ruolo di stato funzionale al mercato (neoliberismo, incardinato nel trattato di Maastricht).


La combinazione di queste scelte ha avuto come effetto:

a) di scaricare le perturbazioni internazionali sul lavoro e sui salari, riducendo il ruolo del mercato interno a favore di quello estero (ciò comporta che ogni qualvolta un mercato estero si satura, o un conflitto internazionale aumenta i costi di transazione, le esportazioni si contraggono e il sistema produttivo entra in crisi.)

b) di ridurre la capacità di promozione culturale e tecnologica degli stati, sempre più attenti in modo esclusivo ed ossessivo all'"equilibrio dei conti pubblici" (come se un sistema monetario sovrano, che per di più rappresenta il secondo PIL mondiale, dovesse "stare attento a conservare la fiducia degli investitori esteri").


Questa sinergia ha abbattuto la capacità di competere europea, colpendo proprio quei fattori che finora avevano dato all'Europa il suo unico vantaggio competitivo: la presenza di un ampio ceto medio, con un'elevata preparazione (comparativamente parlando), capace di assorbire merci come mercato interno e di fornire forza-lavoro altamente qualificata + la tradizione di supremazia culturale, tecnologica e organizzativa derivata dall'aver partecipato alla prima industrializzazione, dal XVIII secolo.


Questo processo non è però giunto al termine, ma continua, giacché la Germania non è interessata a modifiche sostanziali, e non lo è per una ragione egoisticamente ottima: essendo l'economia europea più competitiva può usare gli altri paesi come 'buffer' in caso di crisi, tenendo sempre la testa sopra la linea di galleggiamento anche nei periodi peggiori. La Germania è cioè nella condizione di usare il sistema attuale, che ne sottovaluta la moneta (in rapporto alla propria bilancia dei pagamenti costantemente in eccesso), assorbendo sempre la fetta maggiore della ricchezza che giunge in Europa.


In sostanza, la Germania è nelle condizioni di 'vampirizzare' tutti gli altri paesi UE, anche quando la situazione dell'insieme del sistema europeo perde costantemente di statuto internazionale e di competitività.


Questa è la situazione reale.


Chi la butta in caciara a colpi di 'sovranisti vs. europeisti', facendone una rissa da stadio si limita a permettere allo status quo di permanere intoccato.


Chi canta le lodi dell'Europa, fingendo di non conoscere l'abissale differenza tra l'Europa dei popoli e dei lavoratori, e le istituzioni dell'Unione Europea, è un brigante in malafede.


Chi evita questo livello del discorso, intrattenendo il pubblico su fatti di costume, personalismi politici e chiacchiere a costo zero sui 'diritti civili' è complice della situazione.


Auguro (senza molta fiducia) al governo italiano che parte oggi di non assimilarsi a nessuno di questi gruppi oramai tradizionali di dannosi quaquaraquà.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni   Una finestra aperta Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia? di Fabio Massimo Paernti Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca di Alessandro Bartoloni La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Virginia Libero, una storia triste (e penosa) di Paolo Desogus Virginia Libero, una storia triste (e penosa)

Virginia Libero, una storia triste (e penosa)

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo di Geraldina Colotti Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra di Marinella Mondaini Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Chi sono i veri nemici dell'Europa di Giuseppe Giannini Chi sono i veri nemici dell'Europa

Chi sono i veri nemici dell'Europa

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni di Giorgio Cremaschi La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti