Virginia Libero, una storia triste (e penosa)
1416
di Paolo Desogus*
La breve vicenda di Virginia Libero, segretaria dei giovani dem, si è trasformata in pochissimo tempo in una storia triste e penosa. Come molti ho apprezzato le sue parole contro la guerra. Le ho trovate giuste anche nei toni. E ho anche pensato di scrivere qualcosa per elogiarla, soprattutto dopo il fuoco di fila degli estremisti del suo partito, come Gori e Zampa. Per prudenza ho però voluto aspettare.
Vi confesso che non immaginavo una simile retromarcia. La segretaria dei giovani dem si è sostanzialmente rimangiata tutto e ha ripreso la solita retorica dell'aggressore e dell'aggredito e della necessità di dare armi all'Ucraina. Ora, vorrei evitare di concentrarmi su di lei. I giovani dem hanno del resto un ruolo politico molto marginale, del tutto inferiore a quello che avevano le organizzazioni giovanili di sinistra di un tempo.
Vorrei piuttosto soffermarmi sulla condizione di ricatto di cui è ostaggio la politica. Non credo infatti che la Libero fosse in combutta con la Schlein per dare al PD una parvenza di pacifismo. Se fosse così, non avrebbero gestito così male la ritrattazione apparsa ieri sul Corriere della sera. Per come è andata ci hanno fatto tutti una figuraccia.
La questione ritengo sia un'altra. Il PD è un partito sotto ricatto. È sicuramente un partito occupato da politici in malafede, legati a gruppi di interesse, e da carrieristi in cerca di strapuntini. Ma per una questione di tenuta della baracca e del consenso deve anche includere figure dal profilo autonomo. Elly Schlein è sicuramente una di queste. Se al suo posto avessero piazzato un altro come Letta, il PD sarebbe morto.
Ma Schlein, Bersani o Cuperlo o forse anche la Libero (vedremo) possono andare nella misura in cui sottostanno a un ricatto più o meno implicito. Sono in altre parole "tollerati" entro specifici margini. Quando vengono superati, come nel caso delle posizioni sulla guerra, il ricatto diventa esplicito e innesca la macchina del fango.
Naturalmente possiamo chiederci perché queste figure accettino di stare in un partito così malato diventandone di fatto complici. Ma finiremmo per non vedere che la questione è generale. Il PD è senz'altro un caso esemplare. Lo è per le profonde pressioni che subisce, per la funzione politica di freno a una vera politica sociale. Ma in forme diverse tutta la politica italiana è soggetta a un'ingerenza generale che promuove lo status quo.
Diremmo anzi che tutto lo stato italiano attraverso varie forme subisce il diktat dei mercati e dei vincoli esterni, USA, UE e persino di Israele, a cui abbiamo ceduto la cybersicurezza. La triste vicenda di Virginia Libero è allora solo la punta dell'iceberg di un problema generale legato a una fitta serie di squilibri di potere e di conflitti da cui è possibile uscire solo con una politica più forte e organizzata, una politica che sappia porre una barriera più solida alla logica dei ricatti e alle pregiudiziali dei vincoli esterni.
*Commento Facebook del 17 settembre 2026


