Karim El Sadi: Rai e Palestina, non chiamatelo ''servizio pubblico''

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Karim El Sadi: Rai e Palestina, non chiamatelo ''servizio pubblico''

 

di Karim El Sadi - membro del Gpi (Giovani Palestinesi d'Italia)

L’imbarazzante collegamento di Rai News 24 da Gerusalemme, tra silenzi e narrative fuorvianti

Per chi segue attivamente la causa palestinese ieri sera non ha potuto che rimanere sconcertato e indignato per quanto accaduto a Gerusalemme.

Le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione in massa nella spianata delle moschee reprimendo le decine di migliaia di palestinesi che, dopo aver spezzato il digiuno, si sono riuniti per protestare pacificamente contro il piano di evacuazioni di famiglie palestinesi, messo a punto da Israele nel quartiere gerosolomitano di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme est.

I poliziotti hanno usato la forza contro i dimostranti utilizzando lacrimogeni, sound bomb e proiettili di gomma esplosi ad altezza uomo. Totale: circa 200 feriti e decine di arresti. Un atto di forza gratuito e una provocazione vergognosa messa in atto in quella che è considerata la seconda meta più importante per i fedeli musulmani e il simbolo della causa palestinese: Al Aqsa. L’indignazione, quindi, è tanta. Ma per chi si trova ad esempio dall’altra parte del Mediterraneo, come chi scrive, l’indignazione è stata maggiore allorquando ci si è resi conto che in Italia di quelle immagini che venivano girate sul posto da associazioni e coraggiosi testimoni oculari (provvidenzialmente oscurati sui social) se n’è parlato poco o malissimo. Salvo qualche lancio anonimo di agenzia stampa, o sito web. E se da una parte il mondo della carta stampata è stata a dir poco pressapochista e in parte silenziosa, dall’altra il mondo della televisione è stato oltremodo fuorviante. Che è decisamente peggio.

E’ il caso di Rai News 24, presente a Gerusalemme con il suo corrispondente, Raffaele Genah, il quale descrive in diretta nazionale e internazionale quello che secondo lui sta accadendo da qualche giorno nella città santa e in Palestina.

Il giornalista, già Vice Direttore del TG1 nel 2000, parla di “scontri iniziati dal quartiere di Sheikh Jarrah che hanno fatto da innesco alle violenze di questi giorni” per poi estendersi anche nella spianata delle moschee; parla di “immediati appelli delle città palestinesi per sostenere le manifestazioni”; parla di “Hamas” e delle “minacce” che rivolge l’organizzazione di resistenza islamista. E parla, infine, degli attacchi dei palestinesi degli ultimi giorni nei territori occupati a Tulkarem e Nablus contro “soldati che stavano rientrando in caserma al termine del loro turno operativo” o contro “civili a una fermata dell’autobus”.

Non una parola sul regime di occupazione in Palestina; non una parola sulle violenze e gli arresti arbitrari commessi ieri dalle forze israeliane ai danni della popolazione civile palestinese; non una parola sull’espropriazione di stampo coloniale dei residenti di Sheikh Jarrah; non una parola sui feriti palestinesi (molti dei quali colpiti con danni irreversibili agli occhi); non una parola, infine, sulle sistematiche ronde dei coloni ebrei suprematisti.

Centosedici secondi, questo il tempo di durata del collegamento di Rai News 24. Nemmeno due minuti di tempo per un collegamento colmo di inesattezze, informazioni parziali e condite da una narrativa unilaterale. Non solo. Nel servizio è totalmente assente il contesto storico e politico di quanto viene illustrato. Un fatto gravissimo, questo, perché suggerisce, a chi è casa, un’idea distorta della realtà: in questo caso una situazione di tensioni generata da immotivate rivolte palestinesi per le quai l’esercito israeliano si è visto costretto a intervenire e rispondere per garantire l’ordine pubblico. Insomma, parliamo della solita narrativa israeliana secondo la quale il sedicente stato ebraico è legittimato a difendersi con ogni mezzo dal cattivo terrorista arabo (i palestinesi non vengono nemmeno definiti come tali). Nulla di più errato e fuorviante. Da una televisione di Stato e soprattutto da un ex vice direttore di un telegiornale (tra l’altro pagato 201.981€ lordi nel 2019 e, sia chiaro, ce ne rallegriamo), quantomeno dovremmo aspettarci un servizio di informazione trasparente ed obiettivo e non 120 secondi scarsi di imprecisioni e palesi omissioni.

Una televisione di Stato dovrebbe essere in primo luogo una televisione garante di un’informazione super partes. Ma quello di ieri è stato un clamoroso (ci auguriamo involontario) assist alla narrativa di una delle parti - se così vogliamo definirle - ovvero quella israeliana, per altro potenza occupante. Grave, gravissimo errore. Dopo lo scivolone con il caso Fedez, che via Mazzini aveva goffamente tentato in un primo momento di “censurare” in occasione del concertone del 1° maggio, tutti speravamo che la Rai cercasse di provvedere a raddrizzare il tiro quanto prima, andando a intervenire su quegli ingranaggi editoriali e direttivi da troppo tempo arrugginiti. Ma così non è stato.

Dispiace, e lascia interdetti, specie quei milioni di contribuenti che ogni anno pagano il canone Rai con l’aspettativa di avere in cambio un servizio di informazione competente, oggettivo e trasparente. Un servizio che, invece, sembra tutto meno che “pubblico”.

Foto © Alkharouf Mostafa

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