"Ci stiamo difendendo, non siamo ancora passati all'aggressione": il viceministro degli Esteri iraniano sugli attacchi USA-Israele

"Eravamo a un passo dal successo, loro hanno preferito colpire. Chi può chiederci di fidarci ancora?". L'ombra di Israele dietro il fallimento dei negoziati

4218
"Ci stiamo difendendo, non siamo ancora passati all'aggressione": il viceministro degli Esteri iraniano sugli attacchi USA-Israele

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

In un'intervista all'emittente russa RT, il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha ribadito un concetto chiaro: la pazienza strategica è finita. Ma non per scelta di Teheran, bensì per la "doppia slealtà" di Washington, che ha spinto la Repubblica Islamica verso un conflitto che non cercava.

"Ci stiamo difendendo. Non siamo noi gli aggressori". È il cuore del messaggio di Gharibabadi, che respinge al mittente qualsiasi accusa di escalation. Davanti agli occhi della comunità internazionale, il diplomatico iraniano ha dipinto la cronaca di un'occasione di pace bruciata dalla bellicosità dell'asse USA-Israele.

La ricostruzione di Gharibabadi è impietosa. L'Iran era seduto al tavolo, pronto a stringere un accordo. I negoziati, secondo il viceministro, erano “a un passo dal successo". Poi la mossa che ha fatto crollare tutto.

"Stavamo trattando in buona fede, avevamo persino avanzato nostre iniziative costruttive", ha raccontato Gharibabadi. "Ma loro, gli Stati Uniti insieme a Israele, hanno scelto la via dell'azione militare. Hanno tradito la diplomazia. Non una, ma due volte".

Un "tradimento" che come evidenzia Teheran svela la vera natura della controparte occidentale. "Questo dimostra al mondo intero che non erano interessati a una soluzione pacifica. Dietro le loro mosse si nascondevano altri obiettivi, altre cospirazioni contro l'Iran", ha incalzato il viceministro.

Di fronte a questa aggressione diplomatica, la domanda che Gharibabadi rivolge alla comunità internazionale è retorica ma carica di significato: "Quale Stato, dopo essere stato ingannato due volte, potrebbe tornare a fidarsi? Chi può consigliare all'Iran di sedersi di nuovo a un tavolo con loro?".

La risposta è implicita nella decisione presa a Teheran. Oggi la priorità è un'altra. "Ora pensiamo solo a una cosa: difendere il nostro paese, difendere la nostra gente. Siamo in guerra", ha dichiarato senza esitazioni Gharibabadi, sottolineando però la natura difensiva della posizione iraniana.

"Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale è stato chiaro: noi ci stiamo difendendo. Non siamo ancora passati all'aggressione, perché non è nella nostra natura. Siamo noi quelli che hanno subito l'ostilità".

Il viceministro ha poi precisato i contorni di questa "difesa attiva". L'Iran non minaccia i Paesi vicini, con cui anzi vuole "mantenere eccellenti relazioni". Ma non può restare a guardare mentre il suo popolo è in pericolo.

"Se il nostro territorio e la nostra gente sono minacciati, abbiamo il diritto sacrosanto di rispondere. Non abbiamo altra scelta che colpire gli interessi statunitensi ovunque li possiamo raggiungere, comprese le loro basi militari nella regione". Una dichiarazione che suona come un avvertimento chiaro a Washington e ai suoi alleati.

Gharibabadi ha infine voluto ricordare che l'Iran non è nuovo a queste prove di forza imposte dall'esterno. "Abbiamo già vissuto tutto questo. Abbiamo sopportato otto anni di guerra imposta dal regime di Saddam, appoggiato dall'Occidente. Abbiamo perso grandi figure, abbiamo perso tante vite. Ma il sistema ha retto, e il popolo ha resistito".

Anche la recente scomparsa di alti comandanti militari, secondo il viceministro, non spezzerà la determinazione iraniana. "Perdere un comandante è un dolore immenso per l'Iran. Ma il nostro sistema è vivo, è forte, ed è in grado di sostituire ogni figura. L'hanno già fatto subito dopo la morte dei nostri generali. Siamo in guerra, sì. Ma l'Iran è una nazione grande, unita e determinata a difendere la propria sovranità".

Una nazione che, chiusa ogni altra porta, si prepara ora a difendersi con tutti i mezzi a disposizione.

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia di Alessandro Bartoloni La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia

La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

I doppi standard di Giorgia Meloni di Fabrizio Verde I doppi standard di Giorgia Meloni

I doppi standard di Giorgia Meloni

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra di Michelangelo Severgnini Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA   Una finestra aperta Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA

Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”? di Francesco Santoianni Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

L'UE e la sinistra di Antonio Di Siena L'UE e la sinistra

L'UE e la sinistra

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti