Nato in frantumi: l'ultimatum di Trump a Kiev e il "gran rifiuto" europeo
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Con il dovuto rispetto da parte nostra per i morti, la sceneggiata a lumi di candele in mano di Kaja-Fredegonda-Kallas, Andrius-Merlino-Kubilius e dei ministri degli esteri UE a Kiev aveva uno scopo ben più terreno che non il proclamato celestiale omaggio funebre alle vittime di Bucha. Posto che su quello che, per assioma, viene qualificato un “crimine russo”, solo la Russia ha chiesto l'istituzione di una commissione d'indagine internazionale, per appurare dinamica e autentici responsabili dei fatti del 2022, i pellegrini europeisti in processione pasquale in Ucraina erano lì per dire alla junta nazigolpista, sostanzialmente, che non c'è trippa per gatti. Tra singhiozzi di dolore cristiano, Fredegonda ha dovuto confessare ai majdanisti che è presto per pensare a un ingresso in UE di là da venire e, soprattutto, i 90 miliardi di euro a suo tempo promessi, al momento, servono alle tasche dei prodi di Bruxelles.
Questo, in sintesi, il “martedì di passione” dei penitenti europei a Kiev e, per il diretto interessato, se non è il caso di prevedere resurrezioni di sorta al terzo giorno, pare anzi che le spine della corona gli vengano conficcate non solo tra le lacrime europeiste, ma con ben più crudeli colpi assestati dagli americani.
Per quanto riguarda i miliardi europei, si ricorderà che il 19 marzo scorso il vertice UE non era riuscito ad approvare il prestito all'Ucraina: Ungheria e Slovacchia avevano bloccato il trasferimento dei fondi dopo che Kiev ha interrotto le forniture di petrolio russo attraverso l'oleodotto “Družba”. Da parte USA, le cattive notizie per la banda majdanista riguardano il quasi-ultimatum lanciato da Donald Trump per il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass in cambio garanzie di sicurezza e sostegno, condizione ribadita nel corso dei colloqui bilaterali svoltisi in USA il 21 e 22 marzo. Stando a Ukrainskaja Pravda, in caso di rifiuto ucraino, Washington potrebbe tagliare gli aiuti e concentrarsi su altri progetti. «Gli americani non vedono alcuna possibilità di raggiungere un accordo sulla questione principale. E questo potrebbe costringerli ad abbandonare completamente il processo, concentrandosi sull'Iran, sulle elezioni in casa propria e altro», ha confessato uno dei ras della banda di Zelenskij; ma, ha aggiunto, «non riesco a immagine come ciò possa essere attuato in Ucraina». Secondo alcune fonti, infatti, Kiev tenterebbe di ammorbidire la posizione americana, proponendo formati alternativi; ma la richiesta chiave di Washington rimane invariata: ritiro dal Donbass.
In effetti, pare che gli yankee, al momento, siano alle prese con altre “gatte da pelare”, a partire dal rifiuto europeo di cooperare nelle questioni militari legate all'aggressione all'Iran, con alcuni paesi che negano all'aviazione militare USA l'uso di basi militari sui propri territori, quantunque pochi arrivino a chiudere i propri spazi aerei agli americani. Nel caso della Francia, per esempio, Trump ha scritto su Truth che Parigi «è stata molto poco collaborativa nel trattare con il “Macellaio dell'Iran”, ora definitivamente distrutto! Gli Stati Uniti non dimenticheranno!!!». E il Segretario di Stato Marco Rubio ha accusato la NATO di agire unilateralmente contro gli USA: se «non possiamo usare queste basi per difendere gli interessi americani, allora la NATO è una strada a senso unico. La NATO significa che le nostre truppe sono in Europa per difendere l'Europa, ma quando abbiamo bisogno di aiuto, non lo riceviamo» e ha aggiunto che Washington dovrebbe ripensare al significato dell'alleanza. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha dichiarato che il presidente deciderà sul futuro della NATO dopo la risoluzione del conflitto con l'Iran.
Evidentemente, il peso attribuito da Washington alla collaborazione da parte dei diversi paesi, cambia in ragione della rilevanza loro attribuita dagli USA stessi: si ricorderà come lo stesso Trump abbia risposto “No grazie” a uno Zelenskij che lo scongiurava di consentire a Kiev di intervenire nel conflitto mediorientale mettendo a disposizione della coalizione attaccante la “preziosa esperienza” ucraina in fatto di droni. Che l'Ucraina pensi ai propri problemi ed esca dal Donbass!
In ogni caso, osserva Nikita Mironov su Ukraina.ru, almeno due cose sono chiare: l'unità occidentale sta andando in pezzi e Trump è diventato “un'anatra zoppa” per i partner europei che, un tempo obbedienti, ora non lo ascoltano più. Una delle ragioni di tale comportamento, a giudizio del politologo Stanislav Tkacenko, è che gli europei, al pari dei golpisti di Kiev, si aspettano una possibile sconfitta del Partito Repubblicano alle prossime elezioni di medio termine: «estremamente delusi dalle mosse dell'amministrazione Trump, gli europei sperano che questi tempi bui passino». Come che sia, al momento Trump è concentrato sulla guerra in Medio Oriente e l'accademico Evghenij Semibratov si dice convinto che il presidente USA abbia bisogno di porre fine al conflitto in Medio Oriente, qui e ora: «comprende perfettamente che prolungarlo potrebbe portare a una sconfitta senza precedenti per il Partito Repubblicano alle prossime elezioni di novembre».
Dunque, agli europei: ci ricorderemo del vostro rifiuto; ai majdanisti ucraini: i vostri giorni sono contati se continuerete a rifiutare gli accordi. Lo scorso 10 marzo, ricorda Kirill Strl'nikov su Ukraina.ru, a guerra mediorientale in pieno svolgimento, Putin e Trump ebbero una conversazione telefonica sulla situazione in Medio Oriente e in Ucraina. Subito dopo, il tema ucraino, che era scomparso dal panorama mediatico americano, è tornato alla ribalta, non nel modo più confacente ai golpisti di Kiev. In un'intervista con il giornalista investigativo John Solomon, intitolata "Chi smaschererà l'imbroglio di Zelenskij?", Donald Trump Jr. ha sollevato una questione molto delicata. È emerso che nel 2022 l'intelligence statunitense aveva intercettato comunicazioni ucraine su un piano per utilizzare gli aiuti energetici USA come copertura per trasferire fondi alla campagna di rielezione di Biden nel 2024. All'epoca non si agì e, per una curiosa coincidenza, proprio ora il Direttore dell'Intelligence Tulsi Gabbard ha ordinato un'indagine approfondita sulla questione, raccomandando l'avvio di un procedimento penale. In molti collegano la mossa alla crescente irritazione di Trump nei confronti della gang di Kiev e di Zelenskij in persona: sullo sfondo della trappola iraniana, Trump ha un disperato bisogno di togliersi un peso e sarebbe felice se Zelenskij venisse arrestato e si firmasse un trattato di pace con la Russia.
A questo proposito, curioso è anche un recente scambio di battute tra Kaja Kallas e Marco Rubio. All'attacco di Fredegonda con «È passato un anno e la Russia non si è mossa. Quando finirà la vostra pazienza?», Rubio, alzando la voce, ha risposto: «Stiamo facendo tutto il possibile per porre fine alla guerra. Se pensate di poter fare di meglio, fatevi avanti. Noi ci faremo da parte». Il passo successivo di Kallas lo si è visto ieri a Kiev: niente 90 miliardi e ingresso di Kiev nella UE indefinito. Gli analisti sostengono che il cambio di rotta non sia casuale: gli europei avrebbero colto i segnali provenienti dagli USA, determinati a togliersi di dosso questo fastidioso problema, ragion per cui a Europa e NATO converrebbe tenere un basso profilo.
Sempre ieri, Zelenskij ha affermato che Putin gli avrebbe dato due mesi di tempo per ritirarsi dal Donbass, pena la modifica dei "termini del trattato di pace". È del tutto possibile, nota Strel'nikov; ma molto probabilmente è stato Trump, non Putin, a dargli questo ultimatum, «perché Putin ha da tempo già detto tutto quello che voleva e non è assolutamente nel suo status spaventare l'illegittima nullità verde».
Per quanto riguarda gli americani, il tempo stringe davvero, scrive l'editorialista di Ukraina.ru, perché senza la Russia, rassettare il disastro iraniano che si è riversato ovunque è assolutamente impossibile. Ecco perché il capo del Pentagono Pete Hegseth ha commentato con assoluto disprezzo i disperati tentativi di Zelenskij di accusare la Russia di aver fornito all'Iran informazioni che starebbero causando la morte di soldati americani. Hegseth ha sbottato dicendo: «Per quanto riguarda Russia e Cina, sappiamo perfettamente cosa stiano facendo e cosa non stiano facendo. Non c'è bisogno di rendere tutto pubblico, ma se necessario, rispondiamo, adottiamo misure difensive o agiamo direttamente. Non posso dire altro».
In un'intervista a Axios, Zelenskij ha ammesso che «la guerra in Iran è molto buona per la Russia e molto cattiva per l'Ucraina». In realtà, per quello che resta dell'Ucraina e per Zelenskij personalmente, conclude Strel'nikov, il "molto cattivo" non si è ancora verificato, e quando accadrà (e molto presto), sarà troppo tardi.
Appunto: come a evocare le sentenze del De bello civili «Cesare ritiene di dover rinunciare definitivamente a tentativi più volte intrapresi senza risultato e di pensare alla guerra». Kiev è avvisata.
https://ria.ru/20260401/nato-2084165924.html


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