La Cina si schiera con il Venezuela dopo i raid navali USA

Pechino critica uso della forza in acque internazionali

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In un post sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato un “attacco cinetico letale” contro una imbarcazione al largo delle coste venezuelane, definita “affiliata a una Organizzazione Terrorista Designata” e dedita al narcotraffico. L’episodio, secondo la ricostruzione di Trump, sarebbe avvenuto in “acque internazionali” e avrebbe causato la morte di sei uomini, da lui etichettati come “narcoterroristi”, sulla base di informazioni di intelligence. Il messaggio era accompagnato da un video che mostra una piccola barca colpita da un proiettile ed esplodere, sebbene le immagini non consentano di identificare né il numero di occupanti né la natura del carico.

Questa azione si inserisce in una strategia più ampia: da settembre scorso, forze statunitensi hanno condotto una serie di operazioni simili nel Mar dei Caraibi, sempre con la giustificazione di colpire il narcotraffico diretto verso gli Stati Uniti. Secondo i dati forniti dalle stesse autorità nordamericane, con quest’ultimo attacco salirebbero a 27 le persone uccise in alto mare. Una pratica che ha sollevato aspre critiche da parte di leader regionali come il presidente colombiano Gustavo Petro e il brasiliano Lula da Silva, oltre che dalle Nazioni Unite, che la considerano una forma di esecuzione sommaria contraria al diritto internazionale.

Il governo venezuelano ha bollato queste operazioni come una “aggressione” e ha messo in dubbio le reali motivazioni di Washington. Il presidente Nicolás Maduro accusa gli Stati Uniti di condurre una “guerra multiforme” per imporre un cambio di regime e appropriarsi delle immense risorse naturali del paese, dal petrolio all'oro. Molti leader mondiali e regionali hanno sottolineato la mancanza di prove a sostegno delle accuse USA contro Caracas.

In questo contesto teso, ha fatto ancora più rumore la ferma presa di posizione della Cina. Pechino ha condannato con un duro comunicato ufficiale non solo l'episodio dell'"attacco cinetico", ma anche un recente caso di intercettazione del peschereccio venezuelano "Carmen Rosa" da parte di un cacciatorpediniere USA. Il ministero degli Esteri cinese ha definito le azioni statunitensi uno "sconfinamento unilaterale" e una violazione delle norme internazionali, ribadendo la sua opposizione a qualsiasi interferenza esterna negli affari del Venezuela.

 
 
 
 
 
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La Cina ha ribadito il suo appoggio alla proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, respingendo qualsiasi azione che minacci la stabilità regionale. Ha inoltre espresso forte contrarietà “all’uso o alla minaccia dell’uso della forza nelle relazioni internazionali”, auspicando una cooperazione nella lotta al crimine transnazionale che rispetti pienamente la sovranità degli Stati.

L’incidente del “Carmen Rosa”, con i suoi nove pescatori sequestrati per otto ore, è stato denunciato dal Venezuela come un “assalto illegale” e un’ulteriore violazione dei diritti umani. Caracas insiste sul fatto che questi attacchi, privi di prove e di trasparenza, servano alla Casa Bianca per costruire una narrazione credibile del Venezuela come “narco-Stato” e giustificare un’aggressione militare.

Il quadro che emerge è dunque di una crescente tensione nelle acque caraibiche, con un’escalation militare statunitense dietro il pretesto dalla guerra alla droga, ma vista da molti come una modalità per raggiungere per scopi geopolitici più ampi, e con un attore globale come la Cina che si schiera apertamente a sostegno di Caracas, condannando l’unilateralismo di Washington.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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