La differenza tra fascismo, comunismo e "capitalismo dei furbetti" è solo semantica
Gli interessi forti sono di fatto esclusi dal rispetto della competizione e dalla legge
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Charles Hugh-Smith sul suo blog OfTwoMinds sostiene e argomenta perchè secondo lui nella società di oggi non esista più alcuna differenza tra fascismo, comunismo e quello che definisce il "capitalismo dei furbetti". Se non una differenza semantica.
Il teorico e primo esecutore politico del fascismo, Benito Mussolini l'ha definito come "la fusione del potere statale e di quello corporativo", in altre parole i cartelli statali e quelli corporativi sono un unico sistema. Il comunismo nel mondo reale, per esempio come praticato nella Repubblica popolare cinese, addensa il potere e protegge un'elite corrotta insieme ale varie imprese statali che controllano i settori più importanti. In altre parole, il governo agisce in modo tale da proibire tutto quello che può essere considerata una minaccia ai profitti e alle tangenti di chi gestisce questo sistema.
Arriviamo poi al modello capitalistico dei furbetti degli Stati Uniti, del Giappone, dell'Unione Europea e di varie cleptocrazie nel mondo. Nonostante i governi ricordano spesso ai propri cittadini la loro fortuna nel vivere in un libero mercato, prosegue Charles Hugh-Smith, nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà: queste economie sono sistemi capitalistici che proteggono e arricchiscono solo determinate elites, i cosiddetti insiders. Gli interessi forti sono di fatto escludi dal rispetto della competizione e dalla legge. L'essenza del capitalismo dei furbetti è naturalmente la fusione del potere statale e di quello corporativo. Vi ricordate la definizione di Mussolini? E quindi, a parte la semantica, esattamente come gli altri due modelli analizzati in precedenza.
In questo capitalismo di oggi, ci sono due tipi di regolamentazioni: una per le non elite e una per i "furbetti" o compari. E quindi si crea un sistema parallelo di due capitalismi: la varietà di libero mercato che si applica solo alle piccole imprese, che non sono protetti dallo stato, a cui si contrappone la varietà "furbetta" per le corporazioni e i cartelli protetti dallo stato. Dato che è stato creato ad hoc per politici parassiti e i loro protetti benefattori dei cartelli del settore privato, ogni tipo di riforma, anche quella più sensata e facile da ottenere come una riforma tributaria più equa, è impossibile da fare. Semplicemnte le agevolazioni fiscali beneficiano i "furbetti", che supportano i politici parassiti.
Una semplificazione del codice fiscale, conclude Charles Hugh-Smith, eliminerebbe una delle primarie fonti di finanziamento per i politici - tangenti in cambio di agevolazioni fiscali per i super ricchi. Si eliminerebbe anche il mezzo di sostentamento di un'intera industria che vive grazie alla complessità del codice fiscale. Il problema è che gli avvocati del settore non votano soltanto, ma sono una potentissima lobby per lo Status Quo, anche se lo Status Quo è truccato, ingiusto, uno spreco di risorse, assurdo...

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