La lezione economica di Putin all'Europa nella crisi ucraina

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La lezione economica di Putin all'Europa nella crisi ucraina

Nel suo ultimo post su Orizzonte 48, Luciano Barra Caracciolo definisce l'accordo raggiunto da Putin e Yanukocich sulla crisi ucraina come un “particolare salvataggio in forma di quantitative easing eteronomo" a carico della Banca centrale russa, esattamente quello che la BCE si rifiuta di fare nella zona euro, impedita dalla Germania e dal suo mandato.
 
La Russia ha una strategia che Barra Caracciolo definisce “imbattibile” di fronte alla punitiva strategia Europea a "controllo" ed austerità di stampo tedesco, che comporta deflazione e svendita degli asset a privati esteri, lasciando il paese nel dramma della disoccupazione di massa. Il debito pubblico ucraino, nelle stime del FMI relative al 2012, è pari al 35,24% del relativo PIL, pari a 362,948 miliardi di dollari . Un altro caso che dimostra come i paesi entrano in crisi per il debito privato, anche quando quello pubblico su PIL sia ben lontano dai limiti considerati dall'UE e dall'OCSE. I 15 miliardi di acquisto concessi da Putin sono pari a quasi il 12% del totale (cioè 15 miliardi su 127,9). Come se il debito italiano fosse acquistato dalla BCE, senza condizionalità, per circa 245 miliardi.
 
Putin ha anche abbassato la vendita del gas in un gesto di "contro-condizionalità", agli antipodi dell'ordoliberismo bancocentrico UEM, mirato a incentivare l'adesione Ucraina all'unione doganale promossa da Putin coi vicini dell'Europa orientale. Con il calo dell'onere dell'importazione di gas russo, il presidente russo ha posto le basi per un miglioramento della posizione debitoria ucraina. “Con una banca centrale indipendente 'pura' alle spalle, Putin non avrebbe potuto realizzare nulla di tutto questo. Ma nel frattempo si era preoccupato di ripulire la sua BC dagli emissari di deutschebank e di bundesbank, che tendevano a costruire una BC all'europea. Solo deflazionista e che, come il fatidico "lodo" Andreatta-Ciampi sul ''divorzio', tendeva a vedere come fastidiosa superfetazione la mitizzazione della crescita e del livello di occupazione”, ha chiosato Barra Caracciolo.

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