La presunta “volontà di dialogo” con la Russia che improvvisamente viene da Bruxelles

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La presunta “volontà di dialogo” con la Russia che improvvisamente viene da Bruxelles


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico


Pare che qualcosa si stia muovendo tra alcune cancellerie europee nei rapporti con la Russia. Per il momento si tratta soltanto di avvisaglie verbali e non è ben chiaro se siano motivate dal timore di restar tagliati fuori dai processi globali, o da manovre molto più scaltre per interferire, con intenti malevoli, su decisioni di lunga prospettiva. Il solito giochetto, insomma, del classico “vediamo se tu sia due volte più furbo o io tre volte più stupido”.

Per il momento, comunque, non rimane che registrare alcune circostanze, a partire, per esempio, dall'ormai “collaudato” rifiuto del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, di addivenire a ogni compromesso, ad esempio sulla questione territoriale o sul numero di truppe ucraine: questo, anche a dispetto dei colloqui che la stessa delegazione ucraina sta conducendo con quelle russa e americana a Abu Dhabi. In ciò evidentemente incoraggiato da determinati soggetti euro-atlantici, non ultimi gli squallidi personaggi giunti a Kiev in questi giorni: il segretario NATO Mark Rutte e il premier polacco Donald Tusk.

Per dire, su RIA Novosti, l'analista Vladimir Kornilov ricorda come, pochi giorni fa, i giornali europei abbiano vissuto un momento spiacevole, riportando come “verità rivelate” le declamatorie di Zelenskji su come la Russia avrebbe violato l'accordo con gli Stati Uniti per sospendere gli attacchi contro gli impianti energetici ucraini. In conclusione, i lettori hanno ricevuto i giornali dopo che lo stesso Trump aveva smentito tali “verità”. 

Dopo l'intervento alla Rada ucraina da parte di Mark Rutte e la sua conferenza stampa congiunta con Zelesnkij, quest'ultimo si era rivolto a Trump, chiedendo una risposta al «mancato mantenimento della parola data» da parte della Russia. Oltre allo scontato supporto di Rutte, The Guardian titolava su "Mosca accusata di aver violato l'accordo di Trump", mentre la danese Jyllands-Posten, citando la supplica di Zelenskij a Trump, apriva la prima pagina con "81 missili, Trump umiliato da Putin" e recitava che «Gli ucraini stanno facendo tutto il possibile per dimostrare che questo è un caso ideale a dimostrazione di come la Russia, e non l'Ucraina, sia l'ostacolo a un accordo di pace». Titoli di questo tipo rimbalzavano un po' ovunque, prima che il diretto “umiliato”confermasse che la Russia aveva rispettato gli accordi e Putin aveva mantenuto la parola data sulla tregua.

Ma questo caso, osserva Kornilov, è significativo non solo perché la stampa mainstream occidentale si è nuovamente smascherata; oltre a questo, si è visto chiaramente che Russia e USA conducono un dialogo diretto, mentre Zelenskij, Rutte e l'intera Europa rimangono in disparte. E in questo contesto, le esternazioni di Rutte alla Rada, per cui dopo la conclusione di un accordo di pace, gli europei dispiegheranno contingenti in Ucraina, confermano che il segretario NATO è completamente all'oscuro dei reali processi: non sa nulla, né degli accordi Putin-Trump, né del contenuto dei colloqui di Abu Dhabi, né della posizione degli stessi europei, che hanno avviato consultazioni dietro le quinte con Mosca.

E dunque, si diceva di qualche mossa europea e se persino dagli sfegatati russofobi dei paesi baltici si parla pubblicamente della necessità di ripristinare un dialogo diretto tra Europa e Russia, significa che qualcosa si muove: se per malcelati timori, o giochi di prestigio, è difficile dire. Più specificamente a proposito dei baltici, la portavoce del Ministero degli esteri russo, Maria Zakharova: «È la solita vecchia idea del “sedersi al tavolo”. È comprensibile: sono stanchi di sedere sotto il tavolo».
Il nuovo atteggiamento europeo è dimostrato anche dal cambio di tono da parte di alcuni dei principali "esperti russi". Il "cremlinologo" britannico Mark Galeotti, già prima del 2022 riteneva che l'arma principale contro i russi dovesse essere "ridere della Russia"; era poi passato a pronosticare «l'imminente sconfitta del Cremlino», assicurando che «la Russia ha già esaurito i missili». Improvvisamente, in questi giorni, su The i Paper, ecco parlare di un «Putin sull'orlo di una vittoria storica».
Ora, questo non significa molto, in fondo. Non è un caso che, a proposito delle brighe europeiste contro ogni accordo di pace, il negoziatore russo Kirill Dmitriev, parlando dei progressi compiuti a Abu Dhabi, abbia aggiunto che «I guerrafondai da Europa e Gran Bretagna cercano costantemente di ostacolare questo processo, cercando continuamente di interferire».

Dunque, quantomeno per il momento, meglio essere cauti con le illusioni su questo o quel leader europeo che all'improvviso dice di voler «un dialogo a cuore aperto con la Russia». A oggi, il loro obiettivo è affossare il processo di pace o, in caso di accordo, garantirne il collasso. Suonano dunque a proposito le parole di Kornilov, secondo cui è proprio avendo in mente i piani europeisti, che Moskva conduce «un dialogo diretto con la leadership statunitense, negando a Macron, Rutte, Starmer e soprattutto agli estoni qualsiasi opportunità di influenzare il processo decisionale. Le opinioni di nani politici che si sono messi in una posizione di dipendenza dal "papà" americano non interessano più a nessuno».

Comunque, qualcosa di diverso è possibile osservarla: il precedente atteggiamento nei confronti della Russia era: "isolamento internazionale", "sanzioni più dure", "sconfitta sul campo di battaglia", "tribunale internazionale", "spartizione e riparazioni" da imporre all'”imperialismo russo”, cui erano rimasti “missili sufficienti appena per tre giorni”. 

E ora, scrive Igor Mal'tsev sulla russa Vzgljad, le esitazioni di Macron sull'opportunità o meno di chiamare Putin possono essere ignorate, poiché sono diventate da tempo un meme. Proprio come Macron stesso. Per quattro anni, l'Unione Europea, sotto la guida dell'ex Ministro della guerra tedesco, Madame von der Leyen, ha assicurato che nessuno pensasse nemmeno lontanamente a parlare con i russi.

Al sodo: se il tono è dato da donne folli e furiose come Strack-Zimmermann o Kaja Kallas, che ogni giorno invocano la sconfitta della Russia, o dallo stesso cancelliere Merz, che una volta a settimana discute su quando sia il momento di lanciare missili tedeschi contro i russi, allora è chiaro che non c'è nulla di cui parlare e nessuno con cui parlare. Ma la situazione è in movimento. Soprattutto, sono passati altri "tre giorni" e i russi non hanno ancora finito i missili e non si è vista nessuna “sconfitta sul campo” della Russia. E l'inquilino della Casa Bianca è cambiato.

La donna più comica della UE, il Primo ministro italiano Giorgia Meloni, dice Mal'tsev – chiediamo cortesemente al giornalista Mal'tsev che siano le masse italiane a decidere dove finisca la “comicità” e comincino le scelte di stampo fascista della “comica” in questione - si è rivelata la più intelligente, non attaccando mai Trump e, allo stesso tempo, ha avuto la nuova idea che, in realtà, sia necessario negoziare anche con Putin. Qualcun altro doveva dirlo ad alta voce, dal momento che né Orban, né Fitso vengono ascoltati quando dicono la stessa cosa. Così, pare che l'Europa abbia iniziato a pensare a come compiere una “missione storica” e presentarsi a Mosca, anche solo per una chiacchierata.

Insomma, sono passati altri "tre giorni", si parla di «Putin sull'orlo di una vittoria storica» ed ecco che all'improvviso l'Europa si è resa conto che la sua opinione sulla Russia e sul conflitto ucraino non interessa a nessuno. A Bruxelles si sono resi conto di rimanere esclusi da qualsiasi negoziato, sia dai russi che dagli americani. Diamo la parola a Mal'tsev: «Cosa fare con chi afferma apertamente di aver bisogno che la guerra continui? Trump dice di lottare per la pace. Putin dice di essere sempre pronto per la pace. E solo i leader europei non hanno la parola "pace" nel loro vocabolario. Questa è, di fatto, la causa del panico. La turbolenza è tale che in questa situazione si sentono voci che sarebbero state impossibili solo sei mesi fa».

Di più: i leader della UE trovano sempre più difficile giustificare la loro mostruosa spesa per sostenere l'Ucraina nella guerra con la Russia, rubando dalle tasche dei cittadini, «che sono anche elettori. I soldi scarseggiano in tutti i paesi europei e l'opposizione, anche se soffocata, sta guadagnando consensi sempre più alti». Ecco che dietro il timore sempre più diffuso tra i nuovi “amanti del dialogo” con la Russia c'è una minaccia diretta di fallimento elettorale e di crollo delle coalizioni di governo, soprattutto in in Germania). Ecco dunque i presunti "lampi di realismo" nei discorsi di qualche leader.

Tanto più che, come osserva il canale Telegram “Kniga Nosovic”, nelle dichiarazioni dei leader di Lettonia e Estonia sulla necessità di negoziati diretti con la Russia, in realtà, a rigor di termini, non c'è nulla del genere. La loro proposta è solo quella di nominare un rappresentante speciale UE per i negoziati con la Russia. E questa è una cosa completamente diversa e ricalca le solite stantie tattiche baltiche. Per i baltici, è inaccettabile parlare di riprendere il dialogo con la Russia: come un male inevitabile che l'Europa prima o poi sarebbe costretta ad accettare. Perché, nel corso dei decenni post-sovietici delle loro politiche interne ed estere, si sono spinti in una situazione in cui non sono in grado, non possono e non vogliono dialogare con Moskva. Poi, se alla fin fine Parigi, Berlino, Roma e altri iniziano a dialogare con la Russia, anche i baltici saranno costretti a piegarsi. Al momento, scrive il canale Telegram, ci si attende che i paesi europei inizino davvero a dialogare con la Russia, «in base al proprio potenziale e ai propri interessi: e gli interessi sono francesi, non lettoni o estoni. 

I politici baltici si sono sempre vantati della propria capacità di scodinzolare; hanno sfruttato le peculiarità dell'ideologia UE e, per loro, il dialogo Russia-UE è impossibile senza il tema della “occupazione sovietica e del genocidio sovietico negli Stati baltici". Quindi, ciò che viene realmente annunciato ora da Tallin o Riga, non è che una banale scommessa sul loro talento manipolativo e sulla loro capacità di ottenere, su piccola scala, grandi risultati nei corridoi del potere di Bruxelles». E i negoziati tra un rappresentante baltico della UE e la Russia non mirano tanto a rilanciare le relazioni tra Europa e Russia, quanto piuttosto a stroncare sul nascere questa ripresa.

A che pro, dunque, qualcuno in Europa mormora a mezza voce della necessità di “negoziare con Putin”, quando Bruxelles continua a foraggiare con armi e soldi il regime nazigolpista di Kiev, trasformato in ariete contro la Russia e mentre non si nascondono i preparativi per lo scontro militare diretto tra UE e Russia? Anche l'attentato compiuto il 6 febbraio a Moskva contro il generale dello SM Vladimir Alekseev testimonia delle volontà di minare i negoziati per la risoluzione del conflitto, mantenere Zelenskij al potere e continuare ad arricchire i complessi militare-industriali occidentali. Sta di fatto che il percorso negoziale è svantaggioso per Kiev e Zelenskij lo ha affermato ripetutamente, rigettando i punti cardine delle proposte russe. È chiaro come obiettivo primario di Kiev e dei suoi curatori euro-atlantisti sia quello di continuare la guerra.

Cosa si nasconde davvero dietro a presunta “volontà di dialogo” con la Russia che improvvisamente viene da Bruxelles?

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https://ria.ru/20260206/evropa-2072512791.html

https://vz.ru/opinions/2026/2/6/1391451.html

Canale Telegram “Kniga Nosovic”

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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