Liberali e nazionalisti: trova le differenze

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Liberali e nazionalisti: trova le differenze

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di Giuseppe Giannini

C'è un tratto che avvicina il procedere politico tanto di quelli che si richiamano, in senso astratto, al liberalismo quanto di coloro che parlano di nazione. Gli eventi storici del Novecento e del nuovo Millennio confermano "l'amicizia" tra apparati (partiti, mondo dei media, centri di interessi economici), esteriormente in lotta per la contesa elettorale, ma spesso alleati nelle scelte e coalizioni, che si muovono tutti in direzione dell'affermazione del capitalismo. Corsi e ricorsi storici.

Le pagine più drammatiche, quelle che hanno visto le due guerre mondiali, con in mezzo la crisi economica determinata dagli eccessi dello sviluppo capitalistico, e la lotta al comunismo inteso come antidoto all'imperialismo, hanno poi prodotto la riformulazione dell'ordine mondiale imperniato sul capitalismo stesso. E, se sul finire del secolo scorso, almeno formalmente (partiti di sinistra e sindacati)  vi erano forze all'interno della società  (movimenti politici extraparlamentari, pratiche di mutualismo) organizzate ed alternative al dogma del mercato, successivamente gran parte di esse si sono svendute al capitale stesso. Un'operazione di restyling al passo con i tempi che ha ridotto la sfera di influenza che queste una volta esercitavano sulle masse dei salariati.

A loro volta, in gran parte, traditi da chi ne rappresentava ideologicamente il riferimento, accettando, acriticamente, il verbo consumistico, l'individualismo e la competizione al ribasso, hanno optato per altre vie, votando le destre estreme, come segno di rivalsa non tanto verso chi li aveva abbandonati, e nemmeno nei confronti dei carnefici (le forze moderate, le destre estreme), ma contro altri milioni di depauperati, più disperati di loro ( precari, percettori di misere forme di sussidio, migranti). Facendo, quindi, il gioco di conservatori e liberisti, rafforzandone il consenso in tutte le sfere, dai movimenti neoidentitari o che si richiamano all'orgoglio nazionale (AFD, Lega, Fratelli d'Italia, la Lepen, Farage in Inghilterra, Vox in Spagna ecc.) a quelli di governo sovranazionale (Ursula von der Leyen come punto di intesa austeritaria e guerrafondaia tra il liberismo bipartisan dei popolari e socialdemocratici).

All'interno di questa unione di intenti, incapace di scalfire il predominio USA-NATO, anzi, ad essi sottoposti ed in continuità con ogni forma di colonialismo (politico, economico, culturale) cercano di trovare posto soggetti, di dubbie capacità, in cerca di esposizione. Emergono fuggitivi dell'ultima ora, inquietanti personaggi, traditori di chi li ha portati ai vertici della scena politica, che fondano partiti nuovi, ma nel gioco degli interessi personali (arrivismo), e a discapito di quelli collettivi (sociali, civili, economici) si prestano ad essere pedine per la realizzazione di interessi più grandi.

In Italia, ad esempio, dopo la parabola di Alfano sono i mediocri Calenda e Picierno, che fanno di tutto pur di cercare di prendersi la scena. Totalmente inadatti, che nemmeno l'arte della retorica gli appartiene. Individui, che si nascondono dietro slogan qualunquistici, al pari di populisti come Vannacci e Salvini che provare ad ascoltare i loro interventi mediatici, pieni di finta enfasi, fa rimpiangere i vecchi politici della Prima Repubblica, i cui comizi avevano, decisamente, maggiore sostanza. Per occupare un posto di primo piano all'interno delle stanze di quel potere che fingono di contrastare Picierno e Vannacci, facce della stessa medaglia, sono disposti a mettersi al servizio di strategie geopolitiche, che generano morte ed inculcano odio.

Per la prima (al pari di Calenda) esistono solo le vittime ucraine. Da anni continua la crociata antirussa, in tutte le sedi, sino al "fastidioso" ostracismo culturale, che parla di censura e liste di proscrizione (altro che liberalismo!) ed arriva a sostenere i filo-nazisti del battaglione Azov. Il generale, invece, è l'impersonificazione del vuoto che attanaglia l'Italia da troppo tempo, della deriva antropologica dove tutti sono contro tutti. Si muove all'interno di un terreno scivoloso privo di ogni substrato, ma che serve proprio a riempire quel vuoto lasciato, fatto di teorie ed idee strampalate, mancanti di ogni fondamento. Così, si esprime ma non dice, mettendo spesso in mezzo questioni legate alla etnicità o alla sessualità che, se funzionali a raccogliere consenso ed a dividere, sono foriere di razzismo ed esclusione.

Di un suprematismo che da Trump ai genocidari israeliani arriva fino ai gerarchi nazifascisti. Quindi, la gara è tra chi sta più a destra, tra busti mussoliniani, nostalgici del Ventennio, e legittimari di Hitler. L'alleanza tra i detentori del capitale ed i fascismi è storicamente documentata. La lotta ai "rossi", il libero mercato, i colpi di Stato ed il sostegno alle dittature. Gli economisti classici che elogiavano Mussolini perchè la crescita dell'accumulazione era necessaria al prestigio nazionale, anche se questo comportava l'incarcerazione degli oppositori, le uccisioni e gli  arbìtri, le guerre coloniali e mondiali. Bisognava frenare le rivendicazioni operaie, limitare o  impedire gli scioperi, concentrare le ricchezze nei monopoli e sperperare le risorse pubbliche in armamenti, relegando gli improduttivi (anziani, malati), le donne ed i diversi (gli ebrei, gli omosessuali, i rom) ad un ruolo di confinamento e subordinazione gerarchica. Facendo i dovuti paragoni con la situazione attuale, ecco che quei provvedimenti oggi ritornano sotto forma di nuove vesti. I migranti diventano le mire preferite.

Costretti a fuggire da situazioni invivibili a causa del collasso delle economie, guerre, fondamentalismi, epidemie ed impatti climatici estremi, tutte, in certa misura, determinate da secoli e secoli di colonialimo occidentale, in che cosa consiste  l'accoglimento ad essi riservato dall'Occidente democratico?  Centri di detenzione, muri, fili spinati, tracciamento costante e deportazione in posti poco sicuri. La von der Leyen imita il modello Meloni, nonostante la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, e gli eccessi di spesa. La Picierno appresta letti per i poveri bimbi ucraini, mentre quelli palestinesi sono coi piedi nel fango. In sintesi, i liberisti economici si comportano come i partiti reazionari.

Certo, la galassia liberal, comprendente i centristi (i post democristiani), la sinistra "riformista" e le destre moderate è fatta da personalità meno rozze e volgari, che puntano tutto sulle competenze, il merito (sacrificando l'eguaglianza e le pari opportunità), la presentabilità, per assicurare i mercati. Il punto è che dal secondo dopoguerra ad oggi sono loro quelli che governano e continuano a fare danni, tanto da resuscitare, come risposta, i nazionalismi. Per essi all'interno delle società non c'è posto per tutti, ma solo per chi è funzionale agli interessi geopolitici, di casta e classe. I bianchi, la razza "eletta" rappresentano una minoranza tra la popolazione mondiale, ma abbisognano di un esercito di riserva di schiavi, che ne confermi la supremazia. E se i metodi sono questi trovare le differenze tra Picierno, Ursula, e Meloni, tutte donne con scarsa femminilità, diventa davvero complicato.

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