La Siria sarà il prossimo Libano?

Qualora dovesse accentuarsi il carattere confessionale della crisi, la Siria potrebbe sprofondare in un vero conflitto settario

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La Siria sarà il prossimo Libano?

In “Will Syria be the next Lebanon?”, Zakaria affronta il tema della crisi siriana, emersa in tutta la sua complessità anche alla luce delle recenti dimissioni dell’Inviato Speciale di Lega Araba e Nazioni Unite, Kofi Annan.
Zakaria vede infatti nelle dimissioni di Annan un duro colpo per le speranze di chi aveva creduto in una soluzione diplomatica alla crisi, confermando il timore di quanti vedono nella spirale di violenza in cui è sprofondata la Siria nulla di positivo per il futuro.
Zakaria, analizzando il contesto siriano, rintraccia due ordini di problemi: entrambi politici, l’uno interno, l’altro esterno. La divisione interna, ci dice il giornalista del Time, è sotto gli occhi di tutti. Un regime che fa ricorso alla forza, senza fare nessuna concessione, nel tentativo di conservare la propria autorità. Un problema, questo, risolvibile, secondo Zakaria, soltanto se Assad e la sua cerchia decideranno di fare un passo indietro. C’è poi un altro aspetto dello stesso problema, la natura settaria della crisi. Le minoranze siriane, che rappresentano circa il 40% dell’intera popolazione, non hanno aderito compatte all’opposizione. Gli alawiti, che costituiscono il 12% della popolazione e occupano ruoli chiave per il controllo del Paese, sostengono, naturalmente, gli sforzi del regime. Tuttavia, anche i cristiani sembrano parteggiare per Assad, per paura che un futuro Governo islamista non garantisca loro i propri diritti e quella tolleranza religiosa che il regime di Assad ha, invece, finora assicurato. Gli stessi curdi sembrano non aderire al Free Syrian Army. La battaglia, ci dice Zakaria, risulta essere allora tra un regime alawita e un’opposizione a maggioranza sunnita. Se la crisi dovesse accentuare il suo aspetto confessionale, allora la situazione potrebbe evolvere in vero e proprio conflitto settario, com’è accaduto in Iraq dopo la deposizione di un regime dominato da sunniti. Quello di cui allora la Siria ha bisogno, secondo Zakaria, è sì la fine del regime di Assad ma anche che l’opposizione accetti un governo inclusivo di qualche esponente della vecchia guardia.
Zakaria rintraccia il secondo problema nella spaccatura della Comunità Internazionale in merito alla crisi siriana che vede opporsi le Potenze Occidentali a Russia, Cina e Iran. Soprattutto per gli iraniani, il sostegno ad Assad è vitale. La Siria è infatti il principale e più influente alleato nella regione mediorientale, senza tralasciare poi l’aspetto settario del sostegno: gli iraniani vedono negli alawiti quasi un regime sciita fratello, considerazione che ha spinto il Primo Ministro sciita iracheno ad avere parole di sostegno per il regime siriano. Russia e Cina, invece, sostengono Assad più che altro per opporsi al diritto di interferenza che ha già visto le Potenze Occidentali impegnate nel rovesciare regimi a loro poco graditi, com’è stato nella guerra libica contro Gheddafi. Mosca e Pechino lavorano, infatti, per evitare che, sulla base di una consuetudine internazionale, qualora un popolo dovesse opporsi al suo regime, Potenze straniere possano intervenire militarmente per rovesciarlo. Dopotutto, arguisce Zakaria, cosa succederebbe se i prossimi a protestare dovessero essere i russi davanti al Cremlino? Non esistendo però legami realmente profondi tra russi, cinesi e siriani, prosegue Zakaria, si sarebbe potuto avere un Consiglio di Sicurezza compatto nel condannare l’azione del regime, esercitando così una maggiore pressione internazionale sul suo operato e lasciando il solo Iran a sostenerlo. Cosa che però non si è verificata per i veti russi e cinesi.
Secondo l’autore, il regime di Assad non cadrà facilmente così come altrettanto poco facile sarà qualsiasi intervento internazionale volto a detronizzarlo. E anche qualora dovesse cadere, Zakaria non nutre rosee aspettative per un possibile post - Assad all’insegna della democrazia. Quello che ritiene più probabile è, invece, una situazione confusa, che potrebbe degenerare in un conflitto simile a quello che ha vissuto il Libano negli anni ‘80, dove un conflitto prolungatosi per anni senza una soluzione chiara, ha lasciato che il Paese si trasformasse in un palcoscenico di violenza perpetua. Zakaria inizia allora a temere per le sorti della Siria.
  

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