“La tenerezza dei popoli contro il sequestro della sovranità”. Intervista alla deputata venezuelana Asia Villegas
di Geraldina Colotti
CARACAS
Nel grande patio antistante il parlamento venezuelano, incontriamo Asia Villegas Poljak in un momento in cui il tempo sembra essersi contratto e ogni parola pesa come una scelta di campo. Deputata dell'Assemblea Nazionale, già Ministra per la Donna e l'Uguaglianza di Genere, Asia non è solo una figura di spicco della politica istituzionale venezuelana; è, soprattutto, una militante di lunga traiettoria che ha fatto della "cura della vita" e della difesa della patria un unico, inscindibile terreno di lotta.
Il suo profilo incarna quel femminismo popolare e decoloniale che in Venezuela ha smesso da tempo di essere teoria per farsi pratica quotidiana nelle reti dei consigli comunali e nelle comunas. Come medica e quadro politico, Villegas ha attraversato le tappe fondamentali della Rivoluzione Bolivariana, mantenendo sempre lo sguardo fisso sulla dignità delle donne come motore del cambiamento sociale.
In questa conversazione, registrata nel clima sospeso e febbrile che segue il sequestro del Presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, Asia Villegas ci offre una bussola per orientarci nella tempesta. Con la lucidità che la contraddistingue, analizza l'aggressione imperiale non solo come un atto militare, ma come un attacco frontale all'etica e alla soggettività del popolo venezuelano. Dalle sue parole emerge una visione in cui la solidarietà internazionale tra donne — la "tenerezza dei popoli" — diventa lo scudo più potente contro le "bombe cognitive" del Nord globale.
Sei una donna dalla lunga traiettoria politica, deputata, femminista e quadro della Rivoluzione Bolivariana. Come hai vissuto e interpreti questo punto di frattura integrale e cosa vuoi dire alle donne di altre latitudini?
La notte del 3 gennaio rimarrà scritta come una delle pagine più oscure della nostra politica contemporanea. L’aggressione imperiale ha consumato la sua minaccia invadendo i nostri spazi aerei e commettendo uno dei crimini più volgari e vergognosi: il sequestro del nostro Presidente, Nicolás Maduro Moros, e della "primera combatiente", la deputata Cilia Flores.
Questo atto non lede solo la dignità del nostro popolo, ma invalida il diritto universale all’autodeterminazione. La prima azione che abbiamo intrapreso, non appena avuta la notizia, è stata quella di comunicare con le donne di diversi paesi, specialmente dell’America Latina e dei Caraibi: le nostre sorelle cubane, messicane, dominicane e colombiane. In meno di sei ore c’erano già manifestazioni, dichiarazioni e comunicati di solidarietà da parte del mondo delle donne, in un moto di profonda sorellanza con ciò che stavamo vivendo.
L'obiettivo dell'azione imperiale è quello di vulnerare il diritto dei popoli a decidere del proprio destino attraverso un’azione delinquenziale. Un impero così decadente usa queste strategie per colpire i nostri profili legittimi e costituzionali, mirando alle risorse della nostra terra. Non cercano solo le ricchezze materiali del sottosuolo; l'obiettivo etico e politico è demoralizzare il popolo. Tuttavia, hanno ottenuto l'effetto opposto: l’unità nazionale attorno all’integrità della Repubblica. Dobbiamo ringraziare i popoli per quella che è stata "la tenerezza dei popoli": in meno di mezza giornata le strade di molte città del mondo erano piene di gente che manifestava, esigendo rispetto per la nostra identità, per la nostra "venezolanidad" e per la patria di Bolívar.
Vediamo donne dal lato dell’oligarchia che chiedono invasioni e morte per il proprio paese, e dall'altro donne che costruiscono e seminano amore e incontro, anche in un momento in cui sarebbe legittimo chiedere vendetta. In questo nuovo tentativo di dialogo e pace che parte dal Parlamento, che ruolo può giocare la donna rivoluzionaria per depotenziare l'odio che viene dall'esterno?
Su questo voglio essere chiara: non è solo la condizione di donna a unirci, ma la coscienza patriottica, e di classe. Nessuna donna può volere che i propri figli, fratelli o compagni muoiano in una guerra inutile. Le donne oggi non apportano solo il loro eroismo, ma il profondo dolore di fronte a un obiettivo bellicista insensato in questa fase dello sviluppo umano. Scommettiamo sulla pace, che solo può darsi se c'è giustizia, perché siamo costruttrici di legame sociale e familiare. Tuttavia, bisogna distinguere: chi è stata reclutata dall'impero, dalle transnazionali delle armi e dai principi della violenza, evidentemente non scommette sulle donne, ma su interessi particolari che calpestano la vita dignitosa e amorosa che tutti e tutte meritiamo.
Cilia Flores è una donna con una storia propria, un'avanguardia di lotta, non è solo la "Primera Dama", e ha scelto di non abbandonare il presidente, benché non fosse un bersaglio dell'imperialismo. Cosa dice al mondo la sua figura?
È una domanda fondamentale. Cilia non è stata sequestrata solo per un atto d'amore verso il suo compagno di vita, ma per un'azione di altissima coscienza politica e patriottica. Lei è garanzia di vita per il nostro Presidente. Il fatto che lei sia lì obbliga l'impero a inventare espedienti giuridici per tentare di "sbiancare" un volgare sequestro.
Cilia non è solo un'avvocata; è stata la nostra prima Procuratrice, è stata la difensora del Comandante eterno Hugo Chávez fin dai suoi inizi nella lotta per la rifondazione della Repubblica, ed è stata la prima donna Presidente dell’Assemblea Nazionale. Il suo atto di coraggio dice molto alle donne del mondo. Oggi abbiamo un'altra donna che assume la guida del Paese in questa congiuntura complessa: la nostra Presidenta incaricata, la dottora Delcy Rodríguez Gómez. Entrambe, come figlie di Bolívar e di eroine indigene come Apacuana, Anasoto o Urimare, scommettono sulla vita. Esigiamo dall'impero l'integrità fisica assoluta di Cilia Flores e la sua immediata liberazione: non esiste reato che le si possa imputare e la sua condizione di parlamentare le conferisce diritti che l'impero sta violando.
Sappiamo che l’imperialismo applica spesso il "modello Ruanda", cercando di seminare odio tra abitanti dello stesso paese. Perché in Venezuela non ci sono riusciti nonostante i tanti tentativi?
Per diverse ragioni. Primo, perché il Venezuela ha un esercito con una chiara coscienza di classe, che storicamente è uscito dai propri confini non per conquistare, ma per costruire repubbliche e pace. Date come il 4 febbraio, che ricorda la ribellione civico-militare del 1992, sono state determinanti nella nostra storia recente. Abbiamo vissuto dolori profondi, ma abbiamo avuto la guida di Hugo Chávez, che ci ha lasciato un apprendimento immenso. Nessuna donna patriota è disposta a esporre la vita dei venezuelani e delle venezuelane in fatti violenti. Il riconoscimento mutuo, l'uguaglianza e l'identità nazionale sono i nostri pilastri per la pace.
In questo senso, abbiamo un debito storico verso il popolo cubano. Non solo per le missioni educative che ci hanno portato all'analfabetismo zero, o per il sistema sanitario di Barrio Adentro che ha toccato le porte dei più esclusi. Dobbiamo alle donne cubane il riconoscimento per il sangue versato dai loro figli, mariti e fratelli. A Cuba, al suo popolo solido e coraggioso, va il nostro amore eterno. Questo debito si onora con la resistenza: l'atto di riavere qui con noi il Presidente Maduro e la sorella Cilia Flores sarà la prova che ogni sacrificio è valso la pena.
Sono cadute bombe criminali da oltre 150 aerei, un attacco sproporzionato. Trump stesso ha ammesso l'uso di tecnologie mai viste prima. Ma ci sono anche altre bombe, quelle "cognitive", che continuano a cadere, tentando di spezzare l'identità collettiva e distorcere la realtà, seminando dubbi sulla lealtà e la resistenza eroica della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB). Cosa risponde a questo?
Rispondo con tre punti. Esiste una supremazia militare e tecnologica dell'aggressore, è evidente. Ma questa non sfiora nemmeno la supremazia etica, morale e cosciente del nostro popolo. C'è un abisso etico profondo tra noi e loro. Noi siamo consapevoli di doverci muovere per la vita. Oltre al salvataggio di Nicolás e Cilia, il nostro obiettivo è mantenere la governabilità e la dinamica quotidiana del popolo, permettendo alle istituzioni di avanzare nelle sfide che abbiamo come paese.
Oggi ci sono due emisferi che si confrontano. Non è solo il Sud del mondo contro l'egemonia del Nord. Sono gli emisferi cerebrali il vero campo di battaglia: la guerra di oggi non si misura solo dal numero di marines. È una guerra multidimensionale, un'invasione cognitiva che usa il territorio dei media e dei social network per tentare di colonizzare le menti.
Al riguardo, si diffonde l'idea che il Venezuela, pur di salvarsi, che sta agendo sotto ricatto, con una “pistola puntata alla tempia” da un sequestratore che ha in ostaggio il suo presidente e la “primera dama” smetterà di aiutare Cuba e la lascerà sola. Andrà così?
Rispondiamo con la nostra dignità. Abbiamo storie comuni, radici comuni e lo stesso anelito di autodeterminazione. Lungo tutto il nostro cammino rivoluzionario abbiamo dimostrato con i fatti il nostro impegno verso Cuba e verso la Palestina. L'evidenza è sotto gli occhi di tutti e la nostra lealtà non è in discussione.

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