La trappola della finanziarizzazione delle pensioni (di Alessandro Volpi)
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di Alessandro Volpi*
Le politiche europee e dei singoli Stati del Vecchio Continente, Italia in primis stanno privatizzando il sistema pensionistico, quello della sanità e quello dei servizi essenziali.
Privatizzazione significa finanziarizzazione. Tutto ciò che non viene più garantito dallo Stato deve essere oggetto di assicurazione privata, tramite la creazione di fondi, polizze etc.
La finanziarizzazione per funzionare - al di là delle enormi disuguaglianze che genera - ha bisogno di "mercati" finanziari sempre euforici e con rendimenti significativi, in grado di reggere all'inflazione e di ridurre al minimo le scosse.
Ma gli attuali mercati sono davvero capaci di sostituire lo Stato sociale, pur con tutti i suoi limiti?
Per rispondere è necessario tenere presente alcuni elementi
1) Esiste una bolla gigantesca costruita sull'intelligenza artificiale e sulla tecnologia, che ha bisogno di costante liquidità e di un'enorme quantità di energia.
La liquidità viene raccolta con il risparmio globale che sta però erodendosi per le difficoltà produttive di gran parte del pianeta.
Soprattutto enormi investimenti nelle società dell'IA hanno bisogno, in un arco di tempo ragionevole, di produrre utili e, rispetto a ciò, il limite più grande è l'evidente mancanza di energia.
I data center consumano quantità di energia che non sono compatibili con le esigenze complessive delle società "occidentali"
2) Esiste un quadro geopolitico non certo favorevole alla stabilità finanziaria.
Le guerre in corso faranno impennare proprio il costo dell'energia (la chiusura di Hormuz, di Bab el Mandeb, la dipendenza dal GNL, le tensioni su Suez e lo Stretto di Malacca, le sanzioni) con conseguenze inflazionistiche pesanti che determineranno un aumento dei tassi e del costo del denaro, rendendo ancora più difficile la tenuta delle società dell'IA perché avranno utili più bassi del debito che devono pagare.
3) La finanziarizzazione del riarmo; l'idea che la finanza sia alimentata dalla spesa pubblica per il riarmo si scontra con le pessime condizioni dei debiti degli Stati, costretti per il rialzo dei tassi a destinare quote crescenti del proprio bilancio in tale direzione
4) La crisi del debito Usa, diventato spaventoso per dimensioni, e la perdita di credibilità del dollaro come valuta sicura stanno togliendo all'inventario degli strumenti finanziari elementi ritenuti storicamente garantiti
Allora, pensare di mettere le pensioni, la sanità, l'istruzione sul mercato finanziario, fidando sulle sue capacità miracolistiche, appare davvero una responsabilità politica di cui le classi dirigenti - e non solo quelle politiche - dovrebbero essere chiamate a rispondere.
*Post Facebook del 17 luglio 2026


