La Tunisia può salvarsi

Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph spiega "l'eccezionalismo" tunisino

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La Tunisia può salvarsi

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“La Tunisia può essere salvata, ma non è ancora salva”. È l’opinione di Ambrose Evans-Pritchard dalle colonne del Telegraph,  che riprende le parole dell’ex primo ministro tunisino, Béji Caid Essebsi.
 
A differenza della Libia, ormai prossima all’anarchia o dell’Egitto, dove le riserve sono già crollate e il debito pubblico è fuori controllo, la Tunisia, con la sua antica tradizione commerciale, le persone più istruite del nord Africa, l'uguaglianza di genere radicata nella legge dal 1956, i sindacati che, alleati con gli ordini professionali, stanno cercando di calmare gli animi politici, può ancora essere la testa di ponte della democrazia araba. Il paese ha già la migliore base manifatturiera del Nord Africa e ha negoziato un accordo di libero scambio con Bruxelles tempo fa. Il piano è quello di essere per l'Europa quello che le industrie "Maquiladora" del Messico sono state per gli Stati Uniti. Non vi è alcun motivo per cui questa piccola striscia del Maghreb, la culla di Cartagine, non possa essere una democrazia fiorente, anche se le altre rivoluzioni falliscono, sostiene Evans-Pritchard.
 
Eppure, prosegue il Columnist economico del Telegraph, tutto sarebbe molto più facile se l'Europa mediterranea non fosse stata costretta, da una politica sbagliata, ad un decennio di depressione e se l'Occidente non si fosse lavato le mani della Primavera araba. 
 
"Il mondo ha bisogno di almeno una storia democratica di successo dalla primavera araba", conclude Evans-Pritchard riportando le parole del ministro delle Finanze tunisino, Elyes Fakhfakh.

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