L'arciere persiano e lo scacco matto all'Impero del Caos

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L'arciere persiano e lo scacco matto all'Impero del Caos

 

di Alex Marsaglia

 

L’11 Marzo il conflitto della Coalizione Epstein contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha travalicato lo storico traguardo dei 12 giorni. Un’aggressione bestiale, al di fuori del diritto internazionale che il 28 Febbraio ha ucciso l’Ayatollah Khamenei e la sua famiglia, inclusa la nipotina che era in casa con lui. La Guida Suprema riteneva di non doversi nascondere, ma di dover rimanere al suo posto. La Coalizione Epstein ha iniziato un’ondata sanguinaria di bombardamenti indiscriminati su civili e strutture energetiche che durano tuttora e probabilmente verranno intensificati nelle prossime ore, come unica strategia per esercitare il dominio. I vertici di quest’alleanza ovviamente compiono tali atti terroristici ben al riparo da ogni forma di ritorsione, con l’unilateralismo e l’asimmetria che caratterizza le loro guerre dalla caduta del Muro di Berlino in poi. Forti del rapimento del legittimo Presidente del Venezuela Maduro, i neocon ringalluzziti pensavano di poter liquidare anche la questione iraniana con la medesima facilità. Tuttavia, come ho tentato di spiegare, la questione esistenziale non è da sottovalutare, anzi. Come hanno annunciato i suoi vertici militari e politici, l’Iran ha avuto lungamente modo di prepararsi alla guerra per la sua sopravvivenza, sino a testarla lo scorso Giugno proprio nel conflitto dei 12 giorni, dove ha fatto le “prove di tiro” riuscite sulle basi americane nel Golfo e sull’entità sionista che occupa la Palestina.

Da allora le cose nell’Impero sono notevolmente precipitate: il debito pubblico americano ha sfondato nuovi picchi, la dedollarizzazione è avanzata con la corsa all’oro e la dismissione dei titoli di debito pubblico americani è proseguita implacabile. Soprattutto vi è stato una sorta di golpe bianco all’interno del Governo Trump (neanche tanto bianco, si ricordano su tutti l’assassinio di Charlie Kirk e i file Epstein come arma di minaccia) che ha determinato la fine dell’agenda Maga e la ripresa di quella neocon. L’Iran, sapeva bene da tempo di essere tra i primi della lista di questa agenda neocon e si è attrezzato negli ultimi decenni con una pianificazione politico-militare rigorosa: la ridefinizione dei vertici di comando con una struttura gerarchica “a mosaico” che rende difficilissimo decapitarli, la creazione di depositi di armi interrati e cunicoli in cui stipare e da cui coordinare i lanci missilistici che stanno rendendo l’Iran in grado di sostenere l’aggressione aerea americano-sionista e l’individuazione di una strategia per piani militari graduali da applicare man mano che l’aggressore andrà avanti.

In questi 12 giorni l’Iran ha dimostrato di saper reagire da subito, seguendo un’intensificazione graduale ma costante dei contrattacchi e facendo l’esatto opposto rispetto a quanto ha detto di aspettarsi Trump. Ci sono state manifestazioni di piazza unitarie, sotto le bombe, sotto la neve, mentre pioveva il petrolio dei pozzi incendiati e il nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei è stato rieletto a tempo record, nonostante venissero bombardate anche le assemblee adibite alla rielezione per interrompere la catena di comando partendo dal suo vertice. I lanciatori che avrebbero dovuto essere distrutti per impedire all’Iran di difendersi hanno continuato a lanciare a ritmo regolare e implacabile contro gli obiettivi militari e strategici determinati in tutta la regione, con una precisione degna della miglior tecnologia sino-russa, segno che qualcosa al nemico imperialista è sfuggito sulla cooperazione militare dietro le linee del fronte. I missili sono aumentati di potenza e sono entrate in campo nuove tipologie di armi e nuovi target tra gli obiettivi. I celebri droni iraniani, un’eccellenza militare mondiale, hanno continuato a colpire ad un tasso di incidenza crescente con l’esaurirsi dei munizionamenti di contraerea degli Stati del Golfo, determinando il controllo sempre maggiore sul principale nodo geo-strategico dell’area, cioè lo Stretto di Hormuz. Tutta la pirateria scatenata in questi ultimi mesi dall’Impero del caos in giro per il mondo, viene fatta pagare dall’Iran a Hormuz nave dopo nave.

Già così, vi sono tutti gli elementi per indicare alla Coalizione Epstein di essersi incastrata in un Vietnam, ma per completare il quadro manca l’ultimo elemento, il più grave. Quello che rende questa guerra una “guerra esistenziale” anche per l’Occidente. Questa non è solo una guerra all’ultimo sangue, bensì, come promesso è già una “guerra regionale” che si estende a praticamente tutto il Medio Oriente e che potrebbe presto virare nella “guerra degli Stretti” o “dei colli di bottiglia”. La Repubblica Islamica, come ha detto il Ministro degli Esteri Araghchi in una delle sue interviste rilasciate alle emittenti televisive americane “è in grado di difendersi da sola” lo ha fatto sinora e lo farà. Ha la determinazione, l’integrità, la forza e la testa per farlo. L’Iran ha attuato delle cooperazioni militari, ma a differenza dell’Impero americano che ha come unica strategia quella di gonfiare i bilanci del complesso-militare industriale seminando caos per poi colonizzare le risorse energetiche altrui, ha degli alleati regionali mentre gli Stati Uniti hanno solo vassalli. La differenza è sostanziale in termini di tenacia, volontà e determinazione, fattori essenziali in una guerra di lungo periodo. Hezbollah in condizioni difficilissime si è già attivata, coordinandosi per attaccare i territori occupati dai sionisti, mentre gli altri alleati Houthi hanno fatto sapere che ci sono, chiedendo all’Iran di resistere e che al momento opportuno colpiranno.

Abdul-Malik al-Houthi, leader della guerriglia yemenita ha lasciato intendere nei giorni scorsi di essere in grado di attivarsi in qualsiasi momento con obiettivi strategici scelti appositamente per lanciare nel caos anche il secondo stretto della regione (https://www.newarab.com/news/could-houthis-close-bab-al-mandab-amid-war-iran), mandando l’Impero del Caos a circumnavigare l’Africa nei suoi approvvigionamenti. Per l’Occidente quest’ultimo stretto è ancor più determinante di quello di Hormuz e se la guerra regionale arrivasse alla combinazione di entrambi gli stretti chiusi probabilmente il caos che l’Impero è abituato a portare in casa altrui entrerebbe dalla porta principale nella sua di casa.



L’intero stile di vita consumistico occidentale finirebbe nel giro di poco, colpito da ondate inflazionistiche che i banchieri centrali sinora hanno solo sognato nei loro peggiori incubi. I vassalli delle petromonarchie del Golfo invece vacillano, non avendo più garanzie americane di sicurezza pubblica sul loro territorio e venendo anzi spinti a combattere una guerra come carne da cannone, iniziano ad accettare tavoli di trattative con la Russia e diventano sempre più insofferenti al conflitto che si sta concentrando sui target petroliferi che sono la loro principale merce commerciale e fonte di potere. L’arciere persiano ha già pianificato la mossa dello scacco matto all’Impero del Caos, così come ha pianificato la sua guerra esistenziale, l’ha messa nel mirino e ha attivato la cooperazione regionale. Com’è stato sinora, spetta all’Impero scegliere se arrivarci o arrendersi prima.

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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