L’Eastern Economic Forum sfida la logica dei blocchi
Dal 1° al 4 settembre Vladivostok torna al centro della scena internazionale con l’11ª edizione dell’Eastern Economic Forum (EEF), dedicata quest’anno a un tema tutt’altro che simbolico: “L’Estremo Oriente: sviluppo a beneficio delle persone”. Nato nel 2015 per accelerare lo sviluppo dell’Estremo Oriente russo e rafforzarne i legami economici con l’Asia-Pacifico, il forum è diventato negli anni una delle principali piattaforme di cooperazione economica della Russia.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione la sua crescita: dal 2018 gli accordi conclusi ogni anno hanno superato i 3 trilioni di rubli, mentre nel 2025 è stato raggiunto il record di 358 intese per 6.058 trilioni di rubli, circa 71 miliardi di dollari. Ma l’EEF non è soltanto un appuntamento economico. È soprattutto una fotografia della progressiva proiezione della Russia verso l’Asia, mentre i rapporti con l’Occidente rimangono segnati da sanzioni e contrapposizione geopolitica. Per l’edizione 2026 sono attesi rappresentanti di 80 Paesi, con oltre 70 eventi dedicati a investimenti, infrastrutture, tecnologia, logistica e sviluppo regionale.
Particolarmente significativo sarà il blocco dedicato al Far East come “polo di interazione internazionale”, con dialoghi specifici tra Russia e Cina, Russia e India e Russia e ASEAN. Non è un dettaglio secondario: proprio Vladivostok rappresenta uno dei punti geografici attraverso cui Mosca sta cercando di trasformare la propria posizione nell’Estremo Oriente in una piattaforma permanente di integrazione con le economie asiatiche. Anche la presenza di grandi partner russi e di un sistema di pagamento internazionale come A7 conferma la crescente attenzione verso infrastrutture finanziarie e commerciali alternative ai circuiti dominati dall’Occidente. A fare da filo conduttore sarà dunque una domanda strategica: può il Far East diventare uno dei motori della nuova architettura economica eurasiatica?
L’EEF 2026 offrirà una risposta importante, non soltanto per la Russia, ma per comprendere in quale direzione stia evolvendo l’economia dell’Asia-Pacifico e, più in generale, il sistema internazionale.
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