L'Etiopia maglia nera della libertà di stampa

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Secondo la Commissione per proteggere il giornalismo (CPJ), una organizzazione non profit con base a New York, l'Eritrea, la nazione del Corno d'Africa, si attesta prima nella classifica mondiale dei regimi più repressivi della stampa e della libertà di espressione, seguita da Corea del Nord, Siria ed Iran. In un rapporto pubblicato mercoledì, per pubblicizzare la giornata mondiale per la libertà di stampa di giovedì, la Commissione ha sottolineato come questi paesi emergano per i maggiori vincoli alla stampa internazionale e per i controlli dittatoriali su quella interna. Gli altri paesi a posizionarsi nelle prime dieci posizioni sono stati la Guinea Equatoriale, l'Uzbekistan, il Myanmar, l'Arabia Saudita, Cuba e la Bielorussia: la maggior parte presenti anche nella lista del 2006, l'ultima rilasciata dall'organizzazione non profit.
"Nel nome di stabilità e progresso, questi regimi sopprimono una delle libertà più importanti per un paese, amplificando propaganda e l'uso di tecnologia per controllare piuttosto che per migliorare le condizioni di vita dei loro cittadini”, ha dichiarato Joel Simon, il direttore esecutivo di CPJ. "Giornalisti sono spesso visti come una minaccia. Ma grazie ad internet ed al commercio internazionale l'informazione è divenuta globale e la censura interna colpisce tutte le persone del mondo”, ha proseguito. La lista è stata stilata tenendo conto di 15 indicatori: in particolare, la censura sui siti internet, le restrizioni alle applicazioni elettroniche, l'assenza di media indipendenti o privati e limitazioni ai spostamenti dei giornalisti. Nel rapporto si afferma che in Eritrea "nessun giornalista estero ha accesso al paese e tutti i media interni sono pienamente controllati direttamente dal governo”; mentre l'Iran, Siria e Corea del Nord sono “tre paesi dove grandi restrizioni all'informazione sono giustificate per ragioni di stabilità geopolitica”. Il rapporto ha infine voluto sottolineare, i miglioramenti registrati del Myanmar, al secondo posto nel 2006 dietro la Corea del Nord come il regime più repressivo della stampa al mondo, nel mezzo di imporranti riforme democratiche, che includono anche significativi miglioramenti della libertà di stampa ed espressione. 

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