L'euro e il trionfo del Gosplan (comunismo). Alberto Bagnai

“Se un liberale sostiene la moneta unica, o sta dalla parte di chi dagli squilibri ci guadagna, o è diversamente perspicace”.

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L'euro e il trionfo del Gosplan (comunismo). Alberto Bagnai


 
Per quelli che ancora pensano di vivere in un'economia di mercato (e in una democrazia), Alberto Bagnai nel suo ultimo articolo su il Giornale pone loro questa semplice domanda: cosa distingue un’economia di mercato da una pianificata? E l'economista risponde: il fatto che nella prima le decisioni su cosa produrre e come produrlo vengono prese da individui che agiscono liberamente e queste libere decisioni sono guidate da un sistema di segnalazione più o meno efficiente che è il prezzo. In un’economia di mercato non è il Gosplan di buona memoria, ma il sistema dei prezzi, a guidare l’allocazione delle risorse. Il mercato è appunto il luogo (reale o virtuale) nel quale si svolge questo processo di segnalazione e allocazione. L’economia dei prezzi rigidamente pianificati è l’economia dei perpetui squilibri, spreca risorse. In un’economia di mercato la flessibilità dei prezzi consente il verificarsi di transazioni che altrimenti non si realizzerebbero. 
 
I mercati finanziari, prosegue Bagnai, seguono la stessa logica. In particolare, la quotazione delle valute segue le rispettive domande e offerte, determinate da transazioni di natura reale (acquisto/vendita di beni o servizi) o finanziaria, e anche nel mercato delle valute la flessibilità del prezzo (il cambio) permette di realizzare scambi che altrimenti non si realizzerebbero, e fornisce segnali utili.
 
“Quello che non sono mai riuscito a capire è come mai persone che si professano liberali possano accettare di vivere in un sistema, quello dell’Eurozona, che si è dato come principale missione quella di inibire il funzionamento di un mercato, quello valutario. Che ad un ex comunista, magari non molto brillante in aritmetica, possa piacere un sistema nel quale per decreto una unità di valuta tedesca vale una unità di valuta italiana (un euro vale un euro, ci siamo?) posso anche capirlo! Se hai nostalgia dei bei tempi in cui i prezzi erano decisi dal Gosplan, e se sai contare solo fino a uno, il cambio uno a uno in effetti ti lenisce la nostalgia e ti semplifica la vita”, sostiene l'economista. Resta il fatto che l’economia dell’Eurozona è la rivincita del comunismo, ed è anche l’economia del cassonetto: inibendo il mercato, produce distorsioni che conducono a squilibri e sprechi. “Se un liberale la sostiene, o sta dalla parte di chi dagli squilibri ci guadagna, o è diversamente perspicace”.
 
E qui casca l’asino, o meglio: arriva l’asino, che dice: “Eh, ma proprio legandoci all’Europa faremo riforme che ci consentano di avere istituzioni di migliore qualità!” Purtroppo non funziona così. Gli economisti (veri) sanno che un aggancio valutario, consentendo ai governi di paesi più deboli di finanziarsi a buon mercato, permette loro di perpetuare gli squilibri senza riformarsi. Ricordate? Non ci sono free lunch, e in particolare non è un free lunch la famosa “credibilità” della quale cianciano gli economisti da bar. Il cambio fisso, che alza l’asticella agli imprenditori, permette ai governi dei paesi più fragili di beneficiare di bassi tassi di interesse, e così abbassa l’asticella dello Stato, che trova più conveniente finanziarsi in debito, e sprecare soldi. Non sarà un caso se dentro a questo tritacarne ci hanno portato gli ex comunisti in armonia col CAF, no? I primi hanno piazzato figli e figliastri presso svariate banche (si chiama oligarchic capture), e i secondi (il CAF) hanno fatto il porco comodo loro senza essere minimamente moralizzati dal vincolo esterno!
Ripeto: esiste una letteratura sterminata sul fatto che gli agganci valutari portano a quello che gli economisti chiamano un soft budget constraint, un vincolo di bilancio statale “soffice”, che permette allo stato di non riformarsi, scaricando sull’impresa privata la responsabilità di farlo.
A voi questo piace? Ma non siete quelli antistatalisti? Bè, l’euro è statalista, tant’è vero che l’unica prospettiva per una sua stentata sopravvivenza, ormai l’abbiamo capito, è quella di costruirgli sotto, in fretta e furia, uno Stato europeo, cioè di andare nel senso di un accentramento di poteri politici ed economici: qualcosa di non esattamente liberale, direi anzi di sinistramente sovietico (come notava Hans Olaf l’ultima volta che ci siamo incontrati). Che poi sinistramente sovietico si abbrevia in SS.
Ecco: per tutti questi motivi io, da keynesiano, mentre capisco che a un ex comunista l’euro piaccia, trovo misteriosa la difesa che ne fanno certi liberali. Sospetto che appartengano alla categoria dei liberali con le terga altrui (come tanti lo furono comunisti). Voi che ne pensate?

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