L'illusione del pacifismo italiano: perché il movimento contro la guerra è un guscio vuoto
di Francesco Santoianni
Poche parole sul perché in Italia non esiste ancora un movimento contro la guerra degno di questo nome. Se ne era già discusso, due anni fa, in questa intervista, riproponiamo oggi la questione davanti alle sparute manifestazioni contro la guerra, egemonizzate sostanzialmente dalla, pur importante, questione palestinese o, meno comprensibilmente, dal referendum sulla magistratura. Manifestazioni che, invece di essere luogo di aggregazione per ceti sociali colpiti dalla guerra, si riducono ad essere mera testimonianza da parte di gruppetti ideologizzati; manifestazioni che, per questo motivo, si tengono alla larga da questioni ritenute “divisive”.
Ci riferiamo, in primo luogo, alle sanzioni alla Russia che, tra l’altro, costringendo i paesi europei ad acquistare solo il costosissimo gas statunitense, hanno già pesantemente penalizzato famiglie e aziende. Sanzioni che stanno per riguardare anche il petrolio russo e che, dopo la loro momentanea sospensione da parte di Trump, ignorando bellamente quello che sta succedendo a Hormuz, sono state invocate con forza dal segretario del PD, Ely Schlein: ”Tornare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia sarebbe un errore gravissimo. (…) L’Europa su questo deve restare compatta.”
Intanto Alternative für Deutschland (AfD) che sostiene la fine delle sanzioni alla Russia e l'espulsione dei militari americani dalla Germania, si avvia a diventare il primo partito in Germania. Qui da noi ci si consolerà con qualche slogan antifascista.

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