L'importanza della festa della liberazione

334
L'importanza della festa della liberazione

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Michele Blanco

La festa della liberazione ci indica come la vera libertà democratica si realizzi, si potrà realizzare, solo attraverso un impegno costante e continuo per la giustizia sociale, politica ed economica.
La festa del 25 Aprile non può mai essere semplicemente custodia della memoria della liberazione dal nazifascismo. Ma ci fa chiedere, ogni anno, su cosa significhi realmente poter essere donne e uomini e donne realmente liberi.
 
 Liberi certamente dalle dittature reazionarie e dall’occupazione, dalla paura e dalla violenza. Liberi da un potere assoluto e invadente che vuole decidere chi può parlare, lavorare, esistere, vivere nella ricchezza e chi no.
 
Liberi di costruire una vita dignitosa, una cittadinanza piena, una giustizia certa e imparziale.
 
Ma la parola libertà senza fatti concreti può essere solo una parola. Infatti si è spesso solo riferita alla vita privata, a immunità personale, al semplice diritto dell'Habeas corpus, il principio giuridico fondamentale che tutela la libertà personale, garantendo che nessuno possa essere arrestato o trattenuto illegalmente. Una cosa assolutamente fondamentale e preziosa, certo. Nessuno dovrebbe mai dimenticare quanto sia costata, nella storia d’Italia e d’Europa, la conquista di quello spazio fondamentale in cui il potere non può disporre in nessun modo. Ma assolutamente il 25 Aprile ci deve ricordare che la libertà democratica è qualcosa di molto di più importante.
 
Qualcosa che mai nasce come un privilegio dell’individuo isolato, ma come forma di liberazione che riguarda l'intera cittadinanza. In primo luogo la promessa che nessuno, mai più, debba più vivere esposto all’arbitrio assoluto di chi comanda, alla violenza di chi esclude e all’umiliazione di chi può decidere impunemente che alcune vite valgono meno di altre, purtroppo accade ancora oggi nel mondo.
Questo modo di pensare alla Liberazione non è soltanto memoria, ma diventa necessaria domanda di giustizia, che resta una richiesta, oltre che legittima sempre, attualissima. Liberarsi non significa soltanto sottrarsi a un potere dittatoriale. Significa, sempre, potersi chiedere quale ordine democratico nuovo possa nascere dopo la fine dell’oppressione. Quali rapporti di libertà debbano sostituire quelli fondati sulla paura, sulla gerarchia, sullo sfruttamento e sull’obbedienza. Quali fondamentali istituzioni possano impedire che l'ingiustizia e l’arbitrio ritorni. La libertà, quando è davvero democratica, non si limita mai solo a togliere catene, ma deve impedire che se ne formino di nuove, anche con altre caratteristiche. La vera libertà non lascia nessuno da solo davanti al proprio destino e richiede un mondo nel quale ciascuno possa essere riconosciuto come eguale. Per questo la libertà non sarà mai vera senza giustizia, solidarietà e cooperazione tra gli esseri umani.
 
Il filosofo politico John Rawls ci propone di pensare la giustizia dal punto di vista degli ultimi, dei più poveri e svantaggiati. La giustizia nel mondo contemporaneo riguarda le risorse, non solo il reddito e le opportunità, ma il riconoscimento di tutti, la rappresentanza politica effettiva, la cura e le cure sanitarie gratuiteper tutti, la stessa qualità delle relazioni sociali. Quindi una società giusta non è semplicemente quella in cui ciascuno riceve tutto l'aiuto materiale possibile, ma quella in cui nessuno è costretto a vivere abbassando lo sguardo, a vivere nell’umiliazione o nel servilismo.
 
Ecco perché la Liberazione non segnò soltanto la fine di un regime dittatoriale. Essa riconscegno alla giustizia il suo spazio politico. E il fascismo non fu solo violenza e la negazione delle libertà politiche. Fu distruzione sistematica delle condizioni di uguaglianza sostanziale e del riconoscimento reciproco. Il fascismo si baso sulle gerarchie e le disuguaglianze tra le persone, fece della violenza il suo linguaggio pubblico, dell’obbedienza assoluta una virtù, del dissenso una colpa assoluta, della diversità una pericolosa minaccia. Ridusse i diritti di cittadinanza ad appartenenza disciplinata, inoltre stabilì che non tutti avessero gli stessi diritti e ad essere riconosciuti come componenti la comunità politica.
 
L’ingiustizia, l'umiliazione, l'esclusione, la svalutazione, l'invisibilità divennero la norma per chi non si sottometteva e allineava al regime. 
La Resistenza fu anche il momento in cui uomini e donne, spesso giovanissimi, rifiutarono questo sistema ingiusto. I resistenti non si sentirono più sudditi, servi in ingranaggi prestabiliti, spettatori obbedienti della violenza del regime fascista. I resistenti combatterono per la dignità umana e per la libertà.
Proprio per questo non possiamo ridurre il 25 Aprile a solo una ricorrenza istituzionale e celebrazione.
 
Oggi la festa del 25 Aprile ci ricorda che non ci può essere la vera libertà senza giustizia e che la libertà non è mai definitivamente acquisita perché la giustizia non è mai definitivamente compiuta. Come dichiarò il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas "ogni generazione eredita istituzioni che altri hanno costruito, ma deve decidere se custodirle, svuotarle o rinnovarle". La Costituzione nata dalla Liberazione non è una grande promessa ancora troppo incompiuta di giustizia sociale, politica, economica, civile. La Costituzione deve ancora trovare realizzazione affinché la libertà non resti privilegio per i ricchi. La lotta della Liberazione è stata l’impegno per costruire una società nella quale nessuno sia costretto a chiedere il permesso per sentirsi uguale e libero come tutti agli altri.
 
Per questo il 25 Aprile non può essere solo celebrazione del passato. È un.impegno per quello che ancora ci resta ancora da fare, perché la Liberazione è presente ogni volta che una persona umiliata ritrova voce, ogni volta che un diritto formale diventa possibilità sostanziale, ogni volta che un’istituzione sceglie di non schiacciare le persone ma di includerle, ogni volta che qualcuno rifiuta di voltarsi dall’altra parte davanti all’ingiustizia.
Giustizia e libertà insieme diventano la possibilità di vivere una vita dignitosa senza dominio, senza umiliazione, senza paura. Questa, Ecco il vero significato della Liberazione, essere oggi contro tutte le forme, vecchie e nuove, di dominio che limitano la dignità umana, bene essenziale e fondamentale che riguarda tutti noi in prima persona. 
 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Venezuela, la lezione d'aprile di Geraldina Colotti Venezuela, la lezione d'aprile

Venezuela, la lezione d'aprile

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il PD alla continua ricerca di se stesso di Giuseppe Giannini Il PD alla continua ricerca di se stesso

Il PD alla continua ricerca di se stesso

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti