Armi a Israele, scoppia il caso a Bruxelles: ecco come hanno votato i politici italiani
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di Michele Blanco
Il 20 maggio 2026 il Parlamento europeo bocciava con un voto il giustissimo emendamento che chiedeva l'immediato embargo delle armi che transitano dagli Stati aderenti all’Unione Europea verso Israele. L’emendamento prevedeva il totale divieto di vendita, trasferimento e transito di armamenti, munizioni e materiale militare verso lo Stato pirata, violentatore di persone inermi, anche cittadini della stessa Unione europea. Si trattava di un voto chiaro che rappresentava una dichiarazione politica con conseguenze concrete, e chi lo ha espresso ne porta la gravissima responsabilità.
L'emendamento, firmato dall'eurodeputato Danilo Della Valle e inserito nel rapporto Kovatchev relativo alla 81ª sessione dell'Assemblea generale dell'ONU, non chiedeva nulla di strano o di rivoluzionario, chiedeva di la legge democratica espressa nel diritto internazionale.
La vendita di armi a un Paese che le utilizza contro popolazioni civili inermi e indifese, come ampliamente documentato da organi ONU, corti internazionali e centinaia di organizzazioni per i diritti umani, è ovviamente già proibita da tutte le convenzioni che gli Stati europei hanno ratificato, firmato e sottoscritto. Eppure il parlamento europeo ha votato chiaramente contro la legge, tutte le convenzioni se firmate e ratificate dagli Stati sono leggi a tutti gli effetti degli Stati, e il diritto internazionale.
Bisogna stare attenti a chi ha permesso tutto questo, hanno votato sì all’emendamento favorevole all'embargo alle armi a Israele, tra i rappresentanti italiani al parlamento europeo, compatti il M5S e l'Alleanza Verdi e Sinistra, gran parte del Pd, mentre tre europarlamentari del Pd hanno deciso di astenersi, una forma di non-scelta che in un voto così importante per la difesa dei diritti umani fondamentali equivale chiaramente a un voto contrario.
Hanno votato contro, in modo chiaro ed esplicito, gli europarlamentari italiani di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia. La stessa destra che nelle ore precedenti aveva espresso "condanna" per le immagini degli attivisti della Flotilla umiliati, torturati, legati dalle forze illegali israeliane ha scelto, in sede di voto, di non sospendere nemmeno un singolo trasferimento di materiale bellico a chi illegalmente arresta, tortura, dileggia cittadini italiani.
Per tutti gli studiosi di filosofia polititica il meccanismo della responsabilità politica è molto semplice, chi approva o non blocca il trasferimento di armi verso un contendente in conflitto, specie quando quel conflitto è oggetto di indagini per crimini di guerra e Genocidio da parte della Corte penale internazionale, non può fare finta di niente deve prendere chiaramente posizione e se si vuole essere dalla parte della democrazia e del diritto internazionale votare chiaramente a favore dell’emendamento che chiedeva di non inviare armi.
Questo perché le armi non sono mai neutrali, sono strumenti di morte. Ogni munizione ha una provenienza, ogni contratto ha una firma e ogni voto parlamentare è un atto di responsabilità politica, oltre ad essere pubblico.
Questa votazione degli europarlamentari italiani ci dimostra chi è legato l'industria del genocidio, che esporta armi verso Israele, che, inoltre, traccia un filo diretto tra la libby dell’industria della morte e alcuni politici eletti.
L'emendamento purtroppo è caduto, quindi le armi prodotte anche in Italia continueranno ad arrivare ai massacratori di Gaza, del Libano, della Cisgiordania, della Siria, dello Yemen, dell’Iran, ma il voto è rimasto agli atti e resterà disponibile ogni volta che si vorrà valutare chi ha scelto di interrompere la catena tra la produzione di armi e il loro utilizzo contro la popolazione civile, e chi ha scelto di lasciarla continuare indisturbata.
In democrazia, le responsabilità si assegnano attraverso i voti espressi anche nel Parlamento europeo.
Gli europarlamentari del Partito Democratico Giorgio Gori, Irene Tinaglia e Camilla Laureti hanno adottato la decisione di astenersi.
Il grande studioso italiano Norberto Bobbio ha dedicato la sua riflessione filosofico politica a un problema che potrebbe sembrare astratto ma non lo è mai, mettendo in rilievo la distinzione tra chi agisce e chi si astiene dall'agire, e la responsabilità morale, oltre che politica, che entrambe le posizioni comportano.
In "Il problema della guerra e le vie della pace" (Il Mulino1979), Bobbio sviluppa una tesi molto importante: il "terzo", colui che si chiama fuori da un conflitto, chi sceglie la posizione del non-schieramento, non è mai neutrale. Egli è un attore. La sua assenza dal campo non annulla il suo peso sulla bilancia: semplicemente lo trasferisce a chi è rimasto.
In una votazione, come quella del parlamento europeo, binaria (sì o no, embargo o non embargo) l'astensione riduce il numero dei voti validi favorevoli senza ridurre quelli contrari. Chi si astiene su un'iniziativa di pace o di tutela dei civili, in un'aula dove la maggioranza vota per la guerra o per il suo finanziamento, contribuisce oggettivamente a favorire quel risultato. Bobbio era anche lucidissimo sul ruolo degli intellettuali e dei rappresentanti politici nei momenti storici che richiedono scelte nette. Scriveva che la democrazia non è solo la somma delle libertà individuali, ma il sistema che rende le scelte collettive responsabili e tracciabili.
Ogni mandato parlamentare è un atto di delega fiduciaria, gli elettori che votano, eleggono qualcuno perché scelga al loro posto, anche quando la scelta è difficile. Non perché si sottragga, o favorisca i guerrafondai, nel momento in cui è più difficile scegliere.
Un embargo sulle armi verso un Paese che usa quelle armi contro civili non è un atto di ostilità diplomatica, ma di garanzia per le vite dei civili innocenti. Garanzia che i diritti umani fondamentali non vengano violati con strumenti di morte e tortura che noi produciamo e vendiamo. Astenersi su questo tipo di voto significa, nel lessico filosofico politico di Bobbio, scegliere la dichiarazione senza dare la garanzia: i bei comunicati stampa, non servono a nulla, senza il voto contrario alla vendita delle armi che li renderebbe concreti.
Il gravissimo atto contenuto nell'astensione non è una questione privata, ma una questione di grande rilevanza pubblica, nel senso intesi dal Filosofo Habermas: una mancanza esercitata nella sfera pubblica, con gravissime conseguenze pubbliche, da chi ha ricevuto un mandato politico pubblico, attraverso l’elezione a parlamentari europei nelle lista del Pd, il comportamento di questi 3 europarlamentari dovrebbe essere portato alla conoscenza dell'elettorato che ha votato Pd alle ultime elezioni europee.


