"L'ultima volta si presero metà del territorio": il fantasma dell'invasione del 1846 torna nel discorso di Sheinbaum

Un richiamo alla prima invasione USA del 1846 per ribadire un principio: sulla sovranità e sul nome del Golfo non si tratta. Poi la mano tesa a Washington

6354
"L'ultima volta si presero metà del territorio": il fantasma dell'invasione del 1846 torna nel discorso di Sheinbaum

Nel teso braccio di ferro tra Città del Messico e Washington, la presidente Claudia Sheinbaum non ha alcuna intenzione di cedere di un centimetro dinanzi alla tracotanza di Donald Trump. La presidente messicana ha usato il palco di due eventi pubblici nello stato di Zacatecas per rispondere con fermezza all’ultima provocazione del suo omologo statunitense, che insiste nel voler rinominare il Golfo del Messico come “Golfo d’America”. Ma la leader ha fatto di più: ha trasformato la difesa del nome in un momento di partecipazione collettiva, trasformando i cittadini in un coro unanime.

“Come si chiama? Golfo di...?”, ha chiesto Sheinbaum alla folla riunita nel municipio di General Pánfilo Natera. La risposta è stata un coro assordante: “Messico!”. La presidente ha ripetuto la domanda, ricevendo la stessa, identica, convinta reazione. Un piccolo gesto politico che vale più di mille comunicati ufficiali, con cui la leader ha ribadito ciò che per il Messico è un dato di fatto, non negoziabile.

La tensione, però, è tutta in superficie. Perché se da un lato Sheinbaum alza la voce sul nome del golfo, dall’altro si affretta a spegnere qualsiasi focolaio di conflitto più ampio. “Noi siamo un paese di pace, questo ci caratterizza. Con il governo degli Stati Uniti vogliamo la pace, non litigare. Non ci interessa affatto combattere. Al contrario, siamo soci e vogliamo la protezione dei nostri fratelli dall’altra parte del confine”, ha chiarito la presidente, cercando di separare la disputa nominale dalle relazioni bilaterali.

Ma la pazienza della leader messicana ha un limite storico ben preciso, che lei stessa ha evocato con tono severo. Nel suo discorso, Sheinbaum ha tirato fuori dal cassetto della memoria nazionale l’invasione statunitense del 1846, un capitolo doloroso che costò al Messico la perdita di metà del suo territorio. “Prima della Riforma, e non bisogna mai dimenticarlo, gli Stati Uniti ci invasero e si presero metà del territorio. Per quelli che dicono ‘sì, vengano, che ci aiutino’… l’ultima volta che furono qui, si portarono via metà del paese”, ha ammonito, in un passaggio che è suonato come un avvertimento a certe frange interne e come un monito a non ripetere gli errori del passato.

Lo scontro sul nome è riesploso venerdì, quando Trump, durante un incontro con investitori sauditi, ha inscenato una presunta conversazione telefonica con Sheinbaum, rilanciando la sua crociata riguardo la denominazione delle acque. Una mossa che il governo messicano ha già contestato sul piano legale, presentando una causa civile contro Google dopo che la multinazionale ha applicato la modifica sulla sua piattaforma Maps in seguito a un ordine esecutivo del tycoon repubblicano.

Nonostante la battaglia sul fronte simbolico, Sheinbaum ha voluto ribadire le priorità del suo esecutivo, cercando di mantenere i piedi per terra. A Sombrerete e a Natera, la presidente ha parlato soprattutto di pensioni, assistenza sanitaria e diritti. “È tempo di riconoscere le donne messicane”, ha scandito, elencando i programmi sociali del suo governo: la pensione per gli anziani, le borse di studio e il programma “Salute casa per casa”, dove infermieri e infermiere visitano gli anziani per tenere sotto controllo malattie come il diabete e l’ipertensione.

Il messaggio di Sheinbaum, dunque, è duplice e calibrato. All’esterno, la mano tesa al vicino del Nord, ma con il pugno chiuso sul nome del golfo. All’interno, la memoria storica come bussola e la lotta alle disuguaglianze come vero campo di battaglia. “Non vogliamo problemi con il governo degli Stati Uniti”, ripete la presidente. Ma per chi le chiede di chinare la testa, la risposta arriva chiara dalle piazze del Messico: il nome, quello vero, non lo cambia nessuno. Il Messico non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria sovranità.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech di Alessandro Bartoloni AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele di Michelangelo Severgnini La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele

La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina   Una finestra aperta AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla! di Francesco Santoianni Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla!

Covid, la verità fa male? Tranquilli: basta non pubblicarla!

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti