"L'ultima volta si presero metà del territorio": il fantasma dell'invasione del 1846 torna nel discorso di Sheinbaum

Un richiamo alla prima invasione USA del 1846 per ribadire un principio: sulla sovranità e sul nome del Golfo non si tratta. Poi la mano tesa a Washington

6779
"L'ultima volta si presero metà del territorio": il fantasma dell'invasione del 1846 torna nel discorso di Sheinbaum

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Nel teso braccio di ferro tra Città del Messico e Washington, la presidente Claudia Sheinbaum non ha alcuna intenzione di cedere di un centimetro dinanzi alla tracotanza di Donald Trump. La presidente messicana ha usato il palco di due eventi pubblici nello stato di Zacatecas per rispondere con fermezza all’ultima provocazione del suo omologo statunitense, che insiste nel voler rinominare il Golfo del Messico come “Golfo d’America”. Ma la leader ha fatto di più: ha trasformato la difesa del nome in un momento di partecipazione collettiva, trasformando i cittadini in un coro unanime.

“Come si chiama? Golfo di...?”, ha chiesto Sheinbaum alla folla riunita nel municipio di General Pánfilo Natera. La risposta è stata un coro assordante: “Messico!”. La presidente ha ripetuto la domanda, ricevendo la stessa, identica, convinta reazione. Un piccolo gesto politico che vale più di mille comunicati ufficiali, con cui la leader ha ribadito ciò che per il Messico è un dato di fatto, non negoziabile.

La tensione, però, è tutta in superficie. Perché se da un lato Sheinbaum alza la voce sul nome del golfo, dall’altro si affretta a spegnere qualsiasi focolaio di conflitto più ampio. “Noi siamo un paese di pace, questo ci caratterizza. Con il governo degli Stati Uniti vogliamo la pace, non litigare. Non ci interessa affatto combattere. Al contrario, siamo soci e vogliamo la protezione dei nostri fratelli dall’altra parte del confine”, ha chiarito la presidente, cercando di separare la disputa nominale dalle relazioni bilaterali.

Ma la pazienza della leader messicana ha un limite storico ben preciso, che lei stessa ha evocato con tono severo. Nel suo discorso, Sheinbaum ha tirato fuori dal cassetto della memoria nazionale l’invasione statunitense del 1846, un capitolo doloroso che costò al Messico la perdita di metà del suo territorio. “Prima della Riforma, e non bisogna mai dimenticarlo, gli Stati Uniti ci invasero e si presero metà del territorio. Per quelli che dicono ‘sì, vengano, che ci aiutino’… l’ultima volta che furono qui, si portarono via metà del paese”, ha ammonito, in un passaggio che è suonato come un avvertimento a certe frange interne e come un monito a non ripetere gli errori del passato.

Lo scontro sul nome è riesploso venerdì, quando Trump, durante un incontro con investitori sauditi, ha inscenato una presunta conversazione telefonica con Sheinbaum, rilanciando la sua crociata riguardo la denominazione delle acque. Una mossa che il governo messicano ha già contestato sul piano legale, presentando una causa civile contro Google dopo che la multinazionale ha applicato la modifica sulla sua piattaforma Maps in seguito a un ordine esecutivo del tycoon repubblicano.

Nonostante la battaglia sul fronte simbolico, Sheinbaum ha voluto ribadire le priorità del suo esecutivo, cercando di mantenere i piedi per terra. A Sombrerete e a Natera, la presidente ha parlato soprattutto di pensioni, assistenza sanitaria e diritti. “È tempo di riconoscere le donne messicane”, ha scandito, elencando i programmi sociali del suo governo: la pensione per gli anziani, le borse di studio e il programma “Salute casa per casa”, dove infermieri e infermiere visitano gli anziani per tenere sotto controllo malattie come il diabete e l’ipertensione.

Il messaggio di Sheinbaum, dunque, è duplice e calibrato. All’esterno, la mano tesa al vicino del Nord, ma con il pugno chiuso sul nome del golfo. All’interno, la memoria storica come bussola e la lotta alle disuguaglianze come vero campo di battaglia. “Non vogliamo problemi con il governo degli Stati Uniti”, ripete la presidente. Ma per chi le chiede di chinare la testa, la risposta arriva chiara dalle piazze del Messico: il nome, quello vero, non lo cambia nessuno. Il Messico non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria sovranità.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più di Francesco Santoianni Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE di Paolo Desogus Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti