Marco Travaglio - Gli evasori pacifisti

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Marco Travaglio - Gli evasori pacifisti


di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano 15 luglio 2025

Torna, a grande richiesta, la “pace col fisco”: il soave eufemismo in dolce stil novo che sostituisce sui media padronali espressioni più rudi, tipo “evasore beccato restituisce il maltolto”, quando c’è di mezzo un Vip. L’altro giorno Ettore Boffano ha rivelato sul Fatto che John Elkann (anche per conto dei fratelli Lapo e Ginevra) ha deciso di versare all’Agenzia delle Entrate 175 milioni di euro tra tasse non pagate e sanzioni, essendo indagato a Torino per truffa allo Stato ed evasione fiscale. Così spera di evitare il processo con la “messa in prova”: cioè a un periodo di lavori forzati socialmente utili. Libero e Giornale hanno ripreso la notizia traducendola in “pace col fisco”, ma senza spiegare chi abbia dichiarato guerra a chi. Per il Corriere Elkann “chiude la vertenza”. Gli stessi titoli alla vaselina riempirono i media quando toccò a star dello sport e dello spettacolo. E quando, vent’anni fa, la Procura di Milano fece sputare una barcata di tasse evase a Intesa San Paolo (270 milioni più interessi), Mps (260), Bpm (170), Credem (53,4), Unicredit (99). Lo Stato recuperò un miliardo di refurtiva, ma la libera stampa fece credere che fosse scoppiata la pace dopo una lunga guerra di trincea. E i banchieri evasori rivendicarono “la correttezza del proprio operato”. Ora il portavoce degli Elkann spiega che hanno sganciato 175 milioni, anzi – pardon – “raggiunto una definizione complessiva delle potenziali controversie attinenti agli oneri tributari su di essi potenzialmente gravanti”, ma “senza alcuna ammissione neppure tacita o parziale della fondatezza delle contestazioni”: solo “per chiudere rapidamente e definitivamente una vicenda dolorosa sul piano personale e familiare”. Non pagavano le tasse e soffrivano pure. Figurarsi ora che devono sborsarle tutte insieme.

Il meglio lo danno Repubblica e Stampa, che hanno Elkann come editore. Due articolini a pagina 17 e 27 con titoli memorabili: “Eredità di Marella Agnelli: intesa tra il fisco e la famiglia Elkann” e “Accordo tra il fisco e la famiglia Elkann per gli oneri sull’eredità di Marella Agnelli”. Come se l’iniziativa l’avesse presa il fisco e non la nota famiglia; e come se le tasse dovesse pagarle Marella da morta, non i nipotini da vivi. Ma nei titoli non si fa alcun cenno all’evasione fiscale: è un accordo, un’intesa sull’eredità per fare pace con quei guerrafondai del fisco a nonna morta. Anzi a donna: il portavoce la chiama “Donna Marella”, sennò poi uno pensa che fosse un uomo. Ora provateci voi, se dovete pagare una multa per divieto di sosta, a dire in giro: “Ho fatto pace col vigile”. Vi rideranno tutti dietro. Perché non siete nel giro giusto. Diceva Trilussa: “La serva è ladra, la padrona è cleptomane”. Il poveraccio che evade è un evasore, il riccastro è un pacifista.

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