Marco Travaglio - Siamo i peggiori

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di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano

Dài e dài, ce l’abbiamo fatta. La Befana di Giorgia Meloni, con il suo plauso a Trump per l’“intervento difensivo e legittimo” in Venezuela, ci regala la maglia nera in Europa e forse nel mondo, ex aequo con i governi canaglia di Milei e Netanyahu. E persino peggio di Trump, abbastanza spudorato per evitare barzellette tipo la legittima difesa da Maduro il Terribile. Pure Marine Le Pen dà alla nostra premier una lezione di sovranismo e dignità: “Ci sono mille ragioni per condannare il regime di Maduro, ma esiste una ragione fondamentale per opporsi al cambio di regime che gli Usa hanno provocato. La sovranità degli Stati non è mai negoziabile, a prescindere dalla dimensione, dalla potenza, dal continente. È inviolabile e sacra” e chi oggi vi rinuncia “accetta domani la sua propria servitù”.

A nessuno venga in mente di dire che l’Italietta è sempre stata serva degli Usa. Nel 2019, quando tutto l’Occidente riconobbe il golpista Juan Guaidó che Trump voleva insediare al posto di Maduro, un solo governo europeo (insieme a papa Francesco) oppose il gran rifiuto: il Conte-1 M5S-Lega. Guaidó, il presidente del Parlamento che pretendeva di farsi capo dello Stato senza passare per le urne, si appellò a Conte sulla Stampa. E Conte gli rispose: “Il mio governo non l’ha riconosciuta quale Presidente ad interim non solo per ragioni di ordine giuridico-formale”, ma anche per non “contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni, favorendo la spirale di violenza col risultato di rendere ancora più drammatica la condizione della popolazione. Questo anche nella prevedibile prospettiva di un confronto internazionale ‘per procura’, che avrebbe reso ancor più conflittuale la contrapposizione”. Disse che l’Italia era impegnata a “promuovere una soluzione pacifica, attraverso un dialogo politico finalizzato a libere elezioni presidenziali” e aveva sempre “condannato fermamente qualsiasi escalation di violenze, abusi e limitazioni delle prerogative dei deputati venezuelani”, due dei quali avevano “ottenuto rifugio presso la nostra ambasciata”.

Ricordò di aver “inviato a Caracas il mio consigliere diplomatico Benassi, che col Nunzio apostolico ha incontrato lei, alcuni membri dell’Assemblea nazionale e il ministro degli Esteri” per “favorire ogni strumento di dialogo utile a comporre il conflitto” con una “transizione democratica”; e di aver “stanziato fondi per fornire beni di prima necessità, medicinali e varie forme di sostegno ai più indigenti” con la S. Sede, l’Onu e la Croce Rossa. Ma ribadì che per l’Italia “le crisi politiche e sociali possono trovare soluzione solo attraverso il dialogo politico, mai con l’opzione militare, considerato che la violenza genera sempre altra violenza”. Un’altra Italia.

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