Obama, la fine più triste

Obama, la fine più triste

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di Fulvio Scaglione* - Linkiesta

Il tramonto di un Presidente degli Usa è cosa triste in sé. Per almeno sei mesi se ne sta lì alla Casa Bianca, imbronciato, triste, mentre nessuno gli dà più retta e gli aspiranti successori si scatenano nella campagna elettorale. Il partito gli chiede le rituali comparsate, i consiglieri gli preparano la fondazione cui andranno i proventi delle future conferenze sulla pace e sul progresso.

Il tramonto di Barack Hussein Obama, anni 55, 44° presidente degli Usa, è particolarmente triste. C’è un problema con la polizia, che ha la spiacevole tendenza ad ammazzare persone per strada, meglio se afroamericane? Lui va ai funerali, fa discorsi bellissimi ma nessuno se lo fila. Ci sono le ricorrenti stragi nelle scuole e nei locali, perché anche un picchiatello può procurarsi un’arma da guerra, e 30 mila morti l’anno per colpi di arma da fuoco? Lui invoca, protesta, ma la lobby degli armaioli se la ride. Il campo di prigionia di Guantanamo? Obama prometteva di chiuderlo già durante la prima campagna elettorale, quella del 2008. Poi ha promesso di farlo una volta l’anno e Guantanamo è ancora lì, come voleva il Pentagono. Il Presidente firma con la Russia una tregua per la Siria? E i generali bombardano le truppe di Assad, sicuri di far saltare l’accordo senza che il buon Barack trovi la forza di dire una parola.

Ma questo è niente. Il problema vero è che Obama è il Presidente delle promesse tradite. L’uomo-marketing di ideali proclamati e mai praticati. Un cartellone pubblicitario. Uno slogan: il primo Presidente nero, come Hillary Clinton sarà la prima Presidente donna o Donald Trump il primo Presidente coi capelli rossi.
Il 4 giugno del 2009 Obama tenne al Cairo il suo primo, vero discorso al mondo. Un ottimo investimento, visto che sulla base di quelle parole i cinque bizzarri personaggi incaricati dal Governo norvegese scelsero proprio lui come Premio Nobel per la Pace.Al Cairo, Obama disse tra l’altro: «Negli ultimi tempi la tensione (tra Usa e musulmani, n.d.r) è stata incentivata dal colonialismo che nega diritti e opportunità a molti musulmani, e dalla Guerra Fredda in cui i Paesi a maggioranza musulmana erano fin troppo spesso trattati come vassalli (in originale “proxy”, n.d.r) senza rispetto per le loro aspirazioni… Gli estremisti violenti hanno sfruttato queste tensioni presso una piccola ma potente minoranza di musulmani». E l’altro giorno, nell’ultimo discorso all’Onu, ha detto: «Dobbiamo insistere affinché tutte le parti coinvolte (nei conflitti in Medio Oriente, n.d.r) riconoscano una comune umanità e le nazioni mettano fine alle guerre per procura (in originale “proxy wars”, n.d.r) che alimentano il disordine».

Noi sappiamo con certezza, come dimostrato da infiniti studi, tra cui quelli degli americanissimi Council on Foreign Relations e Brookings Institution, che il terrorismo islamico è promosso e finanziato dalle petro-monarchie del Golfo Persico. Obama dovrebbe quindi spiegarci perché, nei tre anni fiscali 2010-2012, quelli in cui al Dipartimento di Stato regnava Hillary Clinton, la sua amministrazione approvò vendite di armi per 165 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto fu approvato durante l’intero secondo mandato di George Bush. E perché nel 2010 sempre lui e la Clinton controfirmarono la più cospicua singola vendita di armi a un singolo Paese nella storia degli Usa: 62 miliardi di dollari di ordigni all’Arabia Saudita.
Proprio il Paese che la Clinton, in uno dei documenti rivelati quell’anno da Wikileaks, aveva qualche mese prima definito “base decisiva di supporto finanziario per AL Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas”. Proxy di chi? 

È curioso, nel discorso all’Onu Obama ha nominato solo due Paesi cattivi, Russia e Siria. Della Russia ha detto, in una riga, questo: “Tenta di recuperare con la forza la gloria perduta”. Mmmmmmm… Barack, dai, non fare così.

Nel 2011 hai dato una grossa mano alla distruzione della Libia, o no? Soddisfatto del risultato? In Afghanistan hai messo truppe, tolto truppe, ma nella prima metà del 2016 laggiù c’è stato il record di morti civili, 1.601, tra i quali centinaia di donne e bambini. Nello Yemen ci sono i tuoi servizi di intelligence militare a dare una mano alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e a guidare i suoi bombardamenti. Forse non lo sai ma ci sono stati già 10 mila morti, perché i sauditi sparano su tutto ciò che si muove, e le Ong stimano che un terzo dei loro raid (realizzati con armi americane e inglesi) vadano direttamente su obiettivi civili. Con i droni, in Pakistan, hai fatto ammazzare 2.500 persone. Sai che gli esperti calcolano che la percentuale di terroristi uccisi in questi attacchi rispetto ai civili è di uno su 26?
E della Turchia che cosa ci dici? Prima il tuo amico Recep Erdogan poteva fare tutto, anche far passare per il suo confine un 60/70 mila foreign fighters per rimpolpare le truppe dell’Isis in Siria e tu, in caso di problemi con la Russia, gli mandavi anche la Nato a proteggere il suddetto confine. Poi Erdogan ci ha detto che dietro il golpe che voleva scalzarlo c’eri tu. Chissà.

In Ucraina il presidente Yanukovich era un ladrone ma era un ladrone legittimamente eletto: tu che all’Onu parli di "rule of law", che ci dici dei soldi che la tua amministrazione ha investito per contribuire a rovesciare quel Governo?

Insomma, caro Obama: com’è che ovunque c’è un casino spunti anche tu? E com’è che dove c’è casino da prima, per esempio nei rapporti tra palestinesi e israeliani, tu non concludi una cippa? Lo sai, no, che Bibi Netanyahu ti ha umiliato anche in casa tua.

All’Onu hai avuto il coraggio di dire che “gran parte del collasso (del Medio Oriente, n.d.r.) è generato da leader che hanno cercato di legittimarsi non con i programmi politici ma perseguitando l’opposizione, demonizzando le altre fedi, confinando ogni spazio pubblico alla moschea”. Cioè, qualcuno come i tuoi amici dell’Arabia Saudita, quelli che finanziano la tua compagna di Governo e di partito Clinton? Come quel re Abd Allah che morì nel gennaio 2015 e che tu andasti a piangere con tutta la famiglia e mezzo Governo al seguito? O come la dinastia dei Khalifa del Bahrein, che nel 2011 chiamarono i carri armati sauditi per soffocare con la violenza la Primavera ed ebbero la tua benedizione?

Caro Obama, noi ci abbiamo creduto. Yes, we can e tutto l’ambaradan. È un vero peccato che ci credessimo noi, e tu no.


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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