Patrimoniale o Borsa? Il dilemma del welfare italiano davanti alla crisi dei fondi tedeschi

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Patrimoniale o Borsa? Il dilemma del welfare italiano davanti alla crisi dei fondi tedeschi

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di Federico Giusti

Il fondo dei dentisti di Berlino aveva investito gran parte dei risparmi attraverso operazioni, finanziarie ed immobiliari, accordando prestiti e partecipazioni. Quelle che apparivano come operazioni vantaggiose in grado di accrescere l'ammontare del fondo facendo lievitare i risparmi si sono invece dimostrate fallimentari e alla fine è arrivato il tracollo finanziario. Colpa dei mancati controlli? O colpa dell' insieme di regole che non salvaguarda il risparmio previdenziale dei lavoratori e dei fondi in cui investono il TFR? E, in ogni caso, un fondo pensione è lecito possa investire in immobili o prestiti, buttarsi sul mercato azionario con operazioni spericolate  o  dimostratesi tali dopo aver sbagliato le operazioni? 
 
La sola risposta registrata, a casa nostra,  è  che In Italia non sarebbe successo per la presenza della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione ma siamo certi che, da un giorno all'altro, qualche esponente del Governo non possa alzarsi e decidere di rivedere il sistema delle regole, specie ora con  le assicurazioni chiamate in ballo su innumerevoli questioni e proprio per questo destinate ad allargare il loro raggio di azione?
 
La previdenza complementare, chi lascia il Trattamento di fine rapporto al fondo per avere, domani, una seconda pensione oltre a quella dell'Inps, è composto da 10 milioni di lavoratori corrispondenti a meno del 40 per cento della forza lavoro complessiva. Questi numeri sono giudicati insufficienti e  stanno spingendo per convincere, o costringere, la forza lavoro ad aderire alla previdenza integrativa (da qui ad ipotizzare un intervento legislativo non è fantascienza)
 
Per invogliare l'adesione, specie dopo la crisi del 2022, pensano anche ad incentivi fiscali, a una somma aggiuntiva di parte datoriale, diffondono dati e proiezioni per mostrare che il rendimento del TFR in azienda raggiunge solo il due per cento annuo di rivalutazione ossia meno  dei risultati ottenuti dai fondi aperti o negoziali che siano.
 
Conviene il fondo previdenziale anche allo Stato perchè una parte importante dei fondi acquista  titoli pubblici con i quali ottengono un rendimento sicuro e fisso, insomma una convenienza reciproca visto che dall'acquisto di questi titoli si trae una liquidità rilevante
 
La domanda alla quale rispondere è un'altra:  la normativa italiana, per quanto possa essere sicura, mette al riparo da certi rischi i lavoratori? E i rendimenti del TFR possono dipendere dai mercati specie in epoche nelle quali una guerra o una crisi energetica possono creare terremoti tali da bruciare i capitali investiti? Perchè ogni ulteriore considerazione deve partire dal presupposto che l'assetto attuale non soddisfa il mondo delle assicurazioni e della finanza che rivendicazione la rimozione dei vincoli esistenti, ad esempio mano libera negli investimenti superando quell'approccio prudenziale scaturito dalla esperienza Usa e Canada dove quasi 20 anni fa operazioni azzardate azzerarono i fondi previdenziali di alcune professioni.
 
L'obiettivo, in molti paesi europei, è quello di avere piena libertà di investimento partecipando, con i risparmi dei lavoratori, a spregiudicate operazioni finanziarie  e a scalate societarie come avviene in alcuni paesi attraverso investimenti in  singoli titoli azionari funzionali al controllo di qualche società.
 
E in Italia non tutta la previdenza integrativa risponde alle stesse norme, ad esempio le  casse professionali  rispetto ai fondi negoziali legati ai comparti contrattuali sono decisamente più autonomi.
 
Non sappiamo bene come si materializzi il sistema dei controlli in Germania dove molte attività di controllo sono svolte nei lander ossia a livello regionale, resta il fatto che in Italia il controllo dalla Covip si rivela più affidabile anche se il sistema delle regole è destinato a cambiare  e all'orizzonte si intravedono già concreti pericoli.
 
Ha senso allora cullarsi sul sistema delle regole vigente ? No perchè da tempo è forte la spinta verso i fondi aperti, linee di investimento finanziario presentate come più redditizie, poi c'è la lunga mano dei Fondi privati, del sistema bancario ed assicurativo, abbiamo a che fare con un convitato di pietra a muovere interessi colossali che esercitano un indubbio fascino anche su buona parte del mondo sindacale.
 
Quanto maggiore diventa la erosione del potere di acquisto di salari e pensioni  tanto più crescerà il sospetto verso i rendimenti a basso rischio, al resto penserà la campagna strisciante del Governo e dei sindacati per favorire la integrazione alla pensione pubblica, renderla forse obbligatoria come forma di autotutela del lavoratore. Allargando la partecipazione alla previdenza pubblica il sindacato rischia di spianare la strada al controllo della finanza sui risparmi previdenziali. Il caso tedesco conferma che l'apertura al mercato del secondo pilastro previdenziale comporta seri rischi specie se a gestirlo saranno le sirene del maggiore rendimento. Chi investe in Borsa può anche azzardare operazioni destinate al fallimento, la domanda alla quale rispondere resta tuttavia sempre la stessa: perchè far cassa con i risparmi di una vita dei lavoratori e delle lavoratrici? Se siete in carenza di liquidità andate a prendervi i soldi da una Patrimoniale che per altro servirebbe anche al nostro welfare.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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