Lo Stato spende, il privato incassa. La crisi del personale sanitario in cifre

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di Federico Giusti

La popolazione europea invecchia, i lavoratori attivi diminuiscono  e la Ue è alle prese  con un grave problema ossia la necessità di reperire circa 1,2 milioni tra medici, infermieri e ostetriche.

Il numero di infermieri attivi, ma ormai prossimi alla pensione, sta diventando elevato e l'Italia dovrebbe pentirsi di avere istituito il numero chiuso nelle facoltà universitarie afferenti alla branca di medicina. Gli infermieri italiani sono considerati tra i migliori dei paesi Ue, per questo risultano particolarmente richiesti da nazioni nelle quali gli stipendi sono decisamente più alti e per questo offrono condizioni migliori, risultano decisamente attrattivi.
 
E' fin troppo noto che il personale sanitario italiano debba fare i conti con orari lunghi, carenze di organico, stipendi bassi e elevato stress con migliaia di casi di burnout che si manifestano anche con l' abbandono della professione o la rinuncia al profilo professionale.
Per evitare contenziosi tra i paesi aderenti, la Ue ha messo a punto un'iniziativa triennale per programmi di formazione destinati al settore infermieristico, nel frattempo l'Italia, e non solo lei, deve affrontare il problema della carenza di personale sanitario attratto all'estero da situazioni contrattuali migliori e carichi di lavoro più accettabili.
 
 
Stesse politiche nei paesi nordici ove il costo della vita decisamente caro include nell'offerta i costi dell'alloggio, le bollette e qualche biglietto aereo. Difficile competere per l'Italia con la miseria dei salari della PA e del Servizio Sanitario nazionale, difficile colmare il divario economico e al contempo assicurare anche opportunità di crescita economica e professionale.
 
Non sono notizie nuove, è sufficiente andare in rete per trovare rapporti, studi e relazioni, la classe politica e i dirigenti pubblici dovrebbero almeno conoscere certe situazioni e risolvere, una volta per tutte, le problematicità derivanti dai carichi di lavoro elevati, dalla carenza cronica di personale. Invece di acquisire consapevolezza provano a ridurre i tempi necessari per acquisire i titoli di studio, trasformano le scuole tecniche in apprendistato, limitano le ore di insegnamento e riscrivono i programmi scolastici su diretto suggerimento delle imprese. 
 
Non capiscono che la eccellenza sta proprio nel sistema scolastico pubblico che invece si accingono a distruggere.
 
Ed è comunque paradossale che un paese come il nostro importi infermieri dall'estero, da assumere attraverso agenzie interinali e cooperative quando permette alle professionalità di casa propria l'espatrio all'estero, anzi invoglia la fuga verso altri paesi mantenendo bassi i salari.
 
Colmare le carenze strutturali del sistema sanitario nazionale sembrerebbe una missione impossibile per i governi italiani di qualsivoglia maggioranza politica, perfino chi da anni invoca la precedenza agli italiani sfugge alle proprie responsabilità, se vogliamo offrire una seria alternativa ai giovani neo laureati urge investire e farlo partendo dalle condizioni di lavoro e dai livelli contrattuali e retributivi.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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