Rapporto Banca d'Italia 2026: Ricchezza Finanziaria in Ascesa, ma l'Italia Reale Affonda nel "Lavoro Povero"

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Rapporto Banca d'Italia 2026: Ricchezza Finanziaria in Ascesa, ma l'Italia Reale Affonda nel "Lavoro Povero"

 

di Federico Giusti

La ricchezza in Italia non è diminuita rispetto al passato,  l'ascensore sociale è fermo, la fase distributiva è entrata in crisi proprio con la riduzione delle aliquote fiscali, la quota destinata ai capitali e ai dividendi è cresciuta rispetto alla parte destinata ai redditi e al welfare. L'ascensore sociale non è fermo da ora, bloccato per la bassa crescita e un sistema distributivo non funzionante, il rapporto Fragilità racconta di un paese in cui solo tre italiani su 10 credono che i figli abbiamo un futuro migliore di loro, nella maggioranza dei casi non registriamo alcun miglioramento nelle condizioni di vita tra generazioni, debolissimo resta il legame tra formazione e occupazione.

Prendiamo ad esempio il “working poor”, il lavoro povero,  ben 6 persone su 10  si trovavano in deprivazione alimentare materiale o sociale, avere un lavoro non significa sottrarsi alle condizioni di miseria o di povertà relativa e assoluta. L’Italia è al 34esimo posto su 39 nella classifica della povertà monetaria dei bambini nei Paesi ricchi. situazione di cui parlano anche i rapporti Caritas su povertà ed esclusione sociale. In estrema sintesi allora, chi nasce povero, assai probabilmente morirà nella stessa condizioni sociale. E il lavoro full time non è garanzia sufficiente a evitare la povertà relativa e assoluta, quasi la metà dei nuclei in povertà assoluta ha al suo interno almeno un occupato. Per maggiori ragguagli in nostro aiuto arrivano Istat e Banca d'Italia con studi e valutazioni pubblicate da tempo. Alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane era cresciuta, in 12 mesi, del 2,8% senza tuttavia la perdita derivante dalla pandemia e dalla crisi post guerra in Ucraina.

Le ricchezze delle famiglie italiane nel 2024 sono ancora il 5% in meno rispetto al 2021 Chi si arricchisce lo fa in due modi: con la speculazione finanziaria o con gli immobili, anzi soprattutto attraverso le attività finanziarie. I maggiori benefici sono effetto dell'andamento positivo dei prezzi delle quote di fondi comuni, dei titoli e delle riserve assicurative, complessivamente la disponibilità delle famiglie resta stabile mentre in Gb e Francia registra un calo da almeno quattro anni. Le famiglie più ricche puntano tutto sugli immobili o in alternativa, anzi in misura maggiore, su titoli, depositi e azioni in Borsa.

Alla fine del 2024 la ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche registra invece una certa diminuzione, le passività crescono e a preoccupare è il definanziamento degli Enti locali.https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-settori-istituzionali/2026-ricchezza-settori-istituzionali/statistiche_RSI_28012026_IT.pdf

Il 10 per cento delle famiglie più ricche detiene il 60% del patrimonio nazionale totale, sono proprio le famiglie più ricche ad avere accresciuto il loro patrimonio, metà della popolazione deve andare avanti intanto solo con il 7,4% delle ricchezze complessive, in rapporto a 15 o 20 anni fa la quota di ricchezza in loro possesso è costantemente diminuita. E quindi i poveri diventano sempre più poveri.

Al contrario le società finanziarie e no aumentano la quota di ricchezza.

La fotografia del paese trasmette una immagine nella quale la classe media inizia ad accusare ritardi e difficoltà, parliamo non solo di piccola borghesia (in parte risucchiata dal basso e proletarizzatasi) ma di classi anche benestanti 

Le “democrazie” occidentali si sono rette per decenni su una fetta importante di ceti medi che hanno beneficato di condizioni favorevoli, erano le famiglie capaci di far studiare i figli, di risparmiare e migliorare le condizioni di vita.

La crisi dei ceti medi arriva con il venir meno del modello neokeynesiano, per qualche anno sono riusciti a rinviare la decadenza salvo poi essere investiti dalla diseguale distribuzione delle ricchezze specie nei paesi ove il motto del pagar meno tasse ha avuto impatti negativi immediati sul welfare.

Se prendiamo la popolazione complessiva come parametro di riferimento, la ricchezza netta delle famiglie in Italia raggiunge livelli bassi a confronto di altri paesi, la tradizionale capacità di risparmio della classe media segna il passo e mostra tutte le criticità di un modello sociale sempre meno stabile. Si aprono forse prospettive nuove ma intanto regnano confusione, incapacità di interpretare la realtà e alle prime crepe sistemiche si risponde con la consueta stretta repressiva e securitaria.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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