Pensioni, il Governo si rimangia le promesse elettorali e tutela la Legge Fornero

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Pensioni, il Governo si rimangia le promesse elettorali e tutela la Legge Fornero

 

Non è dato sapere quali saranno gli interventi del Governo in materia di pensioni nella prossima legge di Bilancio, i tecnici della maggioranza da settimane stanno lavorando ad un dossier sulla materia previdenziale che si annuncia problematica anche per l'aumento della spesa militare. Se le entrate sono ridotte investimenti in materia di welfare e pensioni diventano assai problematici.
Meloni non ha in sostanza rispettato l'impegno con gli elettori, la Legge Fornero è rimasta invariata e hanno previsto interventi retroattivi per alleggerire il peso dei contributi versati con il sistema retributivo nell'ottica di posticipare l'uscita dal lavoro.
 
Sarebbero sufficienti questi elementi per giudicare negativamente il centro destra accusandolo di somma incoerenza tra le enunciazioni in campagna elettorale e la pratica di Governo, del resto non sarà l'ultima volta che partiti presentatisi con un programma ne realizzano uno assai diverso per compiacere i poteri politici, finanziari ed economici dominanti.
 
Uno dei problemi irrisolti riguarda l'aspettativa di vita e l’innalzamento di tre mesi tanto per l’età anagrafica quanto per l’anzianità contributiva dal 2027. A prevedere il posticipo di tre mesi è appunto la legge Fornero con un collegamento diretto tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita.
 
Il Governo è alle prese con una decisione difficile, settori della maggioranza chiedono a Giorgetti e alla Meloni di annullare questo scalino fermando l'uscita dal mondo del lavoro, con la pensione di vecchiaia , a 67 anni   e al contempo invocano un abbassamento degli anni contributivi per la pensione a prescindere dall'età
 
Entrambe le richieste hanno un costo economico e anche qualora il Governo ne accogliesse  solo una non saremmo davanti a scelte coerenti con le promesse elettorali perchè l'impianto della Fornero rimarrebbe intatto concedendo al massimo una o due piccole deroghe.
 
Ma giornali e media asserviti al Governo farebbero fuoco e fiamme per trasformare il congelamento dello “scalino” di tre mesi nel 2027 come una autentica inversione di tendenza dimenticando che nel passato, dopo il covid, è già accaduto di rinviare l'aumento dell'età necessaria per la pensione.
 
La domanda ad oggi senza risposta è semplice: il Governo vuole lasciare le pensioni di vecchiaia, nel 2027, a 67 anni, ai quali aggiungere i mesi necessari per la prima finestra di uscita, invece che a 67 anni e tre mesi? E qualora lo facesse rinvierebbe all'anno successivo l'aumento della aspettativa di vita?
 
Altra ipotesi allo studio dei tecnici governativi il criterio anagrafico al fine di congelare lo scatto di tre mesi per la pensione anticipata escludendo chi non abbia ancora raggiunto i 64 anni pur avendo dei requisiti di tutto rispetto ( per gli uomini  42 anni e 10 mesi di contributi, per le donne 41 anni e 10 mesi) e in questo modo si escluderebbe dal beneficio dei tre mesi un numero elevato di lavoratori oscillante tra 160 e 180 mila unità.
 
Con le dovute cautele tutte le soluzioni vanno nella medesima direzione ossia salvaguardare l'impianto della Fornero e prevedere una soglia anagrafica sempre più alta prima di uscire dal mondo del lavoro oppure costringere al posticipo della pensione per non perdere soldi. Entrambe le soluzioni sarebbero inaccettabili per la forza lavoro.
 
Poi c'è il nodo della copertura finanziaria sia nel caso di congelamento erga omnes di tre mesi e sia, in misura ridotta, se si volesse stabilire l'età di 64 anni , in un caso o nell'altro si parla rispettivamente di 3 e di 2 miliardi di spesa. E non è casuale che del capitolo pensioni, e delle decisioni eventuali di cui abbiamo parlato fino ad ora, il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) non parli.
 
Atteggiamento prudenziale del Mef oppure una decisione presa con Bruxelles? E anche il solo blocco della aspettativa di vita sarebbe ben accetto da chi dovrà poi decidere sull'uscita dalla procedura di infrazione della Ue a carico del nostro paese per eccessivo deficit pubblico ?
 
E poi anche un eventuale intervento sui coefficienti di trasformazione potrebbe determinare la riduzione dell'assegno previdenziale?,
Se il trattamento pensionistico fino ad oggi è stato pagato  tre mesi dopo avere maturato il requisito contributivo anche un eventuale congelamento dei tre mesi con una sorta di posticipo di un mese o due suonerebbe come una autentica beffa.
 
E anche in quel caso sarebbe difficile presentarsi all'opinione pubblica come gli artefici del superamento della Legge Fornero.

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