Perché l'attacco dei No Tav al Movimento 5 Stelle è controproducente

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Perché l'attacco dei No Tav al Movimento 5 Stelle è controproducente


Di Michele Merlo


Da quando Conte, in un video in diretta su Fb, ha sostenuto il SI al TAV, tutti gli avversari del M5S non fanno che celebrare la cocente sconfitta del Movimento. Nulla di più gradevole per schiere di giornalisti prezzolati che da sempre sognano la fine di un’alternativa politica reale al bipolarismo all’italiana.

E’ vero che si è trattato di una sconfitta per la quale i 5 stelle sono in buona parte responsabili, ma a ben vedere chi esce con le ossa rotte da un confronto interno al Governo lega-5 stelle è anche il Movimento NO TAV e ad esso vanno imputate parte delle responsabilità di questa sconfitta, senza nascondersi dietro la comoda foglia di fico del tradimento del proprio referente politico.

Troppo facile usare i 5 stelle come parafulmine. L’errore del Movimento No Tav è certo quello di avere estremizzato le pratiche di lotta, ma soprattutto le posizioni politiche e culturali, al punto di ritenere che il principale obiettivo della propria campagna politica non fosse contenere la Lega, con un’azione capillare presso i comuni del Val di Susa, ma “sbugiardare” chi, in qualche modo, con tutti i limiti, stava cercando di bloccare l’opera.

Così, dopo mesi di campagna a favore del TAV da parte della Lega, alle ultime elezioni europee nei comuni della Valle, più del 30% dei cittadini ha votato Salvini, mentre il M5S è uscito fortemente ridimensionato rispetto alle scorse elezioni.

Un consenso così ampio alla Lega ha spalancato le porte al TAV, alterando i rapporti di forza dentro l’esecutivo e permettendo a Salvini di promuovere il fronte del SI, dato che è ormai chiaro che a opporsi al TAV è una minoranza della popolazione, che addirittura manifesta sostegno al più fervido sostenitore del Si all’inutile opera.

Nei mesi precedenti, una sistematica opera di allontanamento dal M5S, non necessariamente legata alla sola questione del Treno ad Alta Velocità, ha sponsorizzato l’astensionismo senza per altro ottenere un gran risultato, visto che in ogni comune della Valle le percentuali di affluenza non sono scese al di sotto del 60%, toccando punte dell’87% in alcuni comuni.

Ovunque la Lega ha trionfato e sommando le percentuali di Salvini a quelle del PD si supera ampiamente il 50% ovunque nella Valle, dimostrando implicitamente a tutto il Paese che poi il Tav non è un gran problema per i valususini, disposti a votare le forze che quell’opera la vogliono a tutti i costi.

Il Movimento No Tav, ha preferito far prevalere l'ala “molecolarista” della peggiore sinistra, che ha fatto delle accuse al M5S, non solo di non fare abbastanza per impedire l’opera, ma soprattutto di non far sbarcare i migranti un nuovo terreno identitario, cadendo di fatto in una trappola mediatica nazionale, che non può non favorire il PD e la LEGA, agli opposti nella propaganda, ma a braccetto nei voti parlamentari.

Certo per continuare a sperare di impedire la realizzazione del TAV, il Movimento in Val di Susa avrebbe dovuto impedire ad ogni costo una vittoria elettorale di Lega e PD, invece il ragionamento di Perino & Co. ha voluto far pagare al M5S l’alleanza con la Lega e ciò che ne consegue nell’immaginario della sinistra sinistra, dimenticando però di trovare un’alternativa. La strategia avrebbe avuto un senso se, volendo punire il 5 stelle, il Movimento no Tav fosse stato capace di convogliare il sostegno di cui gode verso un’altra forza politica palesemente contraria al Tav. Ma ne esistono?

Ma di fronte ad un tale risultato elettorale, che ha spalancato le porte ai SI TAV, che senso hanno le tardive manifestazioni e le prove di forza, le violazioni della zona rossa, che alimentano un sistema repressivo sempre più invadente e invincibile?

Che senso hanno le critiche all’unica forza politica che ha cercato in ogni modo di bloccare l’opera, pur consapevole di andare al governo con un’altra totalmente favorevole, che gode di una visibilità mediatica ormai sconfinata, non solo merito della figura di Salvini, ma anche della contro campagna dei sinisrati, che preferiscono porgere in piatti d’argento, ogni pretesto per accrescere la fama del leader leghista?

Non ci possiamo quindi esimere da una analisi critica di ciò che ha fatto il movimento NO TAV, al pari di altri movimenti, che partiti da una sana e sincera mobilitazione popolare, sono man mano diventati espressione di un ceto politico movimentista, interessato più a mantenere una coerenza di forma e di idee che a valutare concretamente le azioni per risolvere la “vertenza” per cui erano nati. Il ceto politico dei Casarini di turno, che vedono nell’alleanza tattica con il PD, il male minore e paradossalmente hanno come punto di riferimento il famoso detto “tanto peggio, tanto meglio”, non ha un’alternativa di cambiamento per la società italiana e non può che constatare la propria impotenza con il disprezzo del popolo ignorante e razzista.

Così si arriva a veri e propri comportamenti controproducenti che, nel lungo periodo, portano alla frammentazione e infine alla sconfitta degli stessi movimenti antagonisti, svuotati da Fb già dieci anni fa e incapaci di rielaborare una visione politica realmente antagonista.

E ora viene da chiedersi, una volta che il 5 stelle sarà ridotto al 15%, cosa verrà dopo? Ci si aspetta che i suoi attivisti, scottati dalla fine di un sogno, tornino nelle piazze a incendiare cassonetti o a fare scontri per impedire la realizzazione di una grande opera? Ciò non avverrà, perché il contesto socio politico è profondamente cambiato.

Negli anni duemila i movimenti antagonisti avevano trovato nuova linfa nella capacità di contaminare con le proprie idee, anche settori sociali e culturali profondamente diversi. Il meccanismo della Rete, ovvero stare assieme nella diversità, per raggiungere uno o più obiettivi, aveva realmente creato una alternativa politica, poi dopo Genova e con l’11 settembre sfumata definitivamente.

Se i movimenti sociali, antiliberisti e ambientalisti non produrranno alcuna alternativa politica non sono solo destinati a scomparire, come è di fatto già avvenuto, ma consegneranno il Paese alla peggiore destra-sinistra autoritaria e neoliberista, sovranista a parole, ma del tutto omogenea al disegno di mercificazione assoluta dell’uomo e dell’ambiente.
 

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