Primo vertice europeo di Hollande: si rischia la spaccatura sull'austerity

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Primo vertice europeo di Hollande: si rischia la spaccatura sull'austerity

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Nel vertice di mercoledì a Bruxelles tra i leader dei 27 paesi dell'Unione Europea, il neo presidente francese Francois Hollande ha potuto riscontrare la crescente popolarità delle sue richieste su crescita ed occupazione come punti di riferimento degli strumenti anti crisi. Prima del summit, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy era volato a Parigi per un incontro bilaterale con il capo dell'Eliseo, volto a delineare una strategia comune in ambito europeo, a dimostrazione di come l'asse franco tedesco Sarkozy-Merkel, che aveva condotto l'UE nel periodo della crisi del 2008, si stia progressivamente rompendo.
Anche se non in agenda, il vertice si è occupato principalmente sull'eventualità che la Grecia lasci la zona euro e le misure da intraprendere per evitare un rapido contagio ed il panico nei mercati finanziari. Eventualità che la Banca centrale tedesca ha dichiarato in settimana essere "gestibile", ma che secondo Pier Carlo Padoan, capo economista all'OECD, “rappresenterebbe la principale fonte d'instabilità per l'economia globale". Martedì in un rapporto dell'OECD, l'organizzazione sottolineava come l'Europa stesse pericolosamente avvicinandosi ad un periodo di “grave recessione”. Recessione che, sottolinea Padoan, significa “aumento della disoccupazione, che produce disagi sociali e politici, in un drammatico circolo vizioso”
La vittoria di Hollande ha cambiato i termini del dibattito europeo, con la crescita divenuto il primo obiettivo di molti stati dell'UE. Ed ha causato inevitabili frizioni con Berlino, il campione del rigore di bilancio e delle riforme strutturali. Nel suo primo vertice europeo, Hollande ha anche scelto di sostenere gli euro bond – l'idea cioè di unire i debiti di tutti gli stati membri  – nonostante la ferma opposizione tedesca. Sul progetto, Hollande ha già ottenuto il sostegno del primo ministro Mario Monti ed il presidente della commissione, Jose Manuel Barroso. Ma il no di Berlino sembra non negoziabile. Di fronte alla spaccatura dei principali leader europei e rispetto alla portata della crisi greca, l'ipotesi forse più probabile sia quella paventata martedì dal Columnist del FT Rachman, vale a dire quella di un divorzio di velluto: il mantenimento dell'unione monetaria solo per alcuni stati, principalmente del nord con la Germania al centro del sistema, ed il ritorno alle monete nazionali, con accordi valutari e commerciali con l'area valutaria ristretta, per tutti gli altri con i conti non in regola.

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