Questo è il momento giusto: l'Italia deve uscire dalla NATO

Sebbene non vi sia ad oggi la certa previsione di un collasso immediato della NATO, esso appare non irrealistico per il crescente attrito tra l’imperialismo europeo e quello statunitense

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Questo è il momento giusto: l'Italia deve uscire dalla NATO

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da fgci.info
 

Poche cose sono certe nella vita, ma tra di esse c’è sicuramente il giuramento di fedeltà atlantica da parte di ogni nuovo Governo italiano. La NATO è un pilastro della nostra sicurezza, così si dice, e poco importa che i suoi bombardamenti in Libia abbiano fatto a pezzi il nostro interesse nazionale: l’alleanza atlantica viene prima.


Eppure, questo pilastro traballa, s’incrina e potrebbe presto spezzarsi: ormai solo i servi sciocchi seguono nella pratica i dettami della NATO. I Paesi baltici e la Polonia, russofobi e fascisti, sono tra i pochi a spendere nelle forze armate il minimo richiesto dalla NATO (2% del PIL). Tsipras, novello Quisling di Grecia, ha tolto il veto ed ha formalmente invitato la Macedonia nella NATO, umiliandosi ancora, espellendo due diplomatici russi per contorno e rinnegando per l’ennesima volta i principi originari di Syriza. Il PD poi ha sfondato il bilancio pubblico italiano con 35 miliardi di Euro spesi in pessimi aerei militari americani, dopo aver sostenuto tutte le missioni NATO dagli anni Novanta.


Al contrario, altri Paesi hanno gozzovigliato sulla NATO. L’Inghilterra l’ha usata per rafforzare la sua influenza, altrimenti in declino, e per giustificare un ampio arsenale nucleare. La Turchia ci si protegge da ritorsioni russe, siriane od iraniane mentre invade ed occupa silenziosamente la Siria. La Germania poi è stata proprio la più furba. Negli anni scorsi ha sfruttato l’ombrello della NATO per tagliare le sue spese militari, comunque alte ed oggi di nuovo in crescita (1.3% del PIL), così da ridurre ancora più in fretta il proprio debito pubblico e mettersi al riparo da Eurobond e simili. Poi ha fatto affari con i russi per costruire il North Stream 1 e 2, così da fregare gli alleati della NATO dipendenti dal gas russo. Infine, ha fomentato il colpo di Stato in Ucraina a vantaggio esclusivo delle proprie aziende, sapendo bene che gli altri Paesi NATO si sarebbero accollati le spese.


Però a qualcuno non va bene che i servi gozzoviglino e Pantalone paghi: non va bene a Donald Trump. Trump infatti rappresenta quella parte del capitale americano stremato dai costi per tenere in piedi l’Impero: spese militari enormi (3.6% del PIL) e deficit commerciale (per tenere in piedi le economie dei vassalli). Erano i settori vicini ad Obama e ai Clinton a beneficiare dall’Impero, l’alta finanza e la Silicon Valley in primis, ma la loro egemonia viene oggi contestata negli Stati Uniti da ampi settori del capitale industriale riunito attorno a Trump. In quest’ottica, la riunione della NATO a Bruxelles rende manifesto lo scontro tra i vari campi imperialisti con le richieste esplicite affinché i ricchi Paesi europei paghino di più per l’alleanza atlantica. Trump ha infatti chiesto a tutti i membri della NATO di portare la propria spesa per le forze armate al 4% del PIL: ciò non solo è inattuabile economicamente per molti Paesi europei ancora distrutti dalla crisi, ma andrebbe anche a confliggere con le regole europee su deficit pubblico a meno che non si facciano tagli draconiani alla spesa pubblica. Si tratta cioè di una proposta fatta per essere rifiutata e fornire una scusa per espellere qualcuno dalla NATO.


Dunque, sebbene non vi sia ad oggi la certa previsione di un collasso immediato della NATO, esso appare non irrealistico per il crescente attrito tra l’imperialismo europeo e quello statunitense. In queste circostanze, è dunque dovere dei comunisti sfruttare le contraddizioni inter-capitalistiche per promuovere l’uscita dell’Italia dalla NATO. Il Governo Conte dichiara l’intenzione di avere una relazione privilegiata con Trump e di riparare le relazioni italo-russe: saranno i fatti a dirci quali fatti seguiranno alle intenzioni. Ad oggi sappiamo che anche Conte ha fatto il tradizionale giuramento di fedeltà all’alleanza atlantica e che l’Italia non ha battuto ciglio al rinnovo delle sanzioni economiche contro la Federazione russa; il tutto in netta continuità con il passato. Compito dei comunisti è lavorare sulle contraddizioni, è lavorare sulle divergenze tra intenzioni, proclami e azioni concrete. Si tratta di una lotta decisiva perché di portata strategica: per salvaguardare una prospettiva di pace globale, che passa inevitabilmente per l’affermazione di un multipolarismo che archivi il dominio a stelle e strisce sul mondo. Ciò richiede un difficile lavoro per i comunisti che saranno tra due campi opposti e che non dovranno appoggiarne nessuno: da un lato la sinistra liberale che farà campagna per sostenere la NATO e le sue guerre umanitarie, dall’altro la destra nazionalista (Lega e FdI) che “vorrà” o (più probabilmente) declamerà l’uscita per fare una politica militarista in concorrenza con la Francia e l’Inghilterra nel Mediterraneo. Noi dobbiamo invece impegnarci e mobilitarci affinché possa generarsi sul governo e sulle istituzioni una pressione di popolo per l’uscita dalla NATO, ma dobbiamo specialmente costruire un fronte comune affinché tale uscita ci permetta di creare una forza di pace e rigettare le logiche militariste. Dobbiamo dire no alla NATO, no ad altri militarismi nazionali e no alle inutili spese militari per le guerre imperialiste. Dobbiamo smascherare i sedicenti pacifisti che tifano per le guerre umanitarie. Soprattutto dobbiamo dire che davanti alla barbarie noi scegliamo il comunismo.


di Frunze

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